Martedì 7 ottobre in Consiglio Comunale torna tra gli argomenti in discussione la “Costituzione di una Fondazione di Partecipazione denominata Siracusa 2033“ con approvazione dello statuto e dell’atto costitutivo e l’adesione del Comune di Siracusa in qualità di socio fondatore. Il 25 settembre scorso l’argomento non era stato trattato in aula perché, come detto da alcuni consiglieri, si era fatto troppo tardi (erano le 19!). Noi ci chiediamo invece se prima di decidere qualcosa non sia opportuna una discussione ampia e condivisa su un impegno così gravoso, quell’approfondimento che non ci risulta ci sia stato nella fase iniziale, quando sono state decise le modalità di costituzione della Fondazione.
Il rischio è, dopo le altre delusioni (ultima quella del 2022 come Capitale Italiana della Cultura 2024 quando, diversamente dai tentativi precedenti, Siracusa si è almeno qualificata tra le 10 finaliste, ma vinse Pesaro), di andare incontro a un nuovo flop e di non raggiungere l’obiettivo dichiarato di voler cogliere, ancora una volta, “un’opportunità strategica per lo sviluppo sostenibile e la coesione del territorio”, peccando di superficialità e approssimazione, in un velleitario solipsismo e forse anche troppo confidando unicamente nella boria del proprio eccezionale passato.
Ancora una volta l’impressione è che si tenti di costruire una cattedrale su fragili pilastri, o sull’assenza di pilastri, e la riprova è nella partenza di un processo partecipativo che vanta sì solidi principi ma dai quali sembra poi discostarsi: “La Fondazione di Partecipazione si configura come strumento organizzativo innovativo e inclusivo, in grado di garantire la partecipazione di soggetti pubblici e privati, assicurando pluralismo decisionale e una governance condivisa… una Fondazione di Partecipazione, flessibile, aperta e rappresentativa, finalizzata al coordinamento delle iniziative culturali e progettuali del territorio”.
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Dove come quando se ne sono poste le basi? Perché si è scelta la via di un solo partner, socio fondatore con il Comune? Perché da subito non si è pensato di coinvolgere in primis l’Università – di cui spesso i nostri politici si fanno vanto ma che nella realtà è pervicacemente lasciata ai margini della vita della città – o tutte le altre istituzioni culturali presenti e vivaci che avrebbero potuto contribuire a dettare le linee guida?
Una deliberazione della Giunta Muncipale di un anno fa, del 17 ottobre, ha dato mandato al Dirigente del Settore Cultura e Turismo, di procedere alla redazione e pubblicazione di un apposito avviso per la presentazione di manifestazioni di interesse di partner pubblici e privati intenzionati a partecipare alla costituzione della Fondazione ed è stata impegnata la somma di 50mila euro.
Quanto tempo è stato dato agli eventuali partner per rispondere all’avviso e preparare la documentazione atta a dimostrare il possesso dei requisiti necessari (comprovata esperienza nel settore della cultura e dell’arte; avere già realizzato attività e/o eventi in merito alla preparazione di dossier per la candidatura a città della Cultura; avere già messo in pratica le capacità progettuali della struttura tramite la pianificazione, organizzazione, realizzazione e partecipazione a bandi e finanziamenti nel settore culturale ed artistico; avere la sede legale nel territorio del Comune di Siracusa)?
Solo 10 giorni: dal 26 novembre al 7 dicembre 2024. Come mai improvvisamente tanta fretta se ben sei mesi prima era stata disposta la variazione di bilancio per impegnare la somma?
Non ha dovuto lavorare molto la Commissione di Valutazione incaricata dell’analisi delle istanze pervenute: n.2. Il 3 febbraio 2025, scartata l’associazione ‘Dueppiù per la città che vorrei’ di Sergio Pillitteri, il soggetto individuato (unico rimasto) per la costituzione della Fondazione è stata l’associazione Restart.
(G. Scollo)
Un traguardo raggiunto da Giovanni Cafeo, fondatore nel 2018 del movimento Res, promotore in città di dibattiti politico culturali, il cui fiore all’occhiello è proprio il progetto Restart per la candidatura di Siracusa Capitale europea della cultura nel 2033. Cafeo cambia la bandiera di militanza politica – fedelissimo di Gino Foti, deputato regionale del PD, esponente di Italia Viva, già Capo dell’Ufficio di Gabinetto del sindaco Garozzo, oggi responsabile regionale dei Dipartimenti della Lega in Sicilia – ma non il fine cui lavora da anni e che ha evidentemente raggiunto ponendosi quale partner indiscusso dell’Amministrazione comunale nella Fondazione “con il fine di svolgere un ruolo strategico per l’individuazione di ulteriori soci, per la pianificazione, organizzazione e realizzazione delle attività legate alla candidatura” e preparare il dossier per contendersi il titolo con le altre concorrenti (in Italia: Torino, Norcia, Viterbo, Pesaro forse con Urbino, Trieste).
Nella stessa Commissione cultura non si è affrontato adeguatamente la questione. Nell’ultima riunione del 7 agosto la consigliera Sara Zappulla ha inutilmente chiesto di prendere visione del verbale di selezione del socio per conoscere quei criteri di valutazione assenti nella determina dirigenziale, mentre il consigliere Paolo Cavallaro ha indicato un ‘vizio procedurale’ in quanto l’approvazione avrebbe dovuto essere confermata con delibera di Giunta e non soltanto dal dirigente di settore, affermazione contestata dal consigliere Ivan Scimonelli, presente alla riunione “in qualità di auditore” ma evidentemente con diritto di parola. Scimonelli ha spiegato di aver voluto essere presente per contribuire alla discussione su un’iniziativa politica che ha visto il coinvolgimento del suo gruppo ma che la scelta del partner è atto amministrativo, non politico. La proposta della consigliera Alessandra Barbone di un approfondimento della questione sollevata da Cavallaro con il coinvolgimento degli organismi competenti si è dissolta nel nulla insieme allo scioglimento delle commissioni ancora non ricomposte.
Problemi aperti che andrebbero discussi nel consiglio comunale di martedì prossimo (7/10/25) insieme ad altre questioni relative alla natura e alle modalità di azione della Fondazione come ai criteri di scelta dei componenti del consiglio d’amministrazione. Nello statuto proposto, ai vertici della Fondazione che saranno scelti dai soci fondatori (Comune e Restart!), troviamo il sindaco Francesco Italia quale presidente onorario e, di certo, il presidente dell’associazione Restart, oggi Gianmarco Scollo, di Giovanni Cafeo fedelissimo.

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