Concetto Lo Bello, il re degli arbitri (e qualche ricordo biografico)

Sono molto grato a Rosario Lo Bello – a tutti noto per il prestigioso ruolo di arbitro internazionale di calcio, e figlio d’arte del più celebre, e degnamente celebrato, Concetto Lo Bello – per avermi invitato, e avermi voluto tra i relatori, all’iniziativa che s’è tenuta mercoledì pomeriggio, 7 dicembre, nel salone del Museo archeologico Paolo Orsi di Siracusa, proprio per ricordare suo padre, Concetto Lo Bello, sulla scia del libro pubblicato dall’editore siracusano Morrone, “Concetto Lo Bello. Un uomo di rigore”, a cura di Rosario Lo Bello, e dei giornalisti Enzo Pennone, Gaetano Sconzo e Umberto Teghini, con una prefazione di Gianni Minà.

Lungo questo 2022, diverse ed autorevoli sono state le occasioni in cui il libro è stato presentato per ricordare “il re degli arbitri” – “Il Minosse degli stadi”, figura metaforica, come seppe dipingerlo la grande penna del giornalismo sportivo, Gianni Brera, in un articolo su Repubblica del 1989 – alla presenza di prestigiosi giornalisti, dirigenti dell’ambiente sportivo italiano, arbitri nazionali e diversi calciatori, con sale gremite. Dalla Sala dei Baroni al Maschio Angioino, a Napoli, con Corrado Ferlaino, già Presidente del Napoli calcio, al Centro Tecnico Federale di Coverciano, dove erano presenti dirigenti federali e giornalisti, il vicepresidente dell’AIA, Duccio Baglioni, come gli ex calciatori Giancarlo Antognoni, Luciano Chiarugi ed altri, e quel Pietro Nicolosi che era stato guardalinee sia di Concetto che di Rosario Lo Bello. Così come a Roma, al Salone d’Onore del Coni, con il Presidente Giovanni Malagò e tanti altri esponenti del mondo calcistico, arbitri e giornalisti.
In questa occasione siracusana, coordinata dall’impeccabile regia dei giornalisti Laura Valvo e Prospero Dente, i primi interventi istituzionali: dell’assessore Dario Tota, in rappresentanza del Comune, Liddo Schiavo, Delegato del Coni di Siracusa, che è stato anche di aiuto ai due figli (Rosario e Franca) del prestigioso arbitro, nella promozione delle iniziative per promuovere il libro in questione. Dopo un breve e commosso intervento di Rosario Lo Bello, che ha anche presentato e ringraziato i qualificati ospiti presenti in sala: da Riccardo Galletta, negli anni trascorsi, collega ed amico di Rosario Lo Bello nel ruolo di qualificato ex arbitro di calcio della Sezione di Firenze, ieri nel ruolo di Generale del corpo d’armata interregionale dei Carabinieri “Culqualber”; al Prefetto di Siracusa, la Dott.ssa Giuseppa Scaduto; alla comandante dei Vigili Urbani della città, Delfina Voria, e tutti gli altri ospiti.
Nel corso del Convegno, dopo un breve intervento di saluto della figlia Franca, i qualificati interventi del Generale dei Carabinieri, Riccardo Galletta e di Sandro Morgana, Presidente della Fgci Sicilia, che ne hanno ricordato il prestigio, il ruolo, l’autorevolezza, come anche l’umanità, la figura a primo acchito severa, così come anche l’«aura» che lo circondava: come arbitro, ma anche come persona. Il tratto di quell’uomo fiero e guardingo nel ruolo che svolgeva in campo – «un po’ Dionisio, tiranno di Siracusa, un po’ Abd el Karim, pirata saraceno» – così ancora Gianni Brera nel già citato articolo del 1989. L’arbitro dalle movenze inimitabili: il quale, poco prima che un’azione ripartisse dal calcio da fermo a favore di una squadra, correva all’indietro – raro come pochi tra tanti arbitri ordinari –, con i suoi passi sicuri e felpati, stagliandosi o sostando proprio lì dove l’azione di gioco andava convergendo. Ineguagliabile nei gesti e nelle movenze, subito frenando, con piglio netto, possibili scontri tra giocatori, rapportandosi con identica sicurezza e a volte con irruenza con chiunque. Non è un caso che Marco Innocenti, nel giorno della sua morte, il 9 settembre 1991, poteva scrivere sul Sole24Ore: «se ne va il re degli arbitri!»: perfetta definizione, visto che nel contemporaneo ingresso negli stadi italiani o internazionali delle figure in campo, lo sguardo e l’attenzione del pubblico non riguardava solo le “due entità” in gioco – il Milan contro il Napoli, o l’Inter contro la Juve, o il Manchester United contro il Benfica, come nel 1968! – bensì tre “soggettività”: le due squadre e “lui”: Concetto Lo Bello!

Nel mio intervento non potevo che esordire con alcuni riferimenti e ricordi di carattere familiare e biografico – che qui, nell’articolo, provo a rendere nei dettagli rispetto alla brevità dell’intervento nel convegno – prima di dedicare sincere parole alla figura e al ruolo di Concetto Lo Bello. Ricordi familiari, perché mio padre (Silvio Fai) e Concetto Lo Bello, quasi coetanei – il primo, 1922-1989; Lo Bello, 1924-1991, morti entrambi all’età di 67 anni –, erano molto amici in gioventù, calciatori, poi divisi quasi alla vigilia della guerra: mio padre entrava all’Accademia militare di Modena, completando il corso per Ufficiale dell’esercito, partecipando al conflitto mondiale, per riprendere contatto con Concetto Lo Bello subito dopo la conclusione della guerra. Quest’ultimo inizia la sua carriera di arbitro, alternando l’impegno nella pallanuoto e dirigente sportivo, per approdare alla massima carriera calcistica nel 1954 e arbitro internazionale nel 1958. Intanto, Concetto Lo Bello, attento a tutte le dinamiche sportive della sua città e straordinario artefice delle opportunità che il prestigio del suo ruolo arbitrale gli offre farà sì (sono racconti di mio padre) che qualche giovane calciatore membro della squadra del Siracusa calcio, ma impegnato nel servizio militare altrove, possa essere trasferito con facilità alla Caserma di Siracusa e qui, grazie all’amicizia con mio padre, ottenere maggior tempo libero per allenarsi e partecipare alle gare, in casa e fuori. Ricordo, peraltro, ragazzino tra i 9 e 12 anni, di aver atteso più volte davanti al cancello dell’ingresso centrale il taxi (a quei tempi, di colore nero) che accompagnava i calciatori le domeniche prima delle partite, accostarsi menre qualche “militare-giocatore” (che mi conosceva perché mi aveva visto spesso in Caserma) aprire lo sportello, farmi sedere sul taxi, portarmi con loro dentro l’area dello stadio. Mi ricordo, una domenica, stretto in taxi tra due grandi: Rocco Testa e Washington Cacciavillani. Io, per salire in tribuna e godermi lo spettacolo della partita, loro, per dirigersi negli spogliatoi e scendere poi in campo.
E ragioni biografiche – evitando i richiami dei moderatori, Prospero Dente e Laura Valvo, tesi a contenere il rischio di lunghi interventi, ricorrendo a metafore calcistiche, tra ammonizioni e “tempi supplementari” da evitare! –, perché anch’io ho frequentato il mondo arbitrale: sono stato “di casa”, essendo stato arbitro di calcio, durante il primo periodo universitario. Chiusa la qualificata stagione calcistica giovanile “juniores” – tra i 15 e i 18 anni – nel ruolo di mezz’ala sinistra, dapprima con “L’Olimpic”, guidata da Luciano Mica (in sala a seguire l’iniziativa dedicata a Lo Bello), che anni dopo sarebbe diventato Maestro dello sport del Coni, approdo con tanti amici alla “Libertas Siracusa”, allenata da Delfo Moscatt e Dirigente, Antonio Buonomo, sotto la cui guida, dopo aver vinto la selezione regionale, vinciamo, a Trieste, nel 1967, il campionato nazionale “Juniores” calcio della Fgci, battendo gli avversari lombardi, con in squadra, tra gli altri, Corrado Cugno (portiere), Virgilio Muriana, Sergio Giansiracusa, Franco Lissandrello, Michele Scarfì, Gabriele Campailla, Gregorio Cammisa, ed altri: peraltro, il Muro difensivo ci protegge grazie al “Duo” (centromediano e libero), Giovanni Corallo e Franco Garofalo (“puppetta” = “polpetta”), il cui alto valore sarà subito scoperto da squadre di Serie C, dove i due militeranno ben presto per alcuni anni con successo.
Mentre io intanto decidevo, nei primi anni universitari di frequentare il corso per Arbitri di calcio: lo stesso anno, se ricordo bene, in cui era amico di corso il collega Franco Puglisi (scomparso nel 2020), che proseguendo a lungo la sua carriera raggiungerà la serie D, per poi diventare guardalinee qualificato a fianco di Rosario Lo Bello – così come il guardalinee Elio Gervasi di Siracusa – e Luigi Collina, anche in competizioni internazionali. Io, invece, dopo aver arbitrato in quasi tutti i Comuni della provincia subito dopo il corso, approdo ben presto in 1° Categoria – con i guardalinee ufficiali inviati dalla Federazione –, dirigendo la prima impegnativa partita nel Comune di Calatabiano: segno dell’accelerazione di una possibile carriera. Tuttavia, pochi mesi dopo decido di dimettermi, trasferendomi definitivamente a Catania per finire l’università, riprendendo di tanto in tanto qualche partita di calcio con amici in competizioni amichevoli. Chissà, forse ho interrotto – per quell’eclettismo caratteriale che mi ha visto impegnato su più ambiti e interessi? – una possibile brillante carriera? Ormai è tardi per saperlo!


Inevitabile, e più che giusto, come affermato dal generale Galletta, l’iscrizione di Concetto Lo Bello nel Pantheon delle figure mitiche. Ed è proprio sul punto che ho provato, pur condividendo l’assunto, non a volerlo “liberare dal mito”, bensì ad evocare la “persona” di Concetto Lo Bello, come quella figura di cui ci sarebbe bisogno e necessità nel nostro tempo attuale, svolgendo le implicazioni e i tratti con cui l’arbitro di grande prestigio (senza alcun dubbio, il siracusano di maggior prestigio internazionale nel secondo ‘900!) andava esercitando e “vivendo” la sua funzione di “politico”. Arbitro di calcio di serie A e, al contempo, parlamentare lungo quasi 4 legislature – ruolo che scaturiva “naturalmente” dalla stima e fama di cui Lo Bello godeva lungo e grazie al suo Cursus honorum e al suo valore –, straordinario interprete del ruolo rivestito dallo sport, specialmente nel Mezzogiorno, anzi: di una “politica dello sport” quale “collante sociale”. Non solo quel Concetto Lo Bello che, per Siracusa, pensava e s’industriava per il Campo Scuola “Pippo Di Natale” o per i primi mattoni della Cittadella dello Sport, e poi ancora per la “pallamano” – sua creatura! Così come nell’agosto del 1960 riuscirà a “far passare” per Siracusa la fiaccola olimpica con il Tedoforo –, bensì, il parlamentare Lo Bello, che nel 1975 è relatore per una legge organica per lo sviluppo dell’impiantistica sportiva in tutto il Mezzogiorno. Vero, anche Sindaco di Siracusa nel 1986, solo per pochi mesi! Ma qui, in quel contesto e di quel tempo posso parlarne con la contezza non del ragazzo, bensì del giovane impegnato in politica col PCI (lungo una stagione oscillante tra il trascorso declino del “compromesso storico” e fasi di conflitto con la DC nel governo dei Comuni), affermando che da parte del PCI su Concetto Lo Bello si staglia un giudizio altamente positivo, guardando a lui come una figura e l’espressione di limpidezza politica – il “paradigma” del “politico impersonale”, ho provato a definirlo così, al convegno che lo ha omaggiato! –, del politico animato da profondo spirito di servizio, in grado di slargare lo sguardo e l’impegno per il “Bene comune”. Forse, con uno sguardo più libero rispetto al suo stesso partito.
Intervallato da momenti di letture – svolti da Cesare Politi e Giusy Lisi – di frammenti di articoli di prestigiosi giornalisti italiani che, nel corso della sua lunga carriera, hanno scritto di lui e su di lui (Enzo Tortora, Gianni Brera, Indro Montanelli, Gian Paolo Ormezzano, Candido Cannavò, Luigi Gianoli) –, il Convegno non solo ha confermato proprio questo tratto della personalità profonda dell’arbitro, ma gli ulteriori e commossi interventi finali di alcuni suoi collaboratori, tra cui quelli di Pietro Nicolosi e Franco Di Gaetano – per lunghi anni guardalinee Lo Bello in gare importanti – hanno deliziato il pubblico con il racconto di aneddoti e episodi singolari e divertenti. Mentre Armando Zimmitti, Maestro di sport, ha ricordato la collaborazione con Lo Bello nel suo impegno iniziale per la promozione del nuoto e pallanuoto – aggregando centinaia di giovani atleti siracusani ai “sette scogli” in Ortigia – e pallamano lungo i decenni, con una “chiusa” di grande commozione. Non dimenticando il ricordo del giornalista Salvatore Biazzo – per molti anni alla Rai nei servizi sportivi e protagonista TV a “90° minuto”, dedicato al calcio. La proiezione di alcuni frammenti di video, interviste, flash di parti di gare internazionali con campioni mondiali – o anche le immagini dell’arbitro che entra in campo con accanto Pelè! –, come pure la chiacchierata tra un giovane Gianni Minà e Concetto Lo Bello, a passeggio a Siracusa, con lo sfondo di Ortigia, su una carrozza del tempo. Per finire, un bel testo dal rigore letterario curato dal giornalista Enzo Pennone che non solo ha partecipato alla curatela del libro, ma che possiamo considerare il “curatore di fatto” dell’«Archivio Concetto Lo Bello» ha chiuso una piacevole serata, per ricordare un grande e indimenticabile siracusano. Per dirlo con le parole di Enzo Tortora, in un suo articolo di parecchi anni fa: «Concetto Lo Bello, come Venere, nasce dalla spuma di un mare greco: è, forse, l’unico iddio mediterraneo che ci rimanga».

 

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