A distanza di poco più di un mese dalla notizia sulla decisione del Consiglio dei Ministri di sciogliere per condizionamento e infiltrazione mafiosa il Consiglio Comunale di Francofonte e affidare la gestione amministrativa a una commissione straordinaria (10 giugno u.s.) la pubblicazione della relazione della Prefettura consente di conoscere bene l’entità dei fatti.
L’attività ispettiva semestrale condotta al Palazzo Municipale dalla Commissione d’accesso (presieduta dal viceprefetto Rosanna Mallemi, con il funzionario Mirella Portaro e il tenente colonnello Emiliano Jacoboni) ha fatto emergere gravi e sistematiche criticità in diversi ambiti dell’Amministrazione locale. E il condizionamento sarebbe stato favorito da legami di parentela tra amministratori e soggetti condannati per reati di mafia, oltre che da forme di ostentazione del consenso elettorale, come documentato da un filmato diffuso sui social in cui un esponente del clan festeggiava l’elezione del primo cittadino.
Diamo un resoconto nudo e crudo degli accertamenti così come riportati nella relazione stessa.
Servizi sociali e cimiteriali. Su 53 interventi finanziati dal Comune per i funerali di cittadini indigenti (per un valore complessivo superiore a 85.000 euro), 34 affidamenti diretti (pari a oltre 68.000 euro) sono stati destinati a imprese funebri riconducibili a una famiglia mafiosa locale. Liquidazioni che sono proseguite anche dopo l’emissione dei provvedimenti interdittivi.
Eventi culturali. Sotto la lente è finita anche la gestione degli eventi, affidata alla Pro Loco, beneficiaria tra il 2021 e il 2025 di trasferimenti comunali superiori a 1,3 milioni di euro in assenza di adeguate verifiche sulla congruità e sui flussi finanziari.
Gestione dei rifiuti. Il servizio è stato prorogato per anni mediante reiterati affidamenti tecnici a vantaggio di società che impiegavano, tra il personale dipendente, parenti di soggetti contigui alle cosche.
Abusivismo edilizio. Si è registrata una consapevole inerzia nell’attività di contrasto. Emblematici i casi di un’agenzia funebre vicina al clan realizzata abusivamente su suolo pubblico e la costruzione di un immobile a più elevazioni privo di autorizzazioni. I relativi fascicoli sanzionatori, inizialmente dichiarati smarriti dalla Polizia Municipale, sono stati successivamente rinvenuti dalla Commissione d’Accesso all’interno degli uffici tecnici.
Le ingerenze della criminalità organizzata – nello specifico del clan Nardo-Sambasile, storica articolazione della cosca catanese Santapaola-Ercolano “presente nella parte settentrionale della provincia aretusea (Lentini, Carlentini, Francofonte, Augusta)” – secondo la Commissione sono state favorite da profonde carenze nei controlli.
In particolare la consultazione della Banca Dati Nazionale Unica Antimafia (BDNA) era delegata a un singolo dipendente comunale, autore di un numero del tutto esiguo di accertamenti annui. Una prassi che ha consentito a dirigenti e funzionari di ricorrere ad affidamenti diretti sotto soglia e a somme urgenze senza la preventiva verifica dei requisiti antimafia, esponendo l’ente all’assegnazione di commesse a favore di imprese contigue ai circuiti criminali.
Gli accertamenti istituzionali hanno quindi posto in primo piano la gestione amministrativa e personale legata all’ex sindaco Daniele Nunzio Lentini (eletto nel 2018 e riconfermato nel 2023), le cui consiliature sono risultate sprovviste dei necessari presidi di controllo, trasparenza e verifica antimafia.
In merito a ciò, nel luglio del 2025 la Prefettura aveva emesso cinque informative interdittive antimafia nei confronti di imprese riconducibili al sindaco e alle attività della sua famiglia. Sebbene i provvedimenti fossero stati temporaneamente annullati dal TAR nell’ottobre dello stesso anno per un vizio procedurale, la Prefettura ne ha disposto la riadozione nel gennaio del 2026, in seguito alle nuove istruttorie del Gruppo Interforze Antimafia che hanno confermato l’attualità e la concretezza del rischio di condizionamento.
Significativo è anche lo spaccato che la Commissione di accesso ha fornito nell’illustrare forme di abuso nella gestione dell’ente nell’attribuzione, negli anni, di vari incarichi dirigenziali temporanei a persone non legate dal lavoro a tempo indeterminato con l’amministrazione in settori nevralgici e non adeguatamente giustificata e supportata normativamente.
Davvero molte le figure istituzionali citate nella relazione – seppure schermate dai tantissimi omissis della relazione – e molte le relazioni da ricostruire come proveremo a fare quanto prima. Certamente un quadro inquietante quello che viene fuori da questi accertamenti che impone a tutte le forze politiche del territorio un’attenta disamina e assunzione di responsabilità nella tutela della legalità e correttezza dell’azione amministrativa.

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