DA NON PERDERE

FABIO GRANATA SI CANDIDA A SOPRINTENDENTE INDA: ESCLUSO!

Stupor mundiCosa ci mostra questa vicenda? Di fronte a quale forma di tracotanza politica, istituzionale e culturale ci troviamo?

(di Roberto Fai)

Vi è un “motto” che si attribuisce a Aby Warburg – grandissimo storico tedesco, critico d’arte, noto per le sue ricerche sul simbolismo, sull’iconologia –, che è espresso nella frase «Il buon Dio si trova (o alberga) nel dettaglio». Sia chiaro che tale indicazione ermeneutica vale, o è esprimibile, con lo stesso valore, anche nel suo “rovescio”: «Il diavolo si trova nel dettaglio». Questo “motto” dovrebbe costituire, in ogni occasione, un “presupposto” vincolante al fine di ricercare sia la dimensione conoscitiva di qualcosa (è sempre da un dettaglio che si può far sprigionare la straordinarietà di un’opera), sia anche per formulare un “giudizio” – non solo estetico, ma anche valoriale, etico, politico, ecc. –, che può e deve essere dato ad ogni esperienza sociale ed umana: ad un’opera estetica, come anche a fatti, comportamenti, gesti che hanno un rilievo, un significato, per la società. Solo così, la cultura, in senso lato, può contribuire al miglioramento sociale. Forse!

Esordisco con questa premessa, un po’ straniante, per commentare un episodio recente che ho appreso casualmente, leggendo all’incirca dieci giorni fa, nella pagina di cronaca di Siracusa de “La Sicilia”, la notizia che l’assessore Fabio Granata – che si era candidato al ruolo di Soprintendente dell’Inda – è stato escluso dalla terna dei concorrenti dal C.d.A. della Fondazione. Il 12 maggio scorso, la Fondazione Inda ha reso noto il Bando pubblico attraverso il quale ricevere le proposte di autocandidatura per il ruolo di Soprintendente Inda, al fine di operare – nel caso di più candidati (e da un altro organo di stampa s’è appreso i candidati al ruolo di Soprintendente erano stati una quarantina) – la selezione dei tre nomi finali (una Terna) da inviare al Ministero della Cultura, sede istituzionale da cui sarà scelto, a breve, il nuovo Soprintendente. È così avvenuto che il C.d.A. della Fondazione Inda ha inviato al Ministero della Cultura, appena qualche settimana fa, i nomi tra i quali sarà scelto il Soprintendente. Escludendo il nome di Fabio Granata.

Ho aspettato diversi giorni prima di scrivere questa nota su una vicenda che, pur riguardando un aspetto di alto interesse politico-culturale per la città, è apparsa spegnarsi subito, passare quasi inosservata – non credo sia stato l’effetto del “caldo torrido”, semmai del clima di “assopimento politico” e culturale della città. Sull’episodio è calata subito la sordina. Se ne scrivo adesso è perché mi ero illuso che settori della stampa locale, o singoli giornalisti, o qualche partito – che, per statuto fondativo, mi pare si occupino di politica –, associazioni culturali, “liberi” opinionisti o qualche personalità che abita la costellazione autogratificante e autocelebrativa della “cultura” siracusana, insomma che qualcuno tra questi esprimesse il proprio libero ed autonomo “giudizio” sulla vicenda. Su ciò che essa rivela, mette a nudo, mostra e sottende – quale epifenomeno socio-politico, oltre che culturale –, trasmettendo a tutti noi, in una fase davvero crepuscolare del confronto politico, inteso come libero conflitto su idee e visioni del mondo.

Niente di tutto ciò. Ecco che ho deciso di dire la mia, con disincanto, per misurare tutta la pochezza che da tempo avvolge la politica in città, il “dibattito pubblico”, il livello del confronto politico, mentre la stessa Giunta comunale percepisce e “sa” di poter governare sul crinale di un “bricolage di corto respiro”, di fronte al “nulla politico” che la circonda. Proviamo pertanto a cercare, a partire dal “dettaglio”, dove si nasconde il diavolo!

Dal Bando pubblico del C.d.A. Inda, per la selezione del ruolo di Soprintendente Inda, è specificato, senza equivoci, all’art. 4 (“requisiti specifici di ammissione”), nei punti A e B – in sintesi –, che «ogni candidato dovrà avere un’esperienza comprovata almeno quinquennale nella direzione manageriale e organizzativa, con specifica competenza gestionale di enti o istituzioni operanti nel settore dello spettacolo dal vivo e comunque con valore della produzione non inferiore a 4 milioni di euro e documentata esperienza organizzativa e artistica maturata in ambito teatrale da enti e istituzioni culturali per almeno 5 anni».

I “criteri” individuati corrispondono obiettivamente al ruolo, al peso e al prestigio che l’Inda rappresenta nell’ambito della Fondazioni culturali italiane. È pur vero che il Bando esplicita in modo più analitico i “requisiti” richiesti ai candidati a Soprintendente, rispetto a quanto è scritto nello Statuto della Fondazione, nel quale, in ogni caso, si dichiara che «il Soprintendente deve essere in possesso di «riconosciuta esperienza nella gestione dello spettacolo dal vivo e di comprovati requisiti tecnico-professionali relativi alle attività della Fondazione». Comprensibile che nel Bando – alla luce della straordinaria e consolidata, da oltre un decennio, crescita qualitativa ed esponenziale degli spettatori e della valenza internazionale raggiunta dalle “Rappresentazioni” Inda –, il C.d.A. abbia accresciuto i requisiti per il Soprintendente.

Va da sé che sarebbe stato sufficiente leggere i criteri e l’articolato del Bando – e ciò che fa ogni giovane che partecipa ad un concorso –, e peraltro non credo fosse necessaria la consulenza di un giurista (fermo restando che Granata, pur non svolgendo la professione, è avvocato) –, per comprendere, a primo acchito, che Fabio Granata non aveva i requisiti minimi per partecipare a tale selezione. La prima domanda, pertanto, è: Granata non ha neppure letto il Bando del C.d.A. Inda? Ipotesi davvero surreale! Pertanto, ne consegue una domanda decisiva: di fronte all’assenza del requisito/titolo in suo possesso, dietro quale intenzione Fabio Granata, assessore alla Cultura della Giunta di Siracusa, presieduta da Francesco Italia – che, nel ruolo di Sindaco, è anche il Presidente della Fondazione Inda –, ha ritenuto plausibile la sua candidatura, pur essendo privo dei titoli e requisiti richiesti?

Da qui, seguono altre domande: il Sindaco Francesco Italia sapeva già da prima dell’autocandidatura a Soprintendente del suo Assessore, o l’ha appresa nel corso di qualche seduta del C.d.A., dedicata a esaminare i nomi dei 40 candidati a Soprintendente? È evidente che quest’ultima ipotesi non appare credibile, dovendo immaginare che il Sindaco sapesse della candidatura del suo assessore. Ha provato o no, Italia, a dissuadere, Granata dall’inoltrare la sua candidatura? Non sarebbe nato in seno al C.d.A. un evidente imbarazzo per tutti?

Appare evidente, diremmo conseguenziale, che il C.d.A. Inda – a prescindere dal giudizio che sullo stesso può e deve essere formulato, per le vicende di questo ultimo biennio di gestione, segnato da opacità, polemiche che sono scaturite dalla rottura, dapprima, con Antonio Calbi, a conclusione del suo mandato di Soprintendente, poi con Valeria Told, rimasta appena un anno nel ruolo di Soprintendente, e dimessasi qualche mese addietro –, esaminando i curricula dei 40 concorrenti, non poteva che scartare subito il nome di Granata. Superfluo, anzi, fuori luogo, porre qui domande di “trasparenza” sugli orientamenti del C.d.A. Inda in merito al voto. L’esclusione di Granata non poteva che essere presa in aderenza ai criteri normativi e regolamentari del Bando. Davvero surreale che il nome dell’Assessore alla cultura potesse far parte della “Terna” per il Ministero: in questo caso, la figuraccia sarebbe stata gigantesca, per l’intero C.d.A.

Semmai, l’ultima domanda è: «cosa ci mostra questa vicenda? Di fronte a quale forma di tracotanza politica, istituzionale e culturale ci troviamo?». Questa vicenda mostra a tutti noi una deriva pasticciona, un caso di “presunzione istituzionale”. Vero che è un episodio ben presto passato sottotono, messo in sordina – ai molti rimasto, forse, anche sconosciuto, ignoto. E, tuttavia, la vicenda, nel suo dettaglio del Diavolo, parla a tutti noi, ai rapporti penosi, patetici, di deriva personalistica – nel riemergere di forme di notabilato politico: con partiti politici assenti o svuotati o in crisi, mentre i “rappresentanti istituzionali” sembrano muoversi come “gli eletti”, in senso religioso –, che investono la principale Istituzione di governo della città, incartata nei suoi opachi meandri di tatticismo di piccolo cabotaggio politico, che ha perso sin dalla sua elezione la capacità di relazionarsi ai temi materiali e strategici della città, trascinata stancamente in una profonda frattura con il corpo sociale, priva di idee, smarrita in un governicchio di corto respiro. Ecco perché i cittadini non vanno a votare!

Da leggere

L’occhio della Zillica. Un racconto di Giuseppe Raudino

É un pomeriggio d’agosto e sto seduto sull’orlo della banchina al porto Lachio. Le mie …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti