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Ex Piazza d’Armi. Pronto il progetto di ‘riqualificazione’. Si riapre il dibattito?

Ciò che è assolutamente sicuro è che una parte dei Siracusani – possiamo anche supporre che sarà la maggioranza – accoglierà con entusiasmo e soddisfazione il progetto di ‘modernizzazione‘ della piazza. Finalmente niente più degrado, piena fruibilità, coktail a tutto spiano.

Peccato però che si tratti di un’area storica, di un sito di inestimabile valore storico, monumentale e paesaggistico, sottoposto a stringenti vincoli di tutela, come purtroppo (!) accade spesso in questa sfortunata città che sempre deve fare i conti con il suo splendido e glorioso passato e non può così liberamente scegliere la più attrattiva vocazione glamour. L’eterna diatriba su come riqualificare nel rispetto però delle norme di tutela.

L’ex Piazza d’Armi della Caserma Abela, proscenio del Castello Maniace, è destinata a tornare al centro dell’attenzione e del dibattito cittadino dopo aver attraversato per circa un decennio – il 2017 è l’anno della concessione demaniale da cui tutto è partito – complesse vicende giudiziarie e infinite polemiche. Poi nel luglio 2025 un’asta giudiziaria a seguito del fallimento del precedente concessionario (la Senza Confini) ha stabilito il subentro nella concessione della società Essentia di Riccardo Camalleri (dai 247mila euro dell’offerta di base ai 550mila euro dell’aggiudicazione).

Secondo l’avv. Corrado Giuliano, in dissenso con la pronuncia dei giudici amministrativi, la cessione avrebbe profili di irregolarità  in quanto l’Agenzia del Demanio avrebbe ignorato le clausole risolutive espresse del Contratto di Concessione già nel 2022. Secondo l’articolo 18, infatti, il mancato rinnovo della fideiussione in capo al precedente concessionario avrebbe dovuto comportare la decadenza automatica già novanta giorni prima della scadenza (1° dicembre 2022). “Aver tenuto in vita un “titolo fantasma” oltre il settembre 2022 ha prodotto un danno erariale certo. Il Demanio ha di fatto rinunciato a escutere la garanzia allora attiva, che avrebbe garantito l’incasso dei canoni pregressi dovuti prima della liquidazione, impedendo al contempo allo Stato di rientrare in possesso di un bene monumentale integro che invece da un anno è lasciato nel totale abbandono” aveva osservato nel febbraio scorso.

Ma ora si è a una svolta. L’architetto Ivan Minioto, su mandato della società Essentia, a fine marzo ha presentato al Comune formale richiesta per eseguire “opere di manutenzione ordinaria e straordinaria” e il progetto è destinato, per quanto possiamo comprendere, a riaprire accese discussioni.

In nome e all’insegna della ‘reversibilità’ e ‘non invasività’ degli interventi, della ‘leggerezza’ delle strutture in progetto, andando ben oltre la manutenzione dell’esistente verrebbero introdotte “volumetrie e ingombri del tutto nuovi e di forte impattoincompatibili con la tutela visiva del Castello Maniace e delle antiche fortificazioni, in contrasto con il progetto originario di riqualificazione, che prevedeva l’introduzione del “minimo numero di elementi architettonici” nel rispetto della città storica.

Sono previste, su una nuova pavimentazione in legno, percorsi pedonali, aree verdi attrezzate con essenze mediterranee e alberature (le palme esistenti), uno spazio Baby club, l’installazione di due palchi rialzati, uno di circa 30 mq e un altro di 70 mq, destinati a eventi e intrattenimento. E ancora tende ombreggianti per i clienti del bar anch’esso ‘rivisitato’ con angolari in ottone alle linee di bordo, una nuova apertura sul prospetto ovest, l’installazione di vetrate a giorno.

E infine le modifiche sul fronte ovest: lungo l’antico bastione si immagina una “piattaforma panoramica rialzataal di sotto della quale – “la vera criticità” – posizionare container, poggiati su blocchi di cemento armato, destinati a bagni, depositi, locali tecnici e per il primo soccorso.

Il progetto va nella direzione della trasformazione dell’area in una vera e propria arena per eventi commerciali, alterando la natura contemplativa e storica del luogo – commenta l’avv. Giuliano, consulente storico di Italia Nostra, da noi interpellato per un primo parere. – I “telai metallici zavorrati con teli filtranti”, sebbene descritti come “strutture leggere” destinate a migliorare il comfort, hanno quale obiettivo certo non dichiarato, né dichiarabile, di incrementare le superfici destinate alla somministrazione commerciale del bar/ristorante, saturando lo spazio visivo della piazza. L’utilizzo di un’infrastruttura finto-panoramica al solo fine di occultare container poggiati su blocchi in cemento armato rappresenta un affronto al decoro del monumento e alla tutela paesaggistica di livello 1, banalizzando le antiche fortificazioni. Siamo di fronte alla piena mercificazione del monumento storico, del tutto contraria ai principi di conservazione del patrimonio demaniale. La concessione demaniale originaria del 28 novembre 2017, oltre a prescrivere precisi obblighi di custodia, vigilanza e manutenzione dell’area, attualmente violati, aveva assentito un progetto caratterizzato dall’introduzione del minimo numero di elementi architettonici, con il fine di privilegiare la dimensione pubblica, rappresentativa e ambientale del sito. Non il suo stravolgimento funzionale, architettonico e volumetrico, surrettiziamente qualificato come “manutenzione” ma nei fatti orientato a una massiva saturazione commerciale degli spazi. È evidente che tali opere non configurano per nulla una “rifunzionalizzazione” rispettosa, bensì piuttosto un’evidente forzatura dei limiti concessori, volta a massimizzare l’ingombro commerciale a discapito della pubblica fruizione e della tutela visiva del Castello Maniace e delle antiche fortificazioni. Agiremo affinché la Soprintendenza esprima parere negativo verso opere palesemente incompatibili con il livello di tutela 1 del contesto PL 10a e lesive dei valori storici e percettivi del compendio monumentale; il Comune rigetti l’istanza di Permesso di Costruire in variante, essendo le opere proposte in contrasto con la destinazione d’uso pubblica dell’area e non inquadrabili come mere opere di manutenzione; e infine l’Agenzia del Demanio intimi alla ditta concessionaria il rigoroso ripristino dello stato dei luoghi in conformità al progetto originario assentito con la Concessione n. 208/2017, diffidando la stessa dal proseguire in pratiche di abbandono e degrado, e valutando, perdurando le gravi inadempienze (mancata manutenzione, custodia e garanzie fideiussorie), la decadenza immediata del titolo concessorio ai sensi di legge e del disciplinare”.

In sostanza, la presenza di un piazzale antistante il castello di Federico II ne implica un uso connesso di valorizzazione che rende quanto meno inidoneo il progetto presentato che potrebbe essere realizzato in qualsiasi altra piazza cittadina. Certamente un concorso di progettazione potrebbe garantire interventi di qualità paesaggistica superiore e coerenti con il valore del monumento ma comprendiamo che non sarebbe pensabile dal privato che ha quale primo, immediato, obiettivo il rientro dall’investimento iniziale. E poi il resto.

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