Ciane-Saline, Randazzo (Associazione Lepik): “Finanziamento a rischio spreco: si stralcino i progetti inutili per salvare subito l’argine e il papiro”

Nella seduta aperta del Consiglio Comunale sulla riserva Ciane Saline è intervenuto anche l’avvocato Giovanni Randazzo, presidente dell’Associazione “Porto di Siracusa – Anna Maria Lepik”. Randazzo ha ripercorso la corrispondenza intercorsa con il Libero Consorzio, richiamando la prima lettera inviata il 22 luglio per contestare la proposta da 5,5 milioni di euro (Fondi PR FESR 2021-2027) e la successiva risposta depositata dopo il riscontro dell’Ente del 28 luglio. L’avvocato ha ribadito l’assoluta inidoneità dell’impostazione progettuale a risolvere l’emergenza primaria della Riserva, ossia il crollo dell’argine a mare che sta provocando la sommersione e la scomparsa definitiva delle Saline, così come le gravi criticità del Ciane.

Nel suo discorso in aula, Randazzo ha messo a nudo le profonde contraddizioni del piano aggiornato dal Libero Consorzio nel maggio 2026. L’avvocato ha evidenziato come l’Ente abbia completamente ignorato la ricostruzione fisica dell’argine – opera fondamentale già proposta in passati bandi e ritenuta urgente dallo stesso Documento di Indirizzo Programmatico dell’Ente -, limitandosi a stanziare 276 mila euro divisi in due lotti da 138 mila euro ciascuno per indefinite progettazioni future. Una scissione di incarichi definita impropria che eluderebbe la procedura negoziata aperta a più operatori a favore di un affidamento diretto sottosoglia, col grave rischio che tali progetti rimangano nel cassetto senza una copertura finanziaria per i lavori, diventando rapidamente obsoleti con relativo spreco di denaro pubblico.

Randazzo ha poi stigmatizzato la gestione del cosiddetto “Tavolo Tecnico” con gli ambientalisti, convocato in ritardo solo a dicembre 2025 su una proposta già avanzata sei mesi prima. Le modifiche apportate dall’Ente nel maggio 2026, secondo il presidente dell’Associazione Lepik, non sono servite ad accogliere le osservazioni delle associazioni (Legambiente, LIPU, Comitato Parchi, Italia Nostra), ma unicamente a sanare l’inammissibilità del bando per la mancanza del Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica. Un escamotage che ha visto ridurre i lavori effettivi al 18,5% dell’importo (719 mila euro) per interventi di scarsa consistenza, gonfiando al contempo oltre l’80% del budget (€ 4,7 milioni) in una miriade di consulenze, ricerche, forniture e generici accordi universitari frantumati in micro-lotti.

Di fronte a tali incongruenze Randazzo ha formulato una proposta concreta e costruttiva al Consiglio e all’Ente gestore: rinunciare e stralciare ai sensi di legge i capitoli di spesa superflui per concordare immediatamente con l’Assessorato Regionale al Territorio e Ambiente (ARTA) la riallocazione delle risorse sul rifacimento urgente dell’argine. Sfruttando anche i fondi regionali aggiuntivi già evidenziati dal Dipartimento Ambiente (oltre 1,7 milioni di euro), si potrebbe così mettere in sicurezza la costa in tempi brevi e ricomporre la frattura tra le istituzioni e il mondo ambientalista, evitando contenziosi e salvando concretamente la Riserva.

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