NON PIÙ CITTÀ DI ACQUA E DI LUCE MA CITTÀ DI LUCE E DI PACE. CONTINUA IL SOGNO DI CAPITALE DELLA CULTURA

Da Città di Acqua e di Luce (claim della candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2024)  a Città di Luce e Pace (claim della candidatura a Capitale Europea della Cultura 2033) il passo è breve e pure simile, quasi automatico. Mentre la PACE  sostituisce l’ACQUA (riteniamo per motivazioni non riconducibili ad Aretusacque) è la LUCE l’elemento che rimane come un faro sempre acceso su questo obiettivo fisso (diventare “capitale”) che  evidentemente appassiona non poco sia amministratori che imprenditori. La Pace, tra l’altro, non è nuova come richiamo identificativo: fu già scelta come elemento distintivo dalla Giunta Fatuzzo che designò Siracusa “Città per la pace e per i diritti umani” nell’ aprile 1995.

Ma ci deve essere altro che va oltre nell’insistere a proporre la Città a Capitale Culturale sia essa italiana o europea (e non sappiamo se esistano ancora altri livelli). Una ostinazione o meglio pervicacia sicuramente lodevole da parte dei proponenti che indifferenti ai risultati negativi già ottenuti supera le delusioni e le bocciature precedenti e con passione e accanimento danno vita all’ennesimo dossier, di un nuovo (?!) percorso di definizione degli elementi distintivi, di un ulteriore processo di individuazione e valorizzazione dell’identità siracusana, di ulteriori processi di coinvolgimento della Comunità e degli stokeholders, di nuovi incarichi a società specializzate in comunicazione e gestione di cose importanti, di assunzione di manager ed esperti della materia, ecc. ecc.

Infatti, già nel 2013 la Giunta Garozzo (Italia vice sindaco, Alessio Lo Giudice assessore) presentò la candidatura a Capitale Europea della Cultura 2019 che fu bocciata a vantaggio di Matera nel cui Dossier risultava un certo Antonio Calbi come Manager Culturale e relatore esperto della Fondazione Matera Basilicata, poi nominato Soprintendente Inda a Siracusa.

Successivamente, nel 2019, la Giunta Italia (Granata assessore) ufficializza la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2024 ma anche questa volta, pur classificatasi tra le 10 finaliste, Siracusa viene bocciata a vantaggio della città di Pesaro.

2019   2024

In entrambe le occasioni si disse e si scrisse che comunque le esperienze non sarebbero state considerate del tutto negative ma che avrebbero rappresentato comunque opportunità di crescita e sviluppo, sfruttando e valorizzando (sia da parte delle istituzioni che dai soggetti coinvolti) i percorsi realizzati, salvo poi procedere con il terzo tentativo con nuovi soggetti, nuove società, nuovi obiettivi e nuovi percorsi: la Fondazione Siracusa 2033 capitanata da Giovanni Cafeo e Francesco Italia. 

Naturalmente noi non ci ascriviamo aprioristicamente al solito Club dei disfattisti e polemisti di professione nè al Circolo dei Campioni della Scuntintizza, anzi ci auguriamo sinceramente che gli interessati (pochi o molti) prima o poi riescano nel loro tanto agognato intento di fregiarsi del titolo di Capitale della Cultura, rassicurandoli tuttavia che la Città può splendere di Luce, Acqua, Aria, Fuoco e Pace (e quanti altri elementi possano scoprirsi utili) a prescindere e senza necessariamente vincere una competizione, ma semplicemente occupandosi con responsabilità dei problemi della Città e di migliorare la qualità di vita dei suoi abitanti da troppo tempo bocciata da chi di competizioni si occupa.

Nel frattempo non abdichiamo al nostro compito di osservatori e commentatori delle vicende cittadine e, senza entrare troppo nel merito (che ci riserviamo di fare in seguito), ci permettiamo di esprimere alcune iniziali perplessità sul Progetto fin qui presentato:

  • intanto la spinta e la proposta che non sembra partire dal basso (come fu nel 2013 con la candidatura a Capitale Europea 2019) ma invece dall’alto, proprio dalla politica (Giovanni Cafeo, Francesco Italia);
  • la presenza dell’ISISC (Istituto Superiore Internazionale di Scienze Criminali) un Ente che per statuto (riteniamo) e fino ad oggi si è occupato di convegni su temi giuridici internazionali. La sua funzione non sembra (ad una prima e semplicistica analisi) del tutto pertinente al progetto ma piuttosto una forzatura che risponda all’esigenza di avere un’altra sigla di peso inernazionale da affiancare all’Inda (unico ente qualificato);
  • la conduzione, la regia in mano alla politica: Giovanni Cafeo, ex deputato regionale e attuale dirigente locale di un partito nazionale, leader di un gruppo consiliare, è il Presidente della Fondazione (mentre il sindaco Francesco Italia ne fa parte come Comune socio fondatore) non ce ne vogliano le parti interessate se ci sembra una presenza inopportuna e forse incompatibile;
  • l’archeologia, elemento che più di ogni altro caratterizza la storia (e il futuro) della nostra Città (per questo Patrimonio Unesco) non appare abbastanza focalizzato ed evidenziato tra gli aspetti distintivi e peculiari;
  • la realtà locale (con le sue professionalità e competenze) ci sembra relegata ad un ruolo subalterno e marginale, più di facciata che di sostanza;
  • infine la distanza temporale della scadenza (2033), dovendo assolvere alle disposizioni e alle scadenze che la stessa competizione prevede ci domandiamo se in questo tempo nuovo, veloce, tecnologico e in continua evoluzione (A. I. , digitalizzazione, mondi parelleli, ecc.) il progetto di Città che si realizzerà oggi potrà rispondere all’esigenza della Città del 2033?

Ma di questo avremo modo e tempo di approfondire.

Siracusa, candidata a capitale europea della cultura 2033. Dubbi sui primi passi

 

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