DA NON PERDERE

CINEMATIC, DAL 14 FEBBRAIO SULLE PIATTAFORME IL NUOVO ALBUM DEGLI ATELIER

Il panorama musicale siracusano in questi ultimi anni è animato da una sorprendente vitalità. Se si esclude l’ambito jazzistico, che nella nostra provincia ha sempre avuto musicisti di rilievo (basti ricordare i nomi di Francesco Branciamore, Seby Burgio, Antonio Canino, Stefano Maltese o l’Amato Jazz trio), è difficile trovare in passato un periodo così ricco di talenti, il cui successo oltrepassa i confini della nostra regione, tanto da richiamare l’interesse delle testate giornalistiche a maggiore diffusione nazionale. Vi sono certo i nomi di Roy Paci e di Mario Venuti, da molti anni ormai ben noti al vasto pubblico, ma si tratta di musicisti che hanno costruito altrove la loro “fortuna”, mentre oggi si assiste a qualcosa di diverso, anche sul piano della produzione musicale indipendente, che si presenta legata al territorio.

Tra i nomi che possiamo avanzare vi è quello di TonyPitony, il cui successo oltrepassa la sfera musicale, per diventare un fatto di costume che meriterebbe una specifica analisi. Ma in questo rapido elenco di nomi alla ribalta, dovremmo partire da Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce (cresciuto a Solarino a pane e Qbeta) per proseguire con Marco Castello, autore di tre album dal successo crescente e già attivo nella “Comitiva”, la band siracusana sorta al fianco del cantautore norvegese Erlend Øye, componente del duo “Kings of Convenience”, che da anni ha scelto di vivere a Siracusa, infondendo linfa vitale al nostro tessuto musicale.

Dopo di lui, è stata la volta dei “Nu Genea“, il duo composto da Massimo Di Lena e Lucio Aquilina, musicisti di origine napoletana, che dopo un lungo soggiorno berlinese scelgono di piantare qui da noi le loro tende sonore.

Ma tra le nuove produzioni musicali va segnalata l’ultima fatica degli “Atelier”, musicisti aretusei ad alta stagionatura, che proprio in questi giorni immettono sulle piattaforme musicali “Cinematic”.

La band debutta nel 2013 con l’album “State of Grace”, che vede Fabio Moschella alla chitarra, Antonio Randazzo alle tastiere, Lele Randazzo alla batteria, Andrea Bovelacci al basso e alle chitarre, con la voce di Salvo Rizzuto. Dal 2021 inizia la collaborazione con Agata Bolognesi che dà la voce ai singoli “Stato interessante”, “Cielo d’estate”, “Taxi”, “Dinner for two”. Nel 2022 vede la luce “Ukraine”, elaborato in collaborazione con Michele Ascolese, noto chitarrista che per ben 12 anni ha lavorato a fianco di Fabrizio De Andrè.

E adesso è la volta di “Cinematic”: si tratta di un album che presenta 11 tracce, molte delle quali, in sintonia col titolo, richiamano modulazioni tipiche delle colonne sonore cinematografiche degli anni Settanta, che innestano sperimentazioni elettroniche su un tessuto musicale di ascendenza classica. Ma siamo lontani dal “rock progressivo”, di cui certo gli “Atelier” si sono nutriti negli anni della loro formazione musicale. Pur mantenendo l’eclettismo tipico di quella tendenza, “Cinematic” punta piuttosto a creare atmosfere sonore stabili, che partendo da una linea melodica semplice, sviluppa un gioco di variazioni crescenti, col successivo innesto della componente ritmica, non più relegata al ruolo di “tappeto” sonoro su cui erigere la costruzione armonica e melodica dei brani. Provate ad ascoltare “Quarto movimento”, dove all’iniziale arpeggio pianistico si sovrappongono prima le note prolungate dei fiati e solo dopo la pulsione ritmica viene a spingere il brano verso nuove aperture. Conclusi i 5 movimenti della “Suite” con cui si apre l’album, il viaggio sonoro di “Cinematic” ci offre altre modulazioni timbriche. Tra la prima e la seconda parte, fa da ponte il brano intitolato “ Rain“, in cui piovono note che non tardano a svilupparsi in un’atmosfera “fusion”, affidata all’alternarsi di improvvisazioni strumentali entro strutture armoniche definite. In questa seconda parte dell’album trovano spazio brani che riprendono e portano a temporaneo compimento lavori già presenti nell’ album “ State of Grace”: parliamo di “Tatoo pt.2” e “Last corner pt.2”; mentre “Dinner for two pt. 2”, amplia l’omonimo singolo del 2024. E’ in questa seconda parte dell’album che irrompe delicatamente la voce di Agata Bolognesi, che si stende in ampiezza nel brano “Mater dulcissima”: una insolita invocazione laica rivolta alla Madre, di cui si riconosce la Grazia, senza nulla chiederle, come in preghiera. “Cinematic” si chiude circolarmente con un brano strumentale, affidandosi alla cantabilità da ninna nanna di “Vittoria Lullaby”. In ultimo va ricordato che questo album, come altre precedenti incisioni della band, si avvale degli arrangiamenti curati da Salvo Adorno.

Che la scena musicale aretusea di produzione indipendente riesca oggi a dare un così vistoso segnale di vitalità ci dice quanto complessa e complicata possa essere la stratificazione culturale di una realtà sociale che, al di sotto di un’ apparente staticità, può sempre agitare forze capaci di emergere in superficie. Anche questo può aiutarci a leggere il presente con altri occhi.

Da leggere

L’occhio della Zillica. Un racconto di Giuseppe Raudino

É un pomeriggio d’agosto e sto seduto sull’orlo della banchina al porto Lachio. Le mie …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti