Sono le donne e gli uomini a fare la Città. È l’esempio di chi ci ha preceduto e di chi nel presente “unisce” per un fine collettivo, invece di dividere per un fine personale, che reca beneficio.
Siamo noi che viviamo dentro le mura e pretendiamo che le nostre virtù siano da esempio a chi ci governa.
In una città che ha perso da tempo i punti di riferimento della legalità è giusto ricordare padre Carlo D’Antoni, il parroco dell’accoglienza, che ha portato avanti i diritti dei marginalizzati e la ghettizzazione nelle periferie.
Padre Carlo, che come ricordato dal sindaco di Siracusa, ha voluto fortemente la realizzazione dell’ Ostello dí Cassibile per dare dimora dignitosa ai lavoratori stagionali.
Le irregolarità e gli abusi sono sempre avvenuti sulle spalle degli indifesi, le forme sono diverse ma riconducibili spesso a sporcare ciò che di bello una Comunità cerca di creare. Ogni collettività ha momenti di smarrimento ma è proprio in questi momenti che la stessa società civile deve ricordare ed alzarsi fianco a fianco, l’uno accanto all’altro, per riconoscersi. Seguendo gli esempi.
Non c’è un giusto o sbagliato, non è un problema di compromessi o integrità morale, questo va messo da parte. Non serve neanche un giudice a Berlino, il controllo del Diritto non spetta comunque a noi.
Una Comunità ferita rimane tale se non è stata in grado di impegnarsi per il bene comune, unita e sempre dalla stessa parte a beneficio della collettività.
Una Comunità ferita si risolleva solo con gli esempi. Se i pilastri crollano le nostre mani tengono. Se arreco danno lucrando sugli emarginati, le nostre mani tengono. Se voglio fuggire le mani della mia Comunità mi trattengono. Non esiste un bianco o un nero ma esistono esempi che sono pieni di infinite sfumature di colore che sono linfa vitale per ogni singolo cittadino di questa strana città, baciata dal sole e piena di contraddizioni negli angoli bui, difficili da fotografare.
Un tessuto sociale urbano si può definire tale se va in protezione di ogni suo singolo componente. Ma ad oggi questo tessuto si è rivelato un teatro dell’assurdo: la Comunità crea inclusione e l’ombra ci lucra. Abbiamo l’urgenza di restare Comunità perché è la Comunità il vero nucleo di una città che non regge sui confini o sulla politica distorta, ma sulle relazioni, sulla solidarietà e sull’appoggio politico sano che serve a dare voce fuori le mura. Abbiamo bisogno di definire un’identità collettiva di cittadini che lottano, nel loro piccolo quotidianamente, per chiedere aiuto, comprensione e ascolto.
Gli esempi, che bella parola, sono la cima di sicurezza su cui aggrapparsi. É l’oliva, l’oro verde, che raccogli nei campi per trasformare in essenza il patrimonio comune che unisce. Piegarsi agli eventi è un errore, seguire i Rolling Stones con il loro Paint it Black è un tranello che allontana la cittadinanza dalle leggi della città, dalle decisioni politiche e dal legame politico che si decide di scegliere. Nessuno è perfetto ma la competenza e l’onestà esiste e resiste. Non dobbiamo dimenticare proprio questo. Ma se ci trovassimo legittimamente in uno stato di confusione, ricordiamo sempre gli esempi che vivono nel ricordo e resistono nel presente. Con leale impegno cerchiamo di portate tra le mani la loro bandiera.
È tempo che Archimede rivolga i suoi specchi all’interno delle mura della nostra città.
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