C’è troppo silenzio intorno all’hub energetico di Palazzolo. Si vive un momento di sospensione, almeno questa è la percezione di chi non sa (non gli è dato sapere) cosa si muova altrove. L’attesa maggiore è per le risposte che si attendono sia alle due interrogazioni presentate – quella del senatore Antonio Nicita a Roma e quella del deputato regionale Ismaele La Vardera a Palermo che chiedono spiegazioni e chiarimenti rispettivamente al Ministro Ambiente/Sicurezza Energetica unitamente a quello della Cultura e all’Assessore regionale ai Beni culturali – sia alla richiesta di avvio immediato della procedura di vincolo per l’intera necropoli di Santo Lio rivolta alla Soprintendenza di Siracusa dall’Amministrazione Comunale.
Ma non si è fermato il lavoro di ricerca e analisi da parte dei promotori del Comitato per la Tutela della Necropoli di Santo Lio delle procedure regionali e nazionali di autorizzazione prima della cabina primaria di e-distribuzione (https://www.lacivettapress.it/2025/07/28/centrale-elettrica-palazzolo-il-primo-progetto-enel-meno-invasivo-testa-dariete-per-la-mega-stazione-terna/) e poi della stazione elettrica Terna a cui si dovrebbero collegare gli elettrodotti degli impianti eolici offshore di Pozzallo e Scicli.
“Il nostro lavoro – dicono – ci ha consentito di individuare nell’iter alcuni passaggi, per noi poco chiari, che non sono relativi soltanto alle opere che si vorrebbero realizzare a Palazzolo ma riguardano tutti, o molti, progetti smart grid regionali: qualcosa di sistemico quindi.
Ma partiamo dall’inizio, senza entrare troppo nei dettagli: abbiamo riscontrato diverse omissioni e incongruenze. La cabina primaria viene presentata da E-Distribuzione, senza indicare il CUP e la fonte di finanziamento, quasi si trattasse di un investimento privato. E sono vari gli atti regionali in cui il Codice Unico di Progetto, benché sia obbligatorio e indispensabile per la trasparenza e la tracciabilità dell’opera, e dei finanziamenti, non viene riportato. Non è presente neanche nell’autorizzazione al progetto data dalla Regione Sicilia nella conclusione della Conferenza dei Servizi. E non ci spieghiamo perché, in un allegato relativo all’avviso pubblico di avvio del procedimento di apposizione del vincolo preordinato all’esproprio, sia indicato un codice differente che fa riferimento a un progetto del Ministero della Sicurezza energetica in Sardegna. La CP di Palazzolo – come accade anche per gli altri progetti smart grid -, prima nei PON 2020, è poi rientrata nel PNRR con decreto MASE e per questa via il progetto non è stato sottoposto alle verifiche ambientali (procedure di VIA) previste dalle norme quando i finanziamenti sono europei)”.
“Tutti i progetti europei – spiega Giovanni Grimaldi – devono rispettare il principio DNSH, non devono cioè arrecare danni significativi all’ambiente. Gli Stati membri, tra cui l’Italia, devono dimostrare la conformità dei propri progetti a questo principio attraverso valutazioni specifiche e la compilazione di relazioni e checklist apposite. E i soggetti attuatori devono garantire il rispetto del principio sia nella fase di progettazione che di realizzazione, raccogliendo la documentazione necessaria e applicando criteri conformi nelle gare d’appalto”.
È dunque regolare che tutte le CP smart grid siciliane siano presentate da e-distribuzione come locali e autorizzate dalla Regione come tali nonostante rientrino ormai nel PNRR, che tutte abbiano l’avvio di esproprio con un cup sardo e non siciliano, che i progetti eludano le procedure ambientali?
E la Stazione Elettrica di Terna che nasce su richiesta di e-distribuzione in quanto indispensabile per la Cabina Primaria? Il cup è presente e ci dice che è finanziata dallo Stato in quanto opera della Rete di Trasmissione Nazionale ma non presenta cup collegati.
“Terna ha omesso anche il cup della SE nell’iter autorizzativo – chiarisce ancora Giovanni Grimaldi -. Ma i progetti PNRR devono, comprensibilmente, essere completamente tracciabili e con essi tutte le opere che ne consentono la messa in esercizio (infrastrutture di rete, connessioni, impianti ausiliari). L’assenza del cup o del collegamento impedisce di ricostruire la filiera del progetto e rompe la catena di controllo PNRR. Quindi, nei sistemi informativi nazionali l’assenza di collegamento tra la Cabina e la Stazione impedisce il monitoraggio unificato e fa sì che le opere vengano trattate come autonome. Il progetto spezzettato, non integrato, il cosiddetto salami slicing, non porta forse all’esclusione della Valutazione di Impatto Ambientale unitaria?”
Dunque, secondo il Comitato, le diverse ‘anomalie’ riscontrate potrebbero aver compromesso la validità amministrativa degli atti, la rendicontabilità europea e la regolarità ambientale dell’intero intervento, rompendo la catena di legalità, trasparenza e controllo del PNRR.
“Abbiamo chiesto al senatore Nicita una verifica su tutto questo perché riteniamo che il MASE debba essere formalmente informato” concludono.

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