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Siracusa, ex carcere borbonico: lavori fermi da mesi e cantiere vandalizzato

Le immagini sono eloquenti: parte della recinzione abbattuta al di là della quale si vedono sacchetti di spazzatura sparsi e, addirittura, contenitori dell’immondizia rotti e rovesciati all’interno.
A ciò si aggiunge, davanti alla recinzione, il solito quotidiano spettacolo dei sacchi di rifiuti ammonticchiati a terra e dentro i contenitori non ancora distrutti: già colmi sin dalla mattina, durante le ore in cui funziona l’adiacente mercato e prima ancora che le persone si siedano a mangiare sedute ai tavoli di un paio di locali a pochi metri da tale sconcio.
Sono trascorsi tre mesi dalla conclusione dei lavori di messa in sicurezza dell’ex carcere di epoca borbonica, con un po’ di ritardo rispetto alla data prevista del 31 maggio 2025 indicata nell’apposito cartello di cantiere. Lo scorso 27 agosto alcune testate giornalistiche locali diedero in contemporanea (forse tramite comunicato stampa o qualcosa del genere) la notizia che l’area era stata bonificata, la recinzione esterna sostituita per impedire accessi abusivi, e innanzitutto che era stato effettuato il consolidamento della struttura per consentire di avviare la procedura di dissequestro dell’ex prigione.


L’edificio, risalente alla metà del XIX secolo, cessò di funzionare come istituto di pena subito dopo il terremoto del dicembre del 1990; da allora inutilizzato, venne poi posto sotto sequestro nel 2021 dalla magistratura a causa della mancata messa in sicurezza e del conseguente rischio di crolli, di cui c’era già stata qualche avvisaglia.
Problema che adesso dovrebbe essere superato grazie all’intervento eseguito da TAS srl, società del settore immobiliare specializzata in opere di restauro, che a luglio del 2024 ha acquistato all’asta l’immobile per 3 milioni e 750mila euro. Da tempo il Libero Consorzio Comunale (l’ex Provincia) di Siracusa aveva deciso di privarsene, analogamente ad altri edifici di sua proprietà. Aggiungendo gli immobili messi in vendita dal Comune e, di recente, anche dall’Agenzia del Demanio, il patrimonio storico di proprietà pubblica a Siracusa sembra destinato ad assottigliarsi ulteriormente.

   
In passato qualcuno aveva proposto di trasformare l’ex carcere borbonico in un grande museo del mare, ma a tal riguardo Provincia e Comune non hanno neanche provato a stabilire un’intesa.
Al di là di questo caso, più in generale le Amministrazioni che negli ultimi decenni si sono succedute (dopo gli stravolgimenti urbanistici compiuti da quelle precedenti) sono state incapaci, tranne in poche occasioni, di sviluppare progetti sensati e lungimiranti e d’individuare le risorse necessarie per il recupero di beni appartenenti alla collettività. Ed aggiungiamoci l’assenza cronica dalle nostre parti di istituzioni private illuminate.
Pertanto ci siamo rassegnati che “a casa cu n’òcchiu” (com’era soprannominato quel luogo di reclusione, con riferimento all’occhio scolpito sopra il portone d’ingresso) diventi un nuovo hotel a cinque stelle: così è stato annunciato sin da quando è stato acquistato l’anno scorso, limitandosi però a fare trapelare solo qualche indiscrezione, senza finora specificare quale società del settore alberghiero dovrebbe gestirlo dopo la ristrutturazione. Sempre meglio che cada a pezzi, comunque.
Nel frattempo che partano i lavori di restauro, non sarebbe male se il Comune si decidesse a intervenire, per quel che gli compete, al fine di garantire decoro e sicurezza a tutta l’area circostante. Compresi il mercato di via De Benedictis e le strade limitrofe, ormai in declino rispetto alla tradizionale fisionomia commerciale: scomparse molte bancarelle di frutta, verdura e di altri generi alimentari sostituite dal moltiplicarsi di locali dove si propongono e si consumano sul posto cibi più o meno standardizzati. Ma questa è un’altra storia.

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