Come mai il senatore Nicita non è stato inserito nel parterre dei relatori alla Festa dell’Unità del Pd siracusano? In assenza di un chiarimento della segreteria del partito e dell’interessato, l’unica chiave di lettura è quella suggerita dal giornalista Toi Bianca, autore dell’articolo titolato a tutta pagina “Il grande freddo fra Nicita e il Pd aretuseo” e pubblicato da La Sicilia venerdì 9 ottobre. Bianca fa riferimento a “qualcosa che si è incrinato tra il partito e il suo leader” e avanza l’ipotesi (più che un’ipotesi) che “ci sia stato un logoramento dei rapporti anche personali nel lungo anno di polemiche nel circolo di Siracusa”. Poi, a ulteriore specificazione, aggiunge che nonostante l’impegno per trovare una soluzione unitaria, Antonio Nicita non avrebbe trovato nei “colonnelli” del partito cittadino l’auspicata disponibilità. Da qui la sua delusione e la sua amarezza. E da qui forse, ma è una mia congettura di semplice elettore del Pd, la decisione, non so quanto opportuna, di disertare la Festa, anche se poi domenica sera “ha fatto una scappata”, come aveva previsto Toi, ed è intervenuto al dibattito sul petrolchimico.
Tra parentesi, è vero che l’elezione della segretaria cittadina ha richiesto una lunga e travagliata gestazione, ma alla fine, se non mi sbaglio, è stata eletta col concorso di tutti una persona vicina a Nicita, così come in precedenza era stato eletto dal congresso a segretario provinciale, sempre col concorso di tutti, un dirigente a lui vicino.
Che il Pd siracusano sia litigioso non è certo una novità, ma i conflitti sono espressione delle logiche correntizie (che personalmente detesto) e della loro degenerazione. Alzi la mano chi nel Pd è estraneo a queste logiche e non fa parte di alcuna “parrocchia”. Perciò ritengo fuori contesto l’idea del “pacificatore super partes”, tanto più nell’imminenza di scadenze elettorali.
Del resto non è che a Roma il Pd si comporti come una famiglia francescana. La segretaria Schlein ha dato la sensazione di un partito in continua “guerriglia” quando alla Festa del Manifesto ha dichiarato che “hanno provato in tutti i modi a farmi fuori nel mio partito, ma sono qui”.
Le elezioni provocano fibrillazioni nel partito e mettono le correnti in competizione fra di loro. Chi a livello nazionale, regionale e provinciale dirige il partito deve tener conto del pluralismo interno, senza essere tentato di applicare il “patto leonino”. Chi ha voluto “questo” Pd se lo goda fino in fondo.

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