A Siracusa torna al centro del dibattito politico e contabile la gestione delle entrate comunali e dei servizi di supporto alla riscossione. Con la recente determina dirigenziale n. 5063, l’Amministrazione comunale ha rimesso in gara il servizio più delicato della macchina finanziaria di Palazzo Vermexio, dopo che l’ATI uscente (costituita da Municipia SpA e Top Network SpA) ha esaurito i 5 anni di gestione (36 mesi ordinari più 24 di proroga).
Un appalto che vale oltre 1,69 milioni di euro all’anno, ma attorno al quale si addensano interrogativi pesanti: da un lato la tenuta della “clausola sociale” a tutela dei lavoratori e l’enigma delle nuove unità previste nel bando, dall’altro la reale utilità e la resa economica di un servizio costato finora milioni di euro alle casse pubbliche.
A sollevare per primo il velo sui dettagli del nuovo capitolato d’appalto è stato Michele Mangiafico, leader del movimento Civico 4/Controcorrente. Il punto di rottura riguarda la cosiddetta “clausola sociale” al punto 10.3 della relazione generale, lo strumento che dovrebbe garantire la continuità lavorativa e retributiva per chi opera da anni nel settore (in larga parte provenienti dallo storico bacino degli ex-LSU).
Le criticità rilevate toccano aspetti sostanziali relativi al personale: 33 unità, impiegate per lo più con contratti part-time a 30 ore settimanali e il nuovo bando che contempla invece una dotazione di 35 unità. Ci si chiede per quale ragione l’Amministrazione, anziché valorizzare il personale storico aumentando il monte orario di chi lavora sul campo da oltre un decennio (solo 3 unità in passato hanno ottenuto le 40 ore!), abbia preferito prevedere due posizioni in più. Negli ambienti di Palazzo – dove non mancano mai accorati interventi sulle “necessità di nuove assunzioni” nei servizi comunali (al prossimo Consiglio ancora per mobilità e trasporti!) – è un sospetto strisciante che questi “aggiustamenti” in itinere finiscano per aprire varchi a nuovi ingressi ben orientati, consolidando logiche di vicinanza politica che puntualmente si ripresentano a ogni cambio d’appalto. Secondo Mangiafico “attraverso un arzigogolato meccanismo di riparametrazione delle 35 unità, di cui 32 a part-time, in “teoriche” 27 unità a full-time, i livelli dell’attuale personale vengano mediamente ridimensionati al ribasso, con un danno economico per il personale”. Una riparametrazione che sarebbe utile a non far capire più a quale livello sarà ri-assunto il personale che gode della “clausola sociale” e che potrebbe spiegare perché il corrispettivo fisso annuo di € 1.864.918,00 del capitolato del 2021 scenda a € 1.690.444,55/anno nell’attuale capitolato.
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Ma al di là della gestione del personale – questione rilevantissima -, la domanda di fondo che occorre porsi riguarda il rapporto costi-benefici: pagare quasi 1,7 milioni all’anno a un privato produce vantaggi concreti per le casse di Siracusa?
I riscontri emersi negli ultimi anni tracciano un quadro tutt’altro che rassicurante. Citiamo solo alcuni aspetti. Per la tassa sui rifiuti e in genere sui tributi locali, nonostante la presenza dei software e dei servizi del gestore privato, la percentuale di incasso effettivo si è mantenuta su livelli critici, spesso al di sotto del 50-55% dell’emesso. L’invio generalizzato di accertamenti non si è tradotto in una reale capacità di recupero effettivo del credito e d’altra parte molti cittadini continuano a segnalare notifiche di accertamento per tributi già versati o prescritti, indice di banche dati non ancora perfettamente allineate né aggiornate. E a questo si aggiungono le storiche criticità nell’accesso allo sportello di servizio pubblico e nella gestione delle pratiche in autotutela.
Dopo cinque anni di appalto e milioni di euro spesi, l’Ente ha sviluppato un’autonomia gestionale, potrebbe internalizzare il servizio o rimane totalmente dipendente dai fornitori esterni per la gestione della banca dati e delle entrate.
Giusto, dunque, il ritiro in autotutela della determina n. 5063 come sollecitato da Michele Mangiafico ma appare altrettanto indispensabile una seria disanima sulla qualità del servizio, sull’effettivo recupero delle entrate e su un percorso che porti a un’effettiva equità fiscale.

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