Siracusa capitale della cultura Francescoitalica: Balla l’Inda

(Seconda puntata)

Rispetto al fondamentale contributo che il sindaco Francesco Italia dà alla conoscenza e alla crescita culturale della comunità siracusana, sfoggiando l’inconfondibile ed esclusivo Francis Italian Style, come non ricordare – e infatti lo ricordiamo – il ruolo che egli ricopre/riveste/riluce di presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico (Inda).

Ruolo stabilito dallo statuto, non per la sua bella faccia ma in quanto sindaco di Siracusa sulla scia dei vari Bufardeci, Visentin, Garozzo che lo hanno preceduto; affrontando pure loro – chi più, chi meno – qualche problemino di varia natura che, periodicamente, vivacizza l’attività della Fondazione sin dalla sua fondazione, e, prima ancora, dai tempi del vecchio Istituto del Dramma Antico.

Non per niente: “U buddèllu all’Inda jè chiù vecchiu ro tiàtru grecu” – affermò l’avvocato Sucufìntu dialogando col famoso grecista siculo-germanico Hans Antonio Gutentag Greco, durante un indimenticabile simposio che si tenne nella sede siracusana di Palazzo Greco su iniziativa dell’Associazione Amici della Famiglia Greco nel Mondo.

L’ultimo bordellino “born in the Inda day” è nato dalle dimissioni da Sovrintendente dell’Inda dell’esperto di marketing, giornalista, eccetera Danile Pitteri a circa un anno appena dal suo incarico.

A darne per primo notizia è stato il quotidiano La Sicilia con un pezzo in esclusiva esclusivamente di Monica Cartia, che ha poi continuato per settimane a scrivere una caterva di articoli sulle divergenze in seno alla Fondazione Inda. Approfondendo in particolare i contrasti tra la consigliera delegata Marina Valensise, nominata la prima volta nel 2019 e tuttora in carica, e i tre sovrintendenti che si sono succeduti da allora: Antonio Colbi, Valeria Told e Daniele Pitteri, due dei quali si sono dimessi prima della fine del mandato, ovvero la Told oltre al già citato Pitteri.

Vicende, almeno quelle ufficiali, già note e che hanno in passato sollevato degli interventi critici. Ad esempio su La Civetta di Minerva, che si è più volte occupata del ruolo per così dire dominante dell’attuale consigliera delegata, e degli effetti sulla gestione aziendale e sulle scelte culturali e di programmazione dell’Inda.

E andando ancora più indietro, dieci anni fa, nel 2016 (sindaco Giancarlo Garozzo) la confusione dei ruoli tra il consigliere delegato del tempo, il regista Walter Pagliaro, e il sovrintendente di allora Gioacchino Lanza Tomasi, portò alle dimissioni del secondo e sfociò nel commissariamento della Fondazione per due anni.

Già allora, come oggi, la responsabilità di questi casini veniva individuata nell’ambiguità dello statuto della Fondazione che, come denunciò Lanza Tomasi, rendeva ingovernabile la gestione dell’attività.

Insomma, sono trascorsi dei lustri senza che ci sia stata la volontà di affrontare il cuore del problema…e neanche l’anima del luogo – come ha dichiarato alla rivista “Genius Loci e Odi Aretusee” la professoressa Lillina Tommasina Gargallo Jadddùzzo soprannominata la poetessa di Ortigia.

Negli articoli che ha scritto, la caparbia Cartia ha riportato diverse informazioni sugli attriti avvenuti negli ultimi anni ai vertici dell’Inda, soprattutto quelli più recenti riguardanti l’ex sovrintendente Pitteri, la scelta di dimettersi lamentando fra l’altro la delegittimazione del suo ruolo, i contrasti in particolare con la consigliera delegata Valensise che, fra l’altro, lo avrebbe sanzionato esercitando un potere di controllo, illegittimo a dire di Pitteri. Il quale, per questi e altri motivi, ha fatto causa alla Fondazione.

La giornalista ha provato, ripetutamente, ad avere la versione del presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Inda nonché sindaco Francesco Italia e della consigliera delegata Marina Valensise. Niente da fare: nessun chiarimento, risposta, presa di posizione.

Nessuna dichiarazione neanche da parte dell’Associazione Amici dell’Inda, che ha un posto nel consiglio di amministrazione, e niente da dire dal Ministero della Cultura, al quale compete la nomina del consigliere delegato. Per la cronaca, Valensise fu nominata la prima volta nel 2019 dal ministro Dario Franceschini (Pd), poi confermata nel 2022 dal successore Gennaro Sangiuliano, e lo scorso giugno, fino al 2030, dall’attuale ministro Alessandro Giuli.

Poi, Italia, dopo quasi un mese di draconiano rifiuto di rispondere direttamente alla, per lui, indisponente Cartia, né ritenendo necessario di rilasciare, quantomeno, un comunicato stampa ufficiale sulla vicenda (dimenticando, probabilmente a causa di un colpo di torrido sole, che la Fondazione Inda ha una struttura di gestione pubblica) ha finalmente deciso di intervenire sulla fastidiosa questione.

Lo ha fatto parlando in piedi in una seduta del consiglio comunale, dicendo chiaro e tondo che da 8 anni, ossia da quando è lui il sindaco-presidente, all’Inda va tutto benissimo: gli spettacoli al teatro greco fanno registrare presenze di pubblico da record, il consiglio di amministrazione della Fondazione lavora d’amore e d’accordo e ha già deciso all’unanimità i titoli delle tragedie da mettere in scena nel 2028 e nel 2029. E, rispetto all’annosa querelle fra sovrintendente e consigliere delegato, ha pensato da par suo alla soluzione migliore: abolire la figura del sovrintendente, di cui al Dramma Antico non c’è bisogno. Basta evidentemente il Consiglio d’Amministrazione Moderno. Ha pertanto informato che comunicherà tale proposta all’ineffabile ministro Giuli prossimamente su questo schermo.

Nel frattempo, date le dimissioni del superfluo Pitteri il ruolo di sovrintendente ad interim è stato assegnato alla diva Marina.

A questo punto, per i più entusiasti, il duo Valensise-Italia potrebbe dichiarare con un editto che sarà tre volte Natale e festa tutto l’anno, celebrando il nuovo corso storico dell’Istituto con un musical affidato al coreografo Giuliano Peparini: “Balla L’Inda” potrebbe essere un titolo azzeccato.

Intanto che sogniamo tali mirabilie, Le Metamorfosi da Ovidio, uno degli spettacoli ideati e diretti da Peparini e prodotto dall’Inda, dopo l’esordio siracusano di qualche mese fa, a breve sarà rappresentato a Roma nel giardino di Villa Borghese. Sopra un muro del quale è stato scritto, parafrasando Achille Lauro: “Peparini è come una tormenta sopra Villa Borghese”.

Muovendosi a suo agio su più fronti, il sindaco Italia-presidente Francesco la sua serena versione dello stato delle cose alla Fondazione Inda l’ha fornita replicando in modo esaustivo esauriente ed esaurito al consigliere Massimo Milazzo che – sull’argomento – aveva illustrato un ordine del giorno presentato a nome del gruppo del Pd.

Inoltre, egli ha sfidato Milazzo a candidarsi a sindaco, avvertendolo che sulla sua strada troverebbe a contrastarlo lui medesimo addirittura in persona; nonostante – lo ha ricordato lo stesso Italia – egli non si può candidare a sindaco per la terza volta.

A sua volta Milazzo l’ha contro-sfidato proponendo di cambiare l’attuale normativa elettorale, in modo da consentire a Italia di candidarsi a sindaco per la terza volta, potendo così ì due affrontarsi direttamente a singolar tenzone all’ultimo voto.

Nella stessa seduta del consiglio comunale è interessante notare che c’è stato un accenno a un altro possibile duello, ma dai toni più ruspanti, fra il consigliere comunale di lungo corso Franco Zappalà e il più giovane Damiano De Simone durante una fase del dibattito, chiamiamolo così tanto per usare un eufemismo: mentre il primo parlava, insultandolo, il secondo sorrideva beffardo; al ché Zappalà ha invitato De Simone ad andare a ridere fuori dall’aula assieme a lui.

Della serie: Mamma, quel vino è generoso, e certo oggi troppi bicchieri ne ho tracannati…Vado fuori all’aperto/Cavalleria rusticana. Siracusa Capitale della Cultura Forever.

(Fine seconda puntata)

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