Sono una ventina le associazioni nominalmente convocate alla riunione di domani, primo dicembre, per affrontare le problematiche inerenti alla Riserva Ciane Saline dal presidente del Libero Consorzio Comunale Michelangelo Giansiracusa ma, essendo l’invito esteso “a tutte le associazioni della provincia di Siracusa impegnate nella tutela e nella salvaguardia dell’ambiente e del territorio”, si presume un numero maggiore di presenze.
Tantissime, visto che si tratta di correre al capezzale di un moribondo che è nel cuore di tutti coloro che hanno ben chiaro il valore di un bene naturale con caratteristiche uniche, peculiari, e non solo per la presenza del papiro.
Forse è davvero un momento di svolta, di “una radicale inversione di tendenza” come scrive l’avv. Corrado Giuliano (Comitato Parchi) che ha il merito, con la sua ultima ennesima denuncia, di avere gettato il sasso nello stagno dei 40 anni di approssimazione gestionale. “Non si tratta più soltanto di ripristinare condizioni minime di tutela ambientale e legalità amministrativa, ma di salvare un ecosistema di rilevanza europea, ormai prossimo al collasso” scrivono Pippo Ansaldi e Carmelo Iapichino dopo aver visionato il progetto del Libero Consorzio che dovrebbe arrestare “il progressivo e inarrestabile degrado dell’area protetta”, essere il primo “intervento urgente, sistemico e strutturale” per salvare “un patrimonio ambientale e identitario di straordinaria importanza per il territorio siracusano”. Universale!
Mettere subito sul tavolo, in un libero e aperto confronto, le criticità di una gestione della Riserva che ha scelto per anni di non tener conto del regolamento redatto nel 1987 è oggi l’unica possibilità di evitare lo spreco di importanti risorse che dovrebbero avere ben altro utilizzo.
“Un pacchetto di cinque interventi definiti “strategici”, per un valore complessivo superiore a 6,8 milioni di euro, con obiettivi che spaziano dalla prevenzione del rischio idrogeologico e incendi alla valorizzazione turistica e alla conservazione ecologica” quasi del tutto inutile, segnalano Ansaldi e Iapichino. “Un esame dettagliato degli interventi rivela una realtà deludente, una chiara mancanza di strategie gestionali, incapacità di individuare priorità ed un approccio casuale e privo di programmazione”, uno spreco di pubbliche risorse, quindi.
Il giudizio di Ansaldi e Iapichino è tranchant, severo. Nessuno degli interventi proposti affronta le “reali urgenze ambientali e territoriali” della riserva. Ci sarebbe da chiedersi chi li ha ‘pensati’.
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Forse la perla più preziosa è l’ipotesi progettuale da un milione e mezzo di euro (da sommare a una medesima cifra per la gestione) per un incubatoio di fauna ittica nell’ex stazione di sollevamento oggi invasa dalle infestanti le cui paratie “ormai fatiscenti, rischiano di cedere, con conseguenze devastanti per l’equilibrio idrico e la sopravvivenza del papiro”. Oppure, come ritornando sulla scena del delitto, riproporre il recupero della Casa della Salina, già ristrutturata nel 2006 con un spesa di 256mila euro, e poi abbandonata alla furia predatrice dell’uomo che ha divelto di tutto e alla forza del mare che ne ha eroso le fondamenta già instabili.
La proposta dei due ambientalisti è netta: rinunciare a progetti inefficaci e dispendiosi che non rispondono “in modo concreto e mirato alle esigenze prioritarie ambientali della riserva, che restano completamente ignorate”. Due le priorità: fermare l’erosione della linea di costa, già rientrata di centinaia di metri, per salvare le saline che rischiano di scomparire nel giro di pochi anni rispolverando un progetto già precedentemente proposto e non finanziato utilizzando i circa 3 milioni di euro di fondi FESR finalizzati, nel discutibile ‘pacchetto progettuale, a interventi non urgenti (e forse neanche necessari) per la fauna ittica, e liberare il papiro dalla vegetazione infestante con un’azione di manutenzione non episodica ma costante.
La direzione indicata dal presidente del Libero Consorzio Michelangelo Giansiracusa – “programmare azioni finalizzate alla tutela e valorizzazione della riserva attraverso un percorso virtuoso in grado di creare una rete con le eccellenze competenti in materia, ed eventualmente, nelle more della costituzione del Consiglio Provinciale Scientifico ai sensi della legge regionale costituiva della riserva, concordare la costituzione di un Tavolo Tecnico d’Indirizzo Permanente” – sembra quella giusta ma riteniamo che il primo ineludibile atto per dare veramente credibilità all’iniziativa sia ristabilire la legalità alle foci del fiume.
Dal comunicato LA RISERVA CHE AFFONDA TRA FONDI SPRECATI E PROGETTI INUTILI.
Governance e degrado nella Riserva Naturale Orientata “Fiume Ciane e Saline di Siracusa”: una valutazione critica. (Siracusa 24 novembre 2025 – Ansaldi Giuseppe e Carmelo Iapichino)
Analisi degli interventi annunciati dal Presidente del Libero Consorzio Comunale.
Intervento 1 – Riqualificazione della Riserva e Percorso Ciclo-Pedonale
Finanziato con € 200.000 tramite la L.R. n. 3/2025, prevede la realizzazione di un percorso ciclo-pedonale tra Ortigia, Siracusa e la fonte Ciane, con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità e promuovere una fruizione sostenibile. Il progetto esecutivo è stato approvato e trasmesso all’Assessorato competente. Tuttavia, l’intervento appare marginale rispetto alle reali urgenze ambientali della riserva.
Intervento 2 – Rete di Telerilevamento e Monitoraggio Incendi
Finanziato con € 718.400 (Misura 6.5.1 PO PSR Sicilia 2014–2020, poi FSC), prevede una rete integrata per il monitoraggio degli incendi, con sistemi di rilevamento, videosorveglianza, stazioni meteorologiche e un Centro di Elaborazione Dati. È uno dei progetti più solidi dal punto di vista amministrativo, ma non affronta le cause strutturali degli incendi né si integra in una strategia complessiva di prevenzione.
Intervento 3 – Proposta PR FESR 2021/2027 – Azione 2.7.2 (Recupero Naturalistico)
Con una richiesta di € 5.510.080, rappresenta l’investimento più rilevante, pari a oltre l’80% del valore complessivo degli interventi strategici. L’obiettivo è il recupero naturalistico e la valorizzazione delle comunità floro-faunistiche. Tuttavia, il progetto è ancora in attesa di valutazione per l’inserimento in graduatoria, condizione che ne blocca l’attuazione. Inoltre, la progettazione appare generica e scollegata dalla realtà della riserva: si evidenziano contenuti standardizzati, privi di un’analisi puntuale delle criticità locali. Emblematico il caso della “Casa della Salina”, ristrutturata con fondi pubblici e oggi crollata, ma destinata, secondo questo “intervento strategico” a diventare un museo del sale in un’area critica sensibile per l’avifauna.
Il progetto prevede inoltre investimenti discutibili:
– € 1,5 milioni per la gestione di specie ittiche;
– € 1,5 milioni per un incubatoio di fauna ittica;
– € 680.000 per attività divulgative
Tali voci di spesa risultano scollegate dai bisogni reali del territorio. Le saline, riconosciute come Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e parte della rete Natura 2000, costituiscono un habitat cruciale per l’avifauna migratrice lungo le rotte Nord-Sud. Eppure, nessuna delle azioni previste affronta le emergenze ambientali che ne minacciano la sopravvivenza.
Intervento 4 – Progetto INTERREG Italia–Malta “WETWISE”
Nei documenti ufficiali del progetto, né il Libero Consorzio, né la Riserva figurano tra i partner o fra i siti di intervento; si tratta comunque di un progetto a badget limitato di ricerca e microinterventi sperimentali, nulla di veramente importante.
Intervento 5 – Progetto PAC–POC Monitoraggio Rischio Idrogeologico
Finanziato con € 458.000, mira alla mitigazione del rischio idrogeologico nei bacini dei fiumi Ciane, Anapo e Mammaiabica. È regolarmente inserito nel Programma Triennale del Libero Consorzio e risulta amministrativamente stabile, ma non si integra in una visione strategica complessiva.
Strategie a perdere: come (non) si salva una riserva naturale”
L’analisi complessiva evidenzia un quadro critico: nessuno degli interventi proposti risponde in modo concreto e mirato alle esigenze prioritarie ambientali della riserva, che restano completamente ignorate. Tra queste:
– Ricostituzione della linea di costa originaria
– Ripristino delle condizioni idrauliche delle saline
– Miglioramento della qualità ambientale e paesaggistica
Dalla cessazione dell’attività saliniera negli anni’80, la mancata manutenzione dell’argine che separava le vasche dal mare ha causato l’invasione marina su oltre un quarto della superficie salina, alterando l’equilibrio idraulico e riducendo drasticamente l’habitat per l’avifauna migratrice. La linea di costa si è ritirata di centinaia di metri e, se l’erosione continuerà a questo ritmo, le saline rischiano di scomparire nel giro di pochi anni.
Anche il fiume Ciane, celebre per il raro papiro siciliano (Cyperus papyrus ssp. siculus), versa in condizioni critiche. L’assenza di manutenzione ha favorito la proliferazione di vegetazione infestante che soffoca il papiro e ostacola il deflusso idrico. Gli incendi recenti hanno distrutto centinaia di piante e alberi, cancellando tratti significativi del paesaggio fluviale.
La situazione è aggravata dall’abbandono dell’area boscata del Consorzio, dove giacciono i ruderi della ex stazione di sollevamento, potenzialmente riutilizzabile come centro visite o museo didattico e non certamente come avannotteria di specie ittiche secondo la stravagante ipotesi progettuale. Oggi è sommersa dalla vegetazione e rappresenta un pericoloso innesco per futuri incendi. Le paratie della stazione, ormai fatiscenti, rischiano di cedere, con conseguenze devastanti per l’equilibrio idrico e la sopravvivenza del papiro.
Ulteriori criticità strutturali:
– Abbandono della ex stazione di pompaggio
– Presenza di abusi edilizi nella zona A della riserva, alle foci dell’Anapo e del Ciane
– Ripristino di condizioni minime di naturalità nella fascia di riserva a nord della foce (spiaggia della playa)
– Inattuazione del piano di pre-riserva, con conseguente degrado di aree come gli ex Pantanelli, la fascia nord della foce dell’Anapo e la sorgente Pismotta
A oltre quarant’anni dalla sua istituzione, la riserva è ancora priva di un piano operativo per la gestione della “pre-riserva”, ovvero l’area di transizione che dovrebbe essere oggetto di interventi di rinaturalizzazione, recupero ambientale e regolamentazione dell’uso del suolo.
In conclusione, La Riserva Naturale Orientata “Fiume Ciane e Saline di Siracusa” si trova oggi in una condizione di profondo squilibrio ecologico, gestionale e amministrativo. L’analisi degli interventi strategici evidenzia una pianificazione frammentata, spesso scollegata dalle reali urgenze ambientali e territoriali, con progetti che rischiano di disperdere risorse senza produrre benefici concreti.
La mancanza di una visione integrata, la debolezza nella gestione operativa e il disallineamento tra obiettivi dichiarati e azioni effettive pongono seri interrogativi sulla capacità dell’Ente Gestore di tutelare e valorizzare un ecosistema riconosciuto a livello europeo.
È necessario un cambio di rotta deciso e non più rinviabile. Occorre avviare una strategia di intervento, fondata su:
– una diagnosi ambientale aggiornata e partecipata;
– una pianificazione trasparente e coerente con le specificità locali;
– un monitoraggio rigoroso dell’efficacia degli investimenti pubblici.
Solo attraverso un approccio multidisciplinare, condiviso e orientato alla rigenerazione ecologica sarà possibile restituire alla riserva il ruolo che le spetta: quello di presidio naturale, culturale e identitario per l’intera comunità siracusana e siciliana.

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