A Siracusa qualche anno fa chi avesse fatto osservare quali nefaste conseguenze avrebbe apportato una secessione dei ricchi sarebbe stato visto come un alieno. Eppure ciò è successo. Velocemente da “atto primo” questo governo di commedianti incapaci di destra ha elaborato un’altra legge porcata, fuoriuscita dal solito ministro: Calderoli.
Sappiamo che tutto ciò proviene da una modifica legislativa del 2001 che portò alla revisione del Titolo V della Costituzione Italiana voluta dal centrosinistra che introdusse all’articolo 117 della Costituzione la novità di indicare 17 materie di competenza dello Stato per poi lasciare tutte le altre alla legislazione delle singole Regioni.
In tanti non sanno neppure che con ciò avvenne un grande cambiamento perché ogni anno 61 miliardi delle casse statali vennero stornati dal sud al centro-nord per quella che fu chiamata “spesa storica”. Questo nuovo criterio fa sì che le risorse destinate a enti locali vengano stimate in misura pari alla spesa sostenuta dall’ente in quell’epoca. Così si premiavano quelli con elevata spesa, in modo da non penalizzare chi aveva molte entrate e un sistema di servizi già sviluppato. Purtroppo non ci si rese conto che ciò creava effetti distorsivi. Infatti i comuni con maggiore spesa possono essere sia quelli che chiedono ai propri cittadini un maggior sforzo fiscale che quelli già più dotati di risorse. Questo meccanismo inoltre poteva avvantaggiare anche quegli enti che spendono molto, pur senza garantire servizi adeguati.
Sappiamo anche che all’approvazione in parlamento di questa legge nominata “spacca-Italia” tutte le forze politiche di sinistra, insieme a Cgil e Uil e altre associazioni hanno richiesto un referendum riuscendo a raccogliere in poco tempo 553.915 firme (solo in on line), oltre all’alto numero di firme cartacee.
Poi il tutto è passato al vaglio della corte costituzionale che si è espressa con una sentenza (n. 192) dove ha dichiarato sette norme incostituzionali e altre dieci da correggere per garantire la costituzionalità della legge Calderoli. Ma non ne ha rilevato l’incostituzionalità generale. Alla fine la Cassazione ha ritenuto legittima la votazione referendaria.
Siamo giunti così a un momento importante per il governo Meloni, perché non è irrilevante quale sarà l’esito. Infatti, se si andrà al referendum il rischio di una perdita dei promotori porterebbe la lega a riscrivere la legge per annullare la logica delle sette incostituzionalità e renderle funzionali, ma comporterà anche l’apertura al governo per il premierato ritenendo che gli italiani accettano tutte le scelte del governo Meloni. È per questo che molti nell’opposizione sperano che la corte costituzionale non accetti il referendum. Infatti, la Corte deve ancora esprimersi sull’ammissibilità in base all’articolo 75 della Costituzione che vieta referendum in materia di leggi tributarie e di bilancio che sono toccate dalla legge Calderoli.
Dall’altra parte una vittoria del Sì sarebbe una significativa sconfitta politica per il governo, anche se la Meloni ha dichiarato che in ogni caso non si dimetterà, perché la legge sull’autonomia non si potrebbe riproporre almeno fino a fine della legislatura, dichiarano i costituzionalisti, ma rallenterebbe anche i desideri di premierato. Inoltre, sempre nel 2025 seguirebbero le consultazioni referendarie richieste dalla Cgil sul lavoro con milioni di firme raccolte.
Quindi sono mesi cruciali per il governo Meloni rispetto a quelli passati.
“Per di più sono anche in discussione i livelli essenziali delle prestazioni (Lep). “Infatti, la Corte ha ordinato di metterli a punto: un lavoro tecnicamente complicatissimo – spiega il costituzionalista Alfonso Celotto. – Si dovranno prendere i 23 oggetti di autonomia, spacchettarli in materie, e per ciascuna stabilire quali sono. Nel concreto, probabilmente dei contenuti dovranno occuparsi i singoli dipartimenti tecnici. Bisognerà chiedere al ministero delle Infrastrutture qual è il livello minimo in materia di porti o aeroporti, alla Protezione civile per questa materia, all’Istruzione per gli asili nido…”.
Insomma, per completare questo lavoro servono tecnici delle singole materie, non possono essere i cinquanta professori della commissione Cassese nominata per definire tutti i livelli.
Alla fine di questa breve analisi c’è da chiedersi: il Paese ha bisogno che tanti dipendenti pubblici, impiegati dei ministeri, ecc. insieme a tutto un governo vadano a occuparsi di ciò che è fuori dall’interesse generale, dai veri e concreti problemi del Paese?
Afferma il sondaggista Noto: “Su una possibile consultazione referendaria la scelta sembra farla, più che il partito per cui si vota, il luogo in cui si abita. I residenti del Sud, infatti, tendono a essere contro l’autonomia a prescindere dal partito che sostengono”.
Per cui, ritornando a Siracusa, ci troviamo di fronte a una scelta sia semplice (SI/NO) che trasversale ai partiti.
Tutto ciò non può essere un’occasione di confronto tra le forze politiche col territorio? Non potrebbe diventare una raccolta di richieste popolari verso questo governo per chiedere con consapevolezza maggiori risorse per scuole che crollano, una sanità più pubblica ed efficiente, servizi sociali davvero dignitosi?
Non potrebbe essere una riscossa pubblica contro un governo che decide su condoni, armi, leggi per i colletti bianchi e inesistenti aiuti alle classi povere che si ampliano sempre più?
Non è un’occasione per una rinata coscienza politica dei siracusani spesso disinteressati a queste problematiche e portati a un inutile e sterile astensionismo?
Sappiamo che la decisione della Corte sull’ammissibilità è attesa entro il 20 gennaio. Se confermerà quanto detto dalla Cassazione, si andrà a votare tra aprile e giugno.
Intanto, nel governo, il ministro Calderoli insiste. Il comunicato 107 del Consiglio dei ministri informa che si assegna al Dipartimento di Calderoli fino al 31 dicembre 2025 “l’attività istruttoria per la determinazione dei Lep e dei relativi costi e fabbisogni standard”.
Eppure, questo governo ha giurato sulla costituzione di servire interessi generali, mentre le numerose leggi, disposizioni governative e tante altre scelte sono contro gli interessi della nazione.

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