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Salute e appalti: la provincia malata alza la voce. Non più morti per “progresso” – la Cgil chiede leggi

Venerdì 15 l’assemblea provinciale della Cgil ha dato il via alla raccolta di firme sulle proposte di legge riguardanti sanità e appalti, definite a livello nazionale.

C’è quella riguardante gli appalti divisa in sette punti. In sintesi:

1) chi lavora in appalto deve avere lo stesso salario e gli stessi diritti dei dipendenti del committente;

2) più tutele per i lavoratori autonomi, “basta sfruttare le Partite IVA”;

3/4) maggiore responsabilità dei committenti privati e anche pubblici, su salute, sicurezza, salari e diritti;

5) contro gli appalti illeciti prevedere assunzioni dirette;

6) introdurre un limite alle catene di subappalti;

7) garantire il diritto all’informazione e alla consultazione dei lavoratori.

La proposta di legge sulla sanità chiede che il finanziamento del Fondo sanitario nazionale non sia inferiore al 7,5% del PIL. È necessario valorizzare economicamente e professionalmente il lavoro di chi tutela e promuove la salute, e assicurare il pieno e omogeneo sviluppo dell’assistenza territoriale definita dal DM 77/2022 (Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Distretti). Occorre garantire i tempi di attesa attraverso investimenti nel SSN per la presa in carico dei bisogni di salute delle persone. La salute degli anziani è una priorità del Paese, da affrontare affermando il diritto all’assistenza e alle cure con copertura pubblica, universale e uniforme; servono politiche specifiche per rispondere ai bisogni delle persone non autosufficienti.

Se osserviamo la nostra situazione provinciale, troviamo una complessa emergenza sanitaria, caratterizzata da bassa speranza di vita, alta incidenza di tumori e crescente disagio mentale.

I dati del Sole 24 Ore da anni indicano una speranza di vita tra le più basse: per gli uomini è di 79,6 anni contro una media nazionale di 81,8; per le donne di 83,4 anni (media nazionale 85,5/86). Nascere a Siracusa significa avere in media una prospettiva di vita inferiore di circa 3-4 anni rispetto a quella di un cittadino del Centro-Nord, ed è la più bassa di tutta la Sicilia.

Il legame tra l’incidenza dei tumori nell’area del polo industriale – che include Augusta, Priolo, Melilli e Siracusa – è storicamente documentato.

I dati più dettagliati degli ultimi dieci anni mostrano un quadro chiaro: l’incidenza è più alta in entrambi i sessi proprio in questi Comuni, con Augusta che si conferma al tasso più alto. Però al di là di questi picchi locali, il tasso complessivo della provincia di Siracusa è storicamente inferiore alla media nazionale (così si giustificano le istituzioni). Perché lamentarsi? Tuttavia, la provincia ha il più alto tasso di mortalità per tumore nella fascia d’età 20-64 anni e i tassi di mortalità per cancro sono in crescita. Inoltre, mostra un alto tasso di mortalità evitabile (decessi sotto i 75 anni che potrebbero essere prevenuti con migliori condizioni socio-sanitarie), posizionandosi al 105° posto su 107 provincie.

Scorrendo i dati, emerge un declino generale della qualità della vita. I noti fattori di stress socio-economico (disoccupazione, specie quella giovanile, alto numero di ISEE bassi, dispersione scolastica, ecc.) portano a conseguenze spesso non evidenziate. È il caso dell’alto consumo di psicofarmaci nella provincia, specie a Siracusa: gli esperti lo interpretano come un campanello d’allarme per un diffuso disagio psichico non adeguatamente prevenuto. Il consumo di farmaci ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), specialmente tra i più giovani, è quasi cinque volte superiore alla media nazionale.

L’aumento riguarda soprattutto bambini e adolescenti. La causa principale è una prevenzione carente: i pazienti arrivano ai servizi specialistici quando la situazione è già grave e a quel punto il farmaco diventa l’unica strada percorribile. In pratica, il dato sui psicofarmaci è la spia di un grande bisogno di salute mentale nel territorio, non intercettato per tempo a causa di liste d’attesa lunghissime e mancanza di specialisti. Le strutture, l’intero sistema, sono in seria difficoltà.

Sebbene non ci siano studi che permettano una correlazione diretta, possiamo affermare che lo stress ambientale e sociale – presente da decenni e legato a occupazione, istituzioni locali ed emergenza sanitaria – contribuisce alla situazione. Diventando cronico, è terreno fertile per la salute mentale: incertezza lavorativa, degrado ambientale, mancanza di prospettive sono fattori di rischio che portano a disturbi d’ansia e depressione, in aumento tra i giovani, ma presenti anche nelle fasce d’età più avanzate. C’è un’emergenza sommersa. L’alto consumo di psicofarmaci viene descritto come sintomo di un malessere collettivo che affonda le radici in fragilità sociali ed economiche ancora irrisolte. I dati non dicono che l’inquinamento causa la depressione, ma disegnano un quadro in cui un ambiente già pesante per la salute fisica – con l’alto tasso di tumori – si combina con un contesto socio-economico difficile e un sistema di cure pubbliche in affanno.

Il risultato è una popolazione più esposta al disagio psichico e con meno strumenti per prevenirlo.

Recentemente una ricerca sostenuta dall’Istituto Nazionale sull’Abuso di Droga ha rilevato che chi fa uso di Ritalin (tra i farmaci più prescritti per ADHD) “ha mostrato la più alta percentuale di abuso di cocaina”.

Poi se diamo uno sguardo alle campagne, uno studio effettuato a Francofonte – un’analisi scientifica del registro tumori di Siracusa – ha rilevato eccessi significativi di linfomi non Hodgkin nei maschi, con percentuali superiori a quelle nazionali. Il nesso scientifico è con i pesticidi, in particolare atrazina e fenossiacidi.

Lo stesso studio ha evidenziato tumori vescicali e leucemie anche a Lentini. Entrambi i Comuni hanno forte vocazione agricola e l’elevato tasso di linfomi è attribuito all’esposizione professionale a questi prodotti chimici.

In sintesi, tra zona industriale (tumori a polmoni, mesotelioma, mammella, vescica, pancreas e altri) e area agricola (linfomi non Hodgkin e leucemia da pesticidi), la provincia si presenta interamente malata con bisogno di massiccia prevenzione.

Possiamo affermare che i dati ufficiali del Sole 24 Ore collegano salute e sicurezza, inquinamento e depressione, sicurezza sui luoghi di lavoro, portando la provincia stabilmente al 106° posto su 107. Un tempo non era così. Ma per trovare la posizione migliore della provincia bisogna tornare al 1994, quando Siracusa occupava il 65esimo posto.

Non siamo più ai tempi in cui l’operaio trovava la morte in esplosioni nei cantieri o in cadute in pozzi con prodotti pericolosi, e l’informazione annunciava “morti per il progresso della nostra realtà”. Da tutti veniva accettata. Oggi, svanita l’ebbrezza degli anni 50/70 capiamo che per un tozzo di pane si è dato fin troppo e si continua ancora, mentre un vero sviluppo lo vediamo lontano.

È per questo che la raccolta firme della Cgil dovrebbe andare avanti con più determinazione proprio in questa provincia, raccogliendo una valanga di firme.

Bisogna avere la consapevolezza di cambiare le regole, dentro e fuori i luoghi di lavoro, senza aspettare un prossimo salvatore.

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