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LA SALUTE NELL’ERA DELLA DISINFORMAZIONE – 1a puntata

Veramente entusiasmante possiamo definire l’enorme lavoro di ricerca e documentazione realizzata e presentata al Cerchio di Siracusa il 14 aprile 2026, dal caro e stimato dott. Gaetano Scifo, medico internista epatologo e infettivologo.

Siamo stati attratti a tal punto dal valore educativo e informativo dell’evento che abbiamo deciso di ricavarne una serie di articoli da pubblicare in sequenza fra loro sulla Civetta di Minerva.

Ecco la premessa del dottor Scifo 

“L’uomo del Terzo Millennio vive immerso nell’infodemia, vittima ed esso stesso protagonista. Nel mare infodemico le fake news abbondano e proliferano, tutte sono insidiose ma quelle che riguardano la salute oggi mettono in pericolo quella di milioni di persone, allontanandole dai vaccini, dalle terapie innovative, diffondendo sfiducia tra gli ammalati cronici che devono assumere farmaci antiipertensivi, antidiabetici e ipocolesterolemizzanti per curare o prevenire gravi malattie croniche.

Ne deriva un grave problema sociale e una grande pressione negativa che si esercita sul sistema sanitario. Forze più o meno oscure, mosse da motivazioni ideologiche o da meri interessi economici, diffondono sfiducia nelle istituzioni sanitarie.

Meccanismi cognitivi come il bias di conferma spingono le persone a credere a informazioni coerenti con le proprie idee. La diffusione è amplificata dai social media dove gli algoritmi premiano contenuti emotivi e polarizzanti e persone del tutto incompetenti ma erroneamente percepite come autorevoli esperti, diffondono le loro aberranti convinzioni.

Sul piano politico le fake news non solo erodono la fiducia nelle istituzioni ma anche alimentano conflitti sociali e possono essere utilizzate come strumenti di manipolazione e propaganda.

Per arginarle servono educazione scientifica, alfabetizzazione informatica e trasparenza istituzionale. Cruciale è l’importanza del fact-checking che le piattaforme devono essere obbligate istituzionalmente a praticare.

Mi auguro che questo lavoro di alcuni mesi che ho riassunto nella presentazione al Cerchio e che ha suscitato l’entusiastico interesse dell’amico Dino Artale possa interessare anche i lettori della Civetta e creare un dibattito politico e culturale sul tema.”

1. LA RETE, RISORSA ECCEZIONALE MA CON INSIDIE

Se raffiguriamo la rete come un pozzo enorme che ci dà acqua non possiamo negare che essa nasconda ogni tipo di inquinante, oltre quel che ci sembra acqua. Risentimenti, fake news, violenza, competizione, suggestioni, per esempio. Quel che sembrava una risorsa eccezionale sta mostrando il suo volto pericoloso. Siamo una società iperconnessa e per questo troppo esposta. Una quantità infinita di informazioni ci inondano. Troppo spesso queste informazioni sono false, tendenziose, manovrate oltreché pericolose.

Sembra già evidente che tutte le premesse della Intelligenza Artificiale non siano proprio rispettate se una delle più cliccate (Chat GPT) viaggia con un 40% di risposte che contengono o si rifanno a notizie false. La disinformazione è divenuta uno strumento di deliberato attacco e discredito degli scienziati e degli esperti della salute per soli fini politici. Gli effetti sono distruttivi e danneggiano la salute pubblica.

È veramente libertà di espressione permettere la diffusione di contenuti, notizie e informazioni che possono essere anche nocivi per gli esseri umani? È corretto lasciare alle sole piattaforme il ruolo di monitorare i contenuti?

Così accade di sapere direttamente da Meta, proprietario di Facebook, che l’Italia ha il primato in Europa della circolazione delle fake news. Siamo sorpresi come questo primato sia sfuggito al nostro governo attuale. Certo che non è proprio un onore che il 33% delle bufale circolanti siano sulle bacheche degli Italiani.

Su Internet non è la fonte a determinare la validità dell’affermazione ma il numero di volte che viene ripetuta! Sono i clic ricevuti ad essere privilegiati dagli algoritmi. Più clic e condivisioni si realizzano più quella notizia diventa primaria e vera, anche quando è completamente falsa. Il 40 % dei consumatori sono influenzati dalle informazioni trovate sui social nella gestione dei loro problemi di salute.

Nove milioni di italiani ogni anno sono vittime di fake news. Mentre quindici milioni di italiani ogni anno si affidano al web per cercare diagnosi, consigli e soluzioni.

COME MAI LE FAKE FUNZIONANO PIU’ DELLA VERITA’?

L’analfabetismo funzionale ormai è una piaga dilagante oltre ogni immaginazione. Uno dei motivi è che le fake sono facili e semplici mentre la realtà è sempre complessa. Le persone sono fragili, indifese, si raggruppano con dei consimili e si trincerano nella massa, sono frustrate da tante realtà che non sono agevoli da comprendere.

Dietro il dilagare delle fake news vi è un enorme substrato di analfabetismo funzionale, che, purtroppo, dalle nostre parti può arrivare ad interessare anche i tre quarti dei cittadini.

Gli analfabeti funzionali non sono in grado di comprendere testi e logiche con un minimo di complessità. Hanno sviluppato, a volte con ragione, sfiducia nelle istituzioni e sono preda facile di “influencer” di ogni specie. Sono accuratamente informati solo dai social che hanno un linguaggio semplice, fatto di componenti che parlano più agli istinti che alla ragione, ai sensi più che alla logica. Le persone tendono a fidarsi più di quegli individui che appaiono sicuri e convinti di quel che affermano mentre non sono in grado di comprendere e ascoltare una persona sapiente che, come tutti i veri sapienti, non ha granitiche certezze e coltiva i dubbi come risorsa per un continuo progresso. Gli individui elaborano le informazioni in modo da proteggere non solo le proprie convinzioni ma anche la coesione del gruppo di appartenenza. Le fake news che rafforzano l’identità del gruppo e demonizzano i gruppi esterni trovano terreno fertile in contesti di polarizzazione sociale. Esse rafforzano la segregazione informativa e facilitano la circolazione di informazioni false all’interno di comunità ideologicamente omogenee (vedi gli antivaccinisti) riducendo l’esposizione a fonti di informazione diverse e aumentando la percezione di consenso intorno a narrazioni problematiche. Per esempio in Italia abbiamo in posizioni politiche di grande importanza più di un sostenitore convinto del fatto che ripetere una bugia cento, mille, un milione di volte la faccia diventare una verità!

Mi auguro che a qualche lettore sovvenga la figura di qualcuno che ci governa, per esempio.

Seguiteci in questo percorso con i prossimi articoli.

 

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