Rappresento la sezione del Club alpino italiano di Siracusa e sono anche un operatore TAM del CAI. Intervengo perché ho partecipato a tutti i tavoli che sono stati promossi dal Libero Consorzio, tavoli assolutamente inutili e ridicoli, perché le nostre osservazioni, quelle che oggi vengono presentate in Consiglio comunale, sono state fatte durante le riunioni promosse dal presidente Michelangelo Giansiracusa, ma sono rimaste carta straccia, malgrado siano state inviate anche via PEC.
Mi spiace che non siano presenti né il presidente del Libero Consorzio comunale di Siracusa, né il progettista che ha messo mano a quanto mi risulta al “nuovo” progetto e non c’è neanche ovviamente il vice sindaco, visto che è stato defenestrato ieri dal primo cittadino. Perché ho assistito ad una scena incredibile: sono stata verbalmente aggredita dal vice sindaco e dal presidente del Libero Consorzio quando mi sono permessa di sostenere che il progetto relativo all’avannotteria fosse una cosa insensata e inopportuna oltre che uno spreco di risorse pubbliche.
Sulla questione della RNO di Ciane e Saline ci sono precise responsabilità politiche oltre che un’incuria amministrativa che si protrae da 42 anni. E in questa sala siedono persone che hanno percepito stipendi per anni, per non fare secondo me assolutamente nulla e durante questa riunione hanno la sfacciataggine di intrattenersi sfogliando il proprio cellulare come se ciò di cui si discute non li riguardasse personalmente. Ricordo: l’incuria amministrativa è un reato.
Il Consiglio comunale di ieri ha sancito quella che è una grave crisi politica istituzionale del Comune e della città ed è preoccupante che qualcuno prima di me abbia sottolineato che nel progetto presentato dal Libero consorzio per 5 milioni e mezzo ci sia lo spezzettamento delle somme in lotti che possano essere assegnati senza alcuna gara. Non è qualcosa di drammaticamente simile a ciò che è stato evidenziato dall’inchiesta Nexus della Procura europea? Non vi sembra che sia molto grave che si proponga una avannotteria in un luogo inidoneo quando ne esiste già una di circa 1000 mq su un terreno di 22 ettari nella stessa provincia, al biviere di Lentini, che è stata già finanziata da Regione Sicilia?
Premesso questo, io ho fatto le pulci al progetto, perché sono una reporter oltre che essere un operatore TAM, e ho notato delle incongruenze precise che sono state puntualmente inviate via pec al Libero consorzio, che dubito siano mai state lette. Incongruenze generali e specifiche, perché non ci sono indicatori quantitativi e soprattutto c’è una mancata relazione tra la SIC e la città.
Cito testualmente dal progetto in oggetto, alla pagina 2: “l’area interagisce significativamente con il tessuto sociale ed economico della città di Siracusa”. Vi risulta? A me no sinceramente. Il documento non sviluppa analisi relative all’accessibilità e alla connessione con la città, la fruizione sostenibile, la mobilità, la pressione antropica. La riserva è trattata come se fosse un sistema isolato, come se non fosse a pochi chilometri dal centro della città. Manca una strategia di integrazione territoriale.
Non mi dilungo sulle critiche che riguardano la gestione delle specie ittiche, perché l’hanno già fatto Ansaldi e Randazzo, però c’è evidentemente un interesse perché questo incubatoio venga fatto.
E inoltre nel progetto manca una progettazione specifica, una progettazione idraulica e non sono previste paratoie antisale, chiuse automatiche, flapgate, soglie sommerse, sistemi di regolazione mare-fiume, opere di dissipazione del moto ondoso, difese costiere strutturate. Mi riferisco ad interventi che sono delle best practice, che sono stati progettati ed attuati in luoghi simili che hanno portato degli effetti straordinariamente positivi, che possono essere adattati al contesto specifico.
Ed inoltre la gran parte dei fondi del progetto vengono stanziati per il recupero dei fabbricati, in allestimenti e divulgazione. Non c’è nessuna protezione contro l’ingressione marina. E ancora, nello specifico, il progetto relativo alle specie ittiche non rientra negli obiettivi del SIC, né nelle line guida di Ispra, che non prevedono incubatori o ripopolamenti in aree protette. Le criticità reali del Ciane e delle saline sono l’erosione del tombolo, l’ingressione marina, il rischio di salinizzazione dell’habitat. E il Formulario Natura 2000 relativo al sito individua come elementi da proteggere: le lagune costiere, le foreste ripariali, l’ecosistema del papiro, le zone umide, l’avifauna: nessuna specie ittica è elencata come obiettivo di conservazione. Invece, tra gli interventi che vengono raccomandati da ISPRA già sperimentati, ci sono: riforestazione con la Posidonia oceanica, barriere soffolte ecocompatibili, rinaturalizzazione dunale, ingegneria naturalistica con l’arundo donax, ovvero con la canna palustre. Soluzioni nature-based, efficaci e coerenti con la Direttiva Habitat.
Le risorse vanno quindi riallocate su interventi prioritari di questo tipo, in grado di proteggere il delicato e già compromesso sistema Ciane-saline. A noi portatori di interessi, ovvero associazioni naturalistiche partecipanti ai tavoli di consultazione, era stato chiesto di presentare delle note al progetto della RNO Ciane e saline oggetto del corposo finanziamento. Osservazioni finora ignorate. E ho il sospetto che ci siano delle responsabilità, anzi degli interessi, che motivano che il progetto fosse pensato in questo modo disorganico e inutile alla risoluzione dei problemi della RNO.
Visto che il Consiglio comunale è deputato dai cittadini che lo hanno eletto a dare un indirizzo politico, rilevo che manca assolutamente un’idea progettuale sensata che valorizzi i siti Natura 2000 del territorio di Siracusa, perché oltre alla riserva naturale orientata di Ciane e Saline, esiste un altro luogo iscritto nella rete Natura 2000: una riserva naturale orientata che non c’è, quella della penisola della Maddalena. La penisola è tutelata dall’esistenza dell’Area marina protetta del Plemmirio, che si occupa ovviamente solo delle acque che la circondano, ma non è affatto tutelato il suo territorio.
E altro paradosso è che quel territorio di rara bellezza inglobi l’ex feudo di S. Lucia: 906.800 mq che sono di proprietà del comune di Siracusa, ovvero della città e dei suoi cittadini. Ed esiste un progetto, firmato dall’ingegnere Natale Borgione, mai finanziato, che ovviamente giace in qualche cassetto.
La mancanza di un parco naturalistico terrestre, ovvero di una RNO, è frutto dell’incapacità e dell’incuria dell’amministrazione cittadina e dell’amministrazione regionale, che non è in grado da vent’anni di fare un bando che non sia in contraddizione con la legge dello Stato italiano e di assegnarla finalmente ad un ente gestore.
Non dimentichiamo il contesto in cui stiamo parlando, oggi è il 23 ottobre 2026.
Il contesto è quello di una città che vive una profonda e grave crisi istituzionale e politica. Mi chiedo se Siracusa meriti l’incuria e l’incapacità amministrativa in cui è sprofondata

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