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Ex idroscalo De Filippis. Tra assenza di presupposti, dual-use e nostalgia del ventennio

Nel nostro precedente contributo al ‘disvelamento’ dell’operazione messa in campo da Difesa Servizi nel 2024, – all’origine quella di “sviluppare un’iniziativa diffusa su scala nazionale per la valorizzazione degli ex idroscali, con l’obiettivo di recuperare il patrimonio storico e realizzare una rete che consenta il collegamento aereo, mediante idrovolanti, per finalità turistiche, culturali, sportive e ricreative” -, abbiamo evidenziato l’inconsistenza della prospettiva, certo ‘abbagliante’ per alcuni, di fare di Siracusa una meta ambita nel redditizio settore dell’avioturismo. Una perla da aggiungere allo sviluppo crocieristico nello scrigno chiuso, dagli equilibri ecologici estremamente fragili, del Porto di Siracusa, patrimonio Unesco!

Un obiettivo non veritiero, quello di Difesa Servizi, come ‘certificato’ dallo stesso Distaccamento dell’Aeronautica che così si esprime con una formulazione ‘creativa’: “Il concetto di accesso al mare è solo apparente essendoci pescaggio di circa 3 cm per diversi metri”. Non l’unica criticità individuata perché si evidenzia anche, in relazione al progetto del Marina di Siracusa (il Porto Spero), la realizzazione di una ‘passerella’ di 10 mt che passerebbe all’interno del Distaccamento “tagliando l’accesso al mare per tutto il perimetro sud oltre alla creazione di un braccio di 500 mt nel Porto Grande che partirebbe proprio dalla passerella nel punto, interno all’area, dove sfocia il Canale Galermi” (e da qui la nostra convinzione che sia impossibile qualsiasi intervento laddove non ci sia una visione complessiva del futuro del Porto Grande per il quale manca un prg dal 1919).

La prima domanda da porsi a monte sarebbe quindi come possa stare ancora in piedi l’intera progettualità di Difesa Servizi per Siracusa dal momento che ne sono venuti meno gli stessi presupposti, che di idrovolanti non si può più parlare.

Una questione che neanche sfiora chi, in questi giorni, è intervenuto, nostalgicamente, per rievocare il glorioso passato storico dell’idroscalo nel ventennio fascista anche postando una serie di foto davvero interessanti per misurare quanto le due realtà siano inconciliabili e, per fortuna dal nostro punto di vista, non più proponibile quella di un secolo fa.

L’immagine degli idrovolanti schierati davanti al De Filippis – dove oggi la profondità del mare è di circa 3 cm per diversi metri, è assolutamente emblematica. Le dichiarazioni del Distaccamento dell’Aeronautica una pietra tombale.

Di fronte al seducente sogno della grandeur del duce, altre questioni vengono de plano ignorate. Ne poniamo solo due tra tante: quella dell’idoneità degli spazi per trasformare una base, da decenni con funzioni unicamente logistiche e amministrative, in una ‘operativa’ con spazi di atterraggio, e quindi sorvolo, per più velivoli “in occasione di rischieramenti addestrativi massicci nell’area”, e quella delle caratteristiche richieste per le attività di protezione civile. L’obiettivo anche questo poco realistico, dal nostro punto di vista, dello sbandierato, e auspicato, anzi osannato, dual-use che, dal nostro punto di vista, non è altro che un escamotage per mantenere la base sotto il controllo militare. Come d’altra parte è già successo.

Quando per la prima volta in città si è guardato all’area dell’ex idroscalo di via Elorina come luogo ormai sottoutilizzato e in sostanziale dismissione (e lo ha fatto il professore Roberto Fai), notizia allora smentita con determinazione dall’addetto stampa, maggiore Tredici, era il 2008.  E così, in vista della riorganizzazione del 34° Gruppo Radar nella 137ª Squadriglia radar remota e del trasferimento a Mezzogregorio (Noto) – che avverrà nel 2012 -, per ribadirne l’utilità da subito, già nel novembre 2011 il Distaccamento Aeronautico di Siracusa chiese di divenire “base alternata di atterraggio e rischieramento per elicotteri dell’Aeronautica militare e di tutte le componenti militari e civili che ne facciano richiesta”.

Poi la stasi. Non ne sapeva nulla nel 2022 il sottosegretario Mulè, allora possibilista riguardo a un accordo con l’Amministrazione. E solo nell’ottobre 2023, dopo (o meglio a seguito) della richiesta del sindaco di Siracusa di restituire l’area alla città, le acque hanno iniziato a riagitarsi. È stata quindi fatta istanza per l’autorizzazione allo svolgimento di attività di volo militare e successivamente avviate le pratiche e l’adeguamento della piazzola per ottenere la certificazioneper l’atterraggio, lo stazionamento e il decollo elicotteri di classe H/M (HH-101/HH-139)”. Questa volta a non saperne nulla c’era Difesa Servizi, resa edotta dai ricorsi presentati dai cittadini. Il dual-use, l’utilizzazione a fini di protezione civile degli elicotteri, evidentemente da affiancare a quello che già c’è, ha per noi il sapore di un edulcorante, la bandierina pacifista da sventolare.

Spetta certo agli esperti certificare la piena idoneità dell’area per le funzioni militari, e civili, ma le vicende sul Ponte di Messina, per portare un esempio emblematico, suggeriscono in ogni caso la necessità della vigilanza dal basso, se non altro per avere la certezza che non ci siano sviamenti, che non si sia di fronte solo alla volontà di mantenere i pieni diritti su un’area che andrebbe restituita alla città ma soprattutto non concessa a mire speculative o per diventare banalmente un punto di atterraggio solo per vip e personalità di rango (!) proprio nel cuore della città.

Un’area di atterraggio per elicotteri ha caratteristiche rigorosamente normate, dimensioni ben determinate, superficie in asfalto (e sembra che da poco questo si sia fatto nel De Filipis); oltre alla piazzola vera e propria, occorre una zona di rispetto libera da ostacoli per garantire un atterraggio sicuro. Ed egualmente le linee guida della Protezione civile nazionale indicano come si debbano individuare le aree idonee a garantire la sicurezza dei soccorritori e della popolazione in caso di eventi calamitosi, di qualsiasi genere essi siano. L’ “efficienza logistica consiste nella scelta di aree esse stesse esenti da rischi naturali o antropici come inondazioni, frane, liquefazione dei terreni, crollo di strutture adiacenti e ormai anche di innalzamento del livello del mare; ampi spazi per la sosta e la manovra di mezzi pesanti, autobus e automobili (almeno 3.000 mq per aree di ammassamento); preferibilmente la prossimità con arterie stradali principali o autostrade e su percorsi liberi da eventuali ostacoli per garantirne una facile accessibilità per i mezzi di soccorso, con elisuperfici distanti da tralicci, alberi. E zone abitate.

Il Piano di Protezione civile comunale già ne ha individuato due: una di 80.000 mq in c.da Canalicchio/Tremilia (su cui ci sono ritardi di allestimento mostruosi), l’altra di 9000 mq vicino all’eliporto dei Pantanelli, presente nell’elenco delle strutture regionali, su cui varrebbe la pena di concentrarsi senza distrazioni di sorta.

Dal nostro punto di vista, mettere insieme traffico elicotteristico militare/air taxi e droni per usi civili, paragonare l’immenso porto commerciale di Barcellona e la Rambla de mar al De Filippis, e indicare il modello Sigonella-Fontanarossa – una base militare in cui sono impiegati tra i 4 mila e i 5 mila uomini a secondo delle “crisi” politiche e militari nell’area del Mediterraneo e medio orientale, e un aeroporto da oltre 12 milioni di passeggeri (dati del 2024) – come riferimento per l’auspicato sistema integrato Cassibile – De Filippis (così abbiamo letto) è quanto meno azzardato (e chissà se le immagini di Google Earth non possano essere più esplicite…).

   

Area aeronautica ex idroscalo De Filippis      Porto di Barcellona e Rambla de mar

 

Base militare di Sigonella                                 Aeroporto Fontanarossa Catania

È altresì per noi difficile comprendere il ragionamento di chi, sull’onda della considerazione (indiscutibile) che “La guerra del XXI secolo è asimmetrica e urbana: Ucraina, Gaza, Yemen, Siria ci mostrano che si combatte nei centri abitati, colpendo proprio le infrastrutture strategiche (Salvo Ferlita del direttivo Associazione Territorio Protagonista Siracusa 2016)” e che “Le città strategiche vengono attaccate, che ci siano militari visibili o no” auspica un’infrastruttura strategica proprio in centro città (per essere immediato obiettivo così non se ne parla più, forse?).

Nessuno è contrario all’innovazione (l’esercizio retorico degli ‘stantii ambientalisti’ crediamo abbia fatto il suo tempo) ma proprio perché non si tratti di discorsi vuoti, prospettive chimeriche, essa andrebbe pensata in grande, strutturata, e non chiusa in spazi asfittici, per mille motivi inidonei, sottratti a uno sviluppo ben più consono alle loro ‘naturali’ caratteristiche.

P.S

Se poi qualcuno ha voglia di una rispolverata sui progetti per l’aeroporto di Siracusa, può rileggere quest’articolo di Libertà del 12 agosto 2023

https://www.libertasicilia.it/siracusa-aeroporto-turistico-e-incapacita-politica-o-altro/

Una petizione, che comprendeva anche altri temi, lanciata su change.org da CambiAmo Siracusa il 30 gennaio 2016, e aggiornata negli anni seguendo la cronaca, raccolse 130 firme.

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