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Al Vermexio giovani e giornalismo d’inchiesta nel ricordo di Mario Francese e Pippo Fava

Giulio Francese e Claudio Fava, giornalisti, uomini caparbi, tenaci, impegnati da sempre nel giornalismo e nella società con un cognome di peso: figli di Mario Francese e Pippo Fava che con le loro storie, le loro firme e le loro scelte non hanno mai piegato la schiena dinanzi a ciò che in molti non volevano vedere. Ecco il vero giornalismo, quello d’inchiesta, di approfondimento, quello che ti spinge a capire, a riflettere e porti domande. Non quello che oggi si arrabatta in meccanismi sempre più complessi, che rischia di andare dietro le veline e i social media perché bisogna essere veloci, bruciare i tempi, pubblicare prima degli altri.

Giulio e Claudio, figli di giornalisti attenti e scrupolosi, ci richiamano a un giornalismo che ha bisogno di ascolto, di ricerche, di approfondimenti, di riflessione. Entrambi presenti all’iniziativa promossa dal Comune di Siracusa in occasione del centenario della nascita di Mario Francese e Pippo Fava che si concluderà il 27 aprile con la figura di Andrea Camilleri, hanno seguito con grande attenzione video, cortometraggi, approfondimenti e musiche prodotti dai giovani dei licei Corbino, Quintiliano, Einaudi e Gargallo. Il Sindaco di Siracusa, Francesco Italia, ha sottolineato come Francese e Fava rappresentino un esempio per i giovani e che l’istituzione comunale ha scelto di avviare una collaborazione continua e costante con le scuole del territorio per indicare percorsi di crescita civile e culturale. La cerimonia, organizzata, sotto il coordinamento di Giuseppe Prestifilippo, con gli assessorati alla Cultura e all’Istruzione e in collaborazione con la sezione di Siracusa dell’Associazione siciliana della stampa, ha messo in luce quanto le nuove generazioni possano incidere sulla crescita complessiva della società, anche siracusana, attraverso gli esempi di Francese e Fava non eroi, dunque lontani e irraggiungibili, ma uomini che hanno percorso la strada della normalità, intesa come dignità e senso di responsabilità sociale e civile.

Giulio Francese, ricollegandosi ai video, ha colto uno degli scorci forse meno noti della vita del padre: nel 1960, in occasione del centenario del Giornale di Sicilia viene affidata a Mario un’edizione speciale che rievoca la seconda guerra mondiale che il giornalista siracusano aveva vissuto in prima persona tra Palermo e Siracusa. In seguito, Giuseppe Francese, figlio di Mario, trova una delle copie dell’edizione speciale, raccoglie gli articoli sul periodo della guerra scritti dal padre, li digitalizza e ne crea due copie per la famiglia. Sarà poi Giulio che, colpito dal resoconto dettagliato da inviato speciale del padre, pubblicherà, grazie all’ordine dei giornalisti, il libro “Quando avevamo la guerra in casa”. Un libro che mostra quanto Mario fosse giornalista sin dall’infanzia: il suo stile e il suo preciso resoconto mostrano già l’arguzia di chi vuole raccontare senza se e senza ma. E poi il premio giornalistico nazionale Mario Francese che con la sezione Giuseppe Francese si è aperto ai giovani affinché diventino protagonisti del loro tempo raccontando la realtà che hanno intorno con dovere, passione e impegno civile, come ha fatto Mario Francese.

Claudio Fava ha ricordato che essere giornalista vuol dire raccontare quello che altri hanno preferito dimenticare, ascoltare, darsi il tempo necessario, camminare per le strade sui passi delle persone che diventeranno le protagoniste delle storie. Ma tutto ciò ha bisogno di tempo che oggi non è concesso, rischiando di rendere il giornalista rapido e frettoloso. Mario Francese e Pippo Fava sapevano ascoltare, pazientare, scrivere lì dove gli altri giravano il viso. Ecco perché non sono eroi ma giornalisti, uomini che hanno svolto il loro dovere, senza voltarsi dall’altra parte, tenendo la schiena dritta. La loro normalità è stata la forma più alta di disobbedienza, ciò vuol dire mantenere decenza, dignità e senso di responsabilità sociale e civile.

E noi siamo grati a quei giornalisti, uomini e donne normali, che mantenendo sempre la schiena dritta ricordano a noi tutti il senso della dignità e legalità.

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