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Un decreto (tardivo) autorizza i voli militari all’ex idroscalo. Uno schiaffo alla città

Chissà se il Generale Antonio Conserva, capo dello Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, nell’incontro riservatissimo con il primo cittadino di Siracusa il 12 marzo scorso, dopo i consueti convenevoli e amenità varie, semmai andando via, all’ultimo momento, non abbia ritenuto indispensabile quanto meno comunicare al più alto rappresentante della comunità siracusana la propria intenzione di riproporre in maniera irrevocabile per l’ex idroscalo De Filippis, nel pieno cuore della città, le funzioni militari attive all’inizio del secolo… scorso. Oppure se non abbia ritenuto superflua tale informazione che noi altri apprendiamo solo nell’ambito dei procedimenti promossi avanti al Tar Catania da tre associazioni (il Comitato per la rigenerazione urbana, Legambiente e l’Associazione Porto di Siracusa Anna Maria Lepik).

E chissà se il sindaco Italia, e l’on. Luca Cannata – che tanto si sarebbe attivato per favorire questo incontro e il sopralluogo a Siracusa “per verificare sul posto la situazione dell’area e valutare tutte le possibilità operative … e mettere attorno allo stesso tavolo le esigenze della Difesa, quelle del Comando locale e le richieste avanzate dal Comune e dai comitati civici, che da tempo chiedono una prospettiva chiara per un’area strategica del nostro waterfront (sic!) (comunicato del novembre 2025)” – stringendo la mano del Generale per accomiatarsi, non abbiano fatto altro se non sorridere in segno di accondiscendenza a tale autorevole decisione (se comunicata) senza avere nulla da aggiungere.

E chissà cosa penseranno ora i Siracusani della grande considerazione in cui viene tenuto in conto il reale interesse della città, di quale rilevanza sia data al loro parere sul futuro urbanistico di una parte di Siracusa certamente non periferica, a un passo dal centro storico, di quanto importi ai più alti in grado del loro desiderio di ritornare padroni del proprio water front ed esercitare il legittimo diritto di rivendicare un rapporto con il proprio mare negato da decenni, ma in ben altro contesto, in ben altre situazioni.

La volontà dello Stato Maggiore dell’Aeronautica di riavvolgere il nastro della storia e far tornare l’idroscalo base militare (tra l’altro con conseguenze non prevedibili in questi tempi di guerra reale, e non giocata su uno scacchiere da wargame) fa il paio con quella che appare un’imposizione neocolonialista di un governo che offende la nostra Città e fa strame di decenni di civiltà giuridica a partire dal principio di sussidiarietà orizzontale sancito dall’art. 118 della Costituzione, di democrazia partecipativa e amministrazione condivisa, di programmi di pianificazione urbanistica che non possono più essere prerogativa del solo ente pubblico quanto piuttosto dell’intera comunità, di Cittadini  che devono, non che potrebbero, essere chiamati ai processi decisionali, piuttosto che essere trattati come sudditi; che devono, non che eventualmente potrebbero, essere informati e ascoltati quando si fanno scelte che attengono alla qualità della loro vita, del loro territorio, del loro ambiente.

La convinzione delle alte sfere militari – che si deve pensare, se non indotta, favorita da un certo lassismo della nostra classe dirigente – di poter agire con ‘disinvoltura’ sulla pelle delle comunità locali è provata dalla superficialità e dall’approssimazione con cui, sin dall’inizio, è stata condotta l’operazione di Difesa Servizi quale fosse padrona indiscussa di quell’area. A quanto già evidenziato da noi nel tempo – schede approssimative sui luoghi prive delle indicazioni del regime vincolistico che tutela il Porto Grande; variazione improvvisa degli obiettivi a monte del progetto come fosse una modifica ininfluente, non tale da inficiarne l’intera impostazione; conoscenza parziale dello stato di fatto e di quanto è in itinere – si aggiunge da ultimo il tardivo decreto del 26 marzo scorso che autorizza lo svolgimento di attività di volo militare sulla piazzola elicotteri dell’ex idroscalo De Filippis”. Tardivo perchè tutto era già stato deciso con procedure quanto meno discutibili.

L’atto è stato infatti formalmente sottoscritto l’ultimo giorno utile per presentare eventuali altri documenti nei giudizi promossi avanti al Tar dalle associazioni ambientaliste (da tempo impegnate nel progetto di restituzione dell’area alla città) che avevano segnalato tale anomalia tra i motivi dei loro ricorsi. E tutto questo per un’area che appartiene da sempre e ancora al demanio, non all’Aeronautica militare, e che pertanto avrebbe dovuto essere riconsegnata alla Regione, e quindi alla città, una volta cessati, anni fa, gli usi propriamente militari.

La domanda di fondo è perchè, nella follia collettiva dei ‘giochi di guerra’ in corso, debba essere coinvolta in qualche modo anche una parte essenziale di Siracusa, città di pace solo nei discorsi vuoti che ne promuovono la candidatura a Capitale Europea della Cultura 2033.

 

Il link per firmare la petizione sulla smilitarizzazione del sito:

http://Il link per firmare la petizione sulla smilitarizzazione del sito: https://www.change.org/p/smilitarizzazione-e-restituzione-alla-citt%C3%A0-area-ex-idroscalo-in-siracusa-via-elorina?recruited_by_id=d3a28da0-092d-11f1-a52f-eb807dc43e9e&utm_source=share_petition&utm_campaign=psf_combo_share_initial&utm_term=psf&utm_medium=whatsapp

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