A dare il via agli interventi del pubblico durante la seduta aperta del Consiglio Comunale di Siracusa è stato il geologo Giuseppe Ansaldi, figura storica dell’ambientalismo cittadino e tra i più tenaci e documentati oppositori al piano da 5,5 milioni di euro predisposto dal Libero Consorzio. Parlando a nome di una coalizione di sigle che comprende Legambiente, Italia Nostra, LIPU e Comitato Parchi, Ansaldi ha tratteggiato un quadro drammatico dello stato della Riserva Naturale Orientata Ciane-Saline, scagliandosi contro il cinismo di un’amministrazione e di un ente gestore che avrebbero scambiato la tutela con l’abbandono più totale.
L’affondo di Ansaldi si è concentrato anzitutto sul collasso strutturale che sta travolgendo l’area protetta. Da un lato il dramma delle Saline, dove il mare è avanzato di oltre settanta metri inghiottendo le antiche vasche a causa della distruzione degli argini di terra battuta, cacciando gli uccelli migratori e minacciando di trasformare un santuario di biodiversità in una banale laguna marina. Dall’altro, la lenta agonia del fiume Ciane, dove l’interruzione dello sfalcio metodico e della pulizia dal 1993 ha permesso al canneto di soffocare il papiro e bloccare il corso dell’acqua, con conseguenti allagamenti dei campi agricoli circostanti.
Di fronte a un’emergenza di questa portata, le accuse più pesanti dell’ambientalista si sono scagliate contro l’impiego dei 5,5 milioni di euro di fondi europei PR FESR. Ansaldi ha definito surreale il piano dell’Ente gestore, denunciando la totale assenza di interventi a difesa della costa e l’assurda decisione di destinarne oltre 276 mila euro per pagare incarichi di progettazione futura privi di copertura economica per i lavori, pur sapendo che l’erosione inghiottirà un chilometro di costa entro il 2010. Altrettanto dura la condanna della scelta di destinare un milione e mezzo di euro alla realizzazione di un’avannotteria nell’ex centrale di sollevamento, un’opera ritenuta priva di qualsiasi riscontro scientifico o priorità ecologica rispetto alla naturale conversione della struttura in Museo del Papiro e Centro Visite per le scuole.
Ma il passaggio più grave e circostanziato riguarda le presunte irregolarità procedurali e contabili. Ansaldi ha stigmatizzato le scelte del Libero Consorzio per aver messo in atto un vero e proprio maquillage contabile a seguito della bocciatura della prima proposta da parte della Regione: pur di aggirare le prescrizioni del Codice dei Contratti, i lavori effettivi sarebbero stati ridotti a un modesto 18,5% dell’importo totale per gonfiare all’81,5% la voce fittizia di servizi e forniture. A questo si aggiungerebbe lo “spezzettamento” degli incarichi professionali in lotti sotto i 140 mila euro per eludere le gare d’appalto europee e ricorrere ad affidamenti diretti. Per tutte queste ragioni, Ansaldi ha annunciato di aver già depositato un circostanziato esposto formalizzato sia all’Autorità Nazionale Anticorruzione sia alla Procura della Corte dei Conti.
Richiamando il Consiglio Comunale alle proprie responsabilità morali e politiche, Ansaldi ha infine chiesto di superare l’alibi della competenza formale del Libero Consorzio per pretendere dalla Regione un’immediata e radicale rimodulazione del progetto FESR. Tra le richieste irrinunciabili rientrano la ricostruzione immediata dell’argine a mare, il ripristino dello sfalcio selettivo nell’alveo per salvare il papiro, la cancellazione dell’incubatoio ittico in favore del Centro Visite, la demolizione delle strutture abusive in Zona A e un coraggioso rinnovamento della governance, affidando dopo quarantadue anni di fallimenti le sorti della Riserva a competenze scientifiche autentiche prima che sia troppo tardi.

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