Avevo scritto, il 27 luglio, una lunga nota per La Civetta di Minerva – confermando peraltro il mio atteggiamento di disincanto in merito alla vicenda –, relativa alla candidatura di Fabio Granata a Soprintendente della Fondazione Inda, e conseguente bocciatura della stessa – decisa, non già in sede del Ministero della Cultura, cui compete la valutazione finale dei candidati al ruolo, in relazione ai curricula degli altri concorrenti (di norma 3) – avvenuta nella fase preselettiva, come da Bando, in sede del C.d.A. Inda, prima di inviare i nominativi dei concorrenti al Ministero. Ma ecco che giunge una nota di alcuni amici e collaboratori di Granata, a firma di Maria La Pira, Fausto Consiglio, Salvo Corso, Carlo Castello e Marco Mastriani, che mi accusano, anzi si mostrano «sorpresi dall’astio e dai toni rancorosi usati» dal sottoscritto, proseguendo – così gli stessi firmatari – «come se Fabio Granata avesse posto in essere chissà quale comportamento scorretto o illegittimo…..ecc. ecc.».
Mi vedo costretto a ritornare ai contenuti della mia nota, che probabilmente i firmatari non hanno letto affatto o hanno letto male. E, aggiungo, non hanno neppure letto il Bando per Soprintendente Inda, cui l’assessore Granata aveva deciso di partecipare.
(Fabio Granata)
Per cui mi vedo costretto a riportare – tra parentesi – una parte del mio commento in questione. Scrivevo:
«Dal Bando pubblico del C.d.A. Inda, per la selezione del ruolo di Soprintendente Inda, è specificato, senza equivoci, all’art. 4 (“requisiti specifici di ammissione”), nei punti A e B – in sintesi –, che “ogni candidato dovrà avere un’esperienza comprovata almeno quinquennale nella direzione manageriale e organizzativa, con specifica competenza gestionale di enti o istituzioni operanti nel settore dello spettacolo dal vivo e comunque con valore della produzione non inferiore a 4 milioni di euro e documentata esperienza organizzativa e artistica maturata in ambito teatrale da enti e istituzioni culturali per almeno 5 anni”.
E da questa “fedele” trascrizione del mio articolo, asserivo questa valutazione, che riporto QUI integralmente: «Sarebbe stato sufficiente leggere i criteri e l’articolato del Bando – e ciò che fa ogni giovane che partecipa ad un concorso –, e peraltro non credo fosse necessaria la consulenza di un giurista (fermo restando che Granata, pur non svolgendo più la professione, è avvocato) –, per comprendere, a primo acchito, che Fabio Granata non aveva i requisiti minimi per partecipare a tale selezione. La prima domanda, pertanto, è: Granata non ha neppure letto il Bando del C.d.A. Inda? Ipotesi davvero surreale! Pertanto, ne consegue una domanda decisiva: di fronte all’assenza del requisito/titolo in suo possesso, dietro quale intenzione Fabio Granata, assessore alla Cultura della Giunta di Siracusa, presieduta da Francesco Italia – che, nel ruolo di Sindaco, è anche il Presidente della Fondazione Inda –, ha ritenuto plausibile la sua candidatura, pur essendo privo dei titoli e requisiti richiesti?».
Dal che asserivo che (di là da ogni valutazione di “merito e qualità” sul C.d.A. Inda che ha “cassato” la sua candidatura), non inserendo Granata nella “Terna” da inviare al Ministro, il C.d.A. ha operato sul piano giuridico, sino a immaginare – ed è un aspetto cui Granata e i suoi amici della lettera nei miei confronti dovrebbero riflettere – che se al Ministero fossero giunti tre nomi, tra cui quello di Granata (privo dei requisiti curriculari previsti dal Bando), sarebbe stata decisione facile per il Ministro (o chi per lui) sottolineare allo stesso C.d.A. l’irregolarità di una terna di tre nomi, dentro cui vi era presente un concorrente privo dei titoli (cioè, GRANATA), sino al possibile “ricorso” di altri (5 o 10, non importa) concorrenti al ruolo, che erano stati esclusi dalla Terna, col rischio di vedere ANNULLATA la stessa selezione, e i richiami che il Ministro avrebbe fatto PESARE direttamente sul C.d.A. INDA.
(Roberto Fai)
Ma quale “rancore” personale? Semmai un commento di ragionevolezza – che vedo manca agli amici dell’Assessore.
Faccio presente agli amici di Granata che valgono sempre le “norme giuridiche”, prima ancora che la sfera politica, o i desiderata “di parte”. Le norme giuridiche si possono sempre cambiare – Bandi pubblici; criteri di concorsi; accesso normativo a cariche specifiche, e via dicendo: ma sino a quando ci sono “quelle regole”, queste vanno rispettate.
Capisco che dal settembre 2023, con l’insediarsi a Roma del Governo Meloni, affiora una sorta insofferenza verso le regole date, la voglia di una sorta di revanscismo, un “sostanzialismo” politico di ritorno – e ne abbiamo prova in sede nazionale tra Premierato, un pò confuso e pasticciato; “Autonomia differenziata” che spezzerà le già fragili condizioni di uniformità degli equilibri sociali e delle opportunità tra Nord e Sud della “nazione” (così la dico semplice agli amici di Granata!).
Roberto Fai

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