Manifestazione a Roma della CGIL. Una marea rossa e con i colori della pace

Alla manifestazione di Roma del 7 ottobre organizzata dalla Cgil “La via maestra”, a cui hanno aderito oltre duecento organizzazioni fra cui Arci, le Acli, l’Anpi con il Pd e il M5S, c’è un’enorme valanga umana dipinta di rosso, insieme ai colori variopinti della pace di altri convenuti. La slavina ha invaso una parte della città ed è guardata, al suo passaggio, da tanti romani che sorridono rimanendo increduli perché non più abituati a una tale quantità di gente sulle strade. Difatti, le migliaia di partecipanti che s’incamminano verso piazza San Giovanni avanzano con striscioni, bandiere, cartelli, intonando canzoni, rullando tamburi e nacchere oltre agli immancabili fischietti. Si balla, si scherza, ci si affatica con il sole caldo che non manca nel dar fuoco ai dimostranti. C’è anche una piccola banda che non smette di suonare per tutto il lungo percorso. Vi sono anche i definiti “contestatori e sovversivi” dall’attuale governo, gente normale che era presente davanti alla nave Diciotti a protestare. Ora sono rossi per via del sole cocente, ma parlano contenti d’essere lì nel farsi sentire e contare. “Veniteci a schedare – grida uno di loro alle forze dell’ordine – noi vogliamo i nostri diritti e sentiamo il bisogno di lottare per uscire da questa situazione troppo stretta, fatta di sacrifici quotidiani, mancanza di dignità fra chi non ha lavoro e chi lo ha povero, nero, precario”. Molti dicono: abbiamo manifestato dagli anni ’70 quando eravamo giovani e pieni d’idee e richieste di giustizia. Ora dopo quegli anni di grandi conquiste sulla sanità, lo statuto dei lavoratori, le giuste pensioni e salari ci troviamo ancora qua a reclamare i nostri diritti che sono sanciti dalla costituzione. Quante volte devono resuscitare quei partigiani, uomini e donne, che combatterono per questo e darli a un popolo che chiedeva la fine della dittatura fascista”. “È vero – ribatte un compagno vicino – sembra che nulla sia successo, al governo sono presenti nuovi fascisti, con gli illiberali berlusconiani e coloro che continuano nel volere spaccare egoisticamente la nazione tra ricchi e poveri”. Una donna della provincia di Siracusa alla domanda del perché è presente per la prima volta in questa manifestazione dichiara: “vorrei avere la signora Meloni davanti per rispondere alle sue affermazioni dell’essere donna e mamma come tante di noi, le direi che io voglio solo il lavoro e con quei giusti e onesti soldi ricavati camperei la mia famiglia, i figli, non penso ai tanti che prende lei”. “Mi sacrifico troppo per andare avanti – informa un altro partecipante – ho un odio viscerale verso questo governo e non perché sono di sinistra, ma per quello che sta compiendo giornalmente. È un attacco alla costituzione cioè alla sanità, ai salari, con un fisco a favore dei ricchi, non progressivo, l’attuazione dell’autonomia differenziata, il proseguire sull’invio di armi in Ucraina a danno di noi sempre più poveri del sud e Siracusa. Sono venuto in treno, un viaggio di oltre dodici ore e ho trovato poca differenza con le locomotive di 30 anni fa, tranne nel prezzo. Invece alla stazione di Roma ho visto che esiste l’alta velocità e da parecchio e poi gli altri treni sono nuovi e moderni. È un sintomo della differenza tra il sud e il resto d’Italia”.

C’è anche il segretario provinciale dei pensionati Cgil di Siracusa Mimmo Bellinvia con viso preoccupato. Perché? “Con questo governo stiamo perdendo tanti diritti, adesso quello della rivalutazione delle pensioni, hanno pensato di fare cassa anche sui pensionati”. Una ragazza dal volto sorridente dà una risposta secca per la sua presenza: “Ho voglia di lottare per tutto quello che vedo e subisco. Sono una lavoratrice precaria e non ho prospettive per l’acquisizione di una pensione decente. Ho superato i quarant’anni con pochi anni di lavoro e contributi. Andrò avanti da precaria sperando di non perderlo questo lavoro. Mi racconta mia madre che negli anni ‘70 si viveva in condizioni migliori. Il precariato non era così diffuso e i lavoratori avevano più diritti e allora mi sale la collera”. Un’altra donna è convinta che il suo sacrificarsi per questo viaggio in treno possa servire a non veder svenduti i diritti in cui crede. “Ci sono diritti e doveri, ma io vedo solo il dovere di pagare le tasse. Mentre c’è la mancanza di servizi pubblici, sanità inesistente e tanto altro ancora. Osservo che i pochi ricchi hanno una ricchezza che sempre aumenta e noi maggioranza riceviamo sempre meno fra salari, servizi pubblici, sanità, istruzione per i figli”. Anche al segretario provinciale della Cgil Roberto Alosi poniamo la stessa domanda: “La ragione profonda che ci spinge allo scendere in piazza è quella di un’opposizione senza sé e senza ma per quanto sta accadendo nel Paese. Si scardina la costituzione, si vuole dividere l’Italia con gravissime conseguenze. Già Siracusa è in una condizione di debolezza sui diritti della costituzione, per la salute, l’istruzione, i salari, l’intero sviluppo della provincia. Il progetto del governo va immediatamente fermato. Solo una piazza di questa natura può dare il grado di quanto sia profondo l’opposizione verso questa conduzione. È nostro diritto muoverci quando vediamo che il governo va in una direzione diametralmente opposta ai diritti delle lavoratrici, lavoratori, pensionati e giovani. Credo che in queste occasioni bisogna ripartire dal basso e riacquistare i diritti di cittadinanza. Abbiamo grandi risorse, quelle del Pnrr, in grado di dare un notevole impulso a un nuovo sviluppo produttivo. Invece questo governo ci sottrae anche una parte di queste risorse destinandole ad altri progetti lontani dal sud”. L’identica domanda la giriamo a Sara Zappulla, consigliera comunale del Pd a Siracusa: “La costituzione è alla base dei nostri diritti mentre il progetto del governo Meloni è la sua svalutazione e noi giovani del sud ne sentiamo maggiormente le conseguenze. Oggi la prospettiva di vita dei giovani a Siracusa è d’andare via alla ricerca di un lavoro stabile, qua è impossibile”. Si avvicina un veterano di queste manifestazioni, da sempre appassionato, prima da lavoratore ora da pensionato, nella lotta contro le ingiustizie: “Questa giornata per noi reduci di quegli anni duri dice tanto. A quei tempi il sindacato lo chiamavamo “movimento sindacale” e milioni di lavoratori lo seguivano, gli davano forza. Ora sono fisicamente stanco. Ho i piedi gonfi e la schiena a pezzi, ma la mente è sempre giovane e rimane ancora con l’anima in lotta a recuperare quell’unità perduta che ha fatto perdere i tanti diritti rubati. Adesso questa destra che non mostra capacità di governo sta sperperando il nostro denaro in tanti rivoli anticostituzionali dandoli a chi già ha troppo e chinandosi a zerbino a qualsiasi volere di Ue, Nato, Usa che hanno interessi nella continuazione della guerra in Ucraina. In fondo, chi paga siamo noi, i più poveri. Ma noi anche se stanchi rimaniamo sempre in piedi. È una decisione che ci costa molto di più rispetto a decine di anni fa, però in me non è morta la voglia di riscatto. Si vede che morirò combattendo”. “Voglio dire ai tanti che stanno a guardarci da casa: se facciamo questi sacrifici nel venire qua è perché in questa maniera facciamo vedere la forte voglia di un popolo che risorge – afferma una fervente sindacalista – non accetto il fare e volere di una Meloni che, anche se donna, strappa diritti e unità, divide e offende, inganna anche i suoi stessi elettori a cui ha promesso tutto mentre non sta dando niente”. Arrivano le prime news: “Si va riempiendo una piazza che può contenere fino a 250mila persone, eppure la questura afferma la presenza di soli 35mila partecipanti”. L’esclamazione di tanti: “Che vergogna. La menzogna afferma chiaramente la paura del potere di questi politici al governo”.

Landini ha iniziato il suo discorso in modo davvero commosso e felice per la tanta gente venuta e dichiara: “Ho ricevuto tante telefonate e messaggi fino a pochi minuti fa da persone che erano dispiaciute di non venire perché non avevano trovato posto nei pullman, treni, aerei. Sono emozionato perché vi sono ancora partecipanti che non riescono a entrare nella piazza quasi piena”. Le sue parole sono imperniate su unità e solidarietà. Dichiara che il popolo convenuto in piazza è la rappresentanza di chi tiene in piedi questo Paese, è per questo che deve essere ascoltato, non si può andare contro. Pronuncia uno storico militante della Cgil di Siracusa: “Questo sindacato è ancora capace di fare ricorso a una risorsa profonda, mai scomparsa nonostante la crisi della sinistra, è quella di noi militanti ex operai che amiamo ancora questo sindacato regalandogli giornate di volontariato e infiammandoci quando sentiamo parlare di lotta per la democrazia, costituzione, lotta contro il fascismo e il razzismo, per i diritti, il lavoro, l’ecologia e la pace”. Infine una tuta blu interviene deciso: “Dopo questa grande manifestazione bisogna da subito continuare sui territori e nei posti di lavoro, perché non dovrà essere un volo di farfalla, ma una rondine che porta primavera”.

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