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Le speranze del Sud? Affidate a un ministro senza portafoglio che non ha certo reso la Sicilia ‘bellissima’

Si riaffaccia sulla scena politica, in una posizione di rilievo, l’ex governatore della Sicilia Nello Musumeci, eletto senatore con ben 150.000 voti (il ‘buon esito’ del ‘patto di ferragosto’ a tre, Miccichè, Schifani, Musumeci: una bella spartizione di poltrone) e nominato da Giorgia Meloni “Ministro delle politiche del mare e del sud”, un nuovo ministero senza portafoglio tutto da definire.

Musumeci, a giugno, aveva dichiarato: “Non accetto compromessi: non svendo la mia terra e il mio popolo per un posto al parlamento nazionale. Sono fatto di un’altra pasta”.

Di cosa quindi si occuperà?

Il compito principale sarà quello della logistica portuale, promozione di interventi e misure di salvaguardia e difesa con attenzione per le opportunità offerte dalla moderna blue economy, sfruttando la centralità dell’Italia nel Mediterraneo, mare ricco di biodiversità, cultura e storia.

Salvini ha comunque subito precisato che le deleghe del ministro Musumeci non assorbiranno alcuna competenza attualmente in capo al Ministero delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili, a lui affidato. Per il leader della lega è importante mantenere la bandiera della Lega, quella dell’essere un baluardo sulle coste. L’esperienza del 2018 gli ha insegnato parecchio sulla gestione dei migranti.

In attesa quindi di conoscere le vere deleghe, a noi del sud interessa comunque altro, di molto più sostanzioso: il fatto che questo neo governo di destra, continuando nella scia dell’ultimo (Draghi), pone in secondo piano, anzi quasi non riconosce, l’intera complessa e annosa questione meridionale. Forse accorpare sud e mare vuol significare che siamo visti solo come un popolo di pescatori, servizi e turismo? Eppure il Meridione ha una popolazione di 13.451.861 (il 36,2% sul dato complessivo) con grandi città e complessi industriali importanti (un esempio: la nostra zona industriale come raffinazione e produzione d’etilene), punti d’eccellenza in vari settori unici in Italia e anche in Europa, con l’aeroporto di Catania che con 4 milioni 632 mila passeggeri nel 2021 è al vertice della graduatoria nazionale. Inoltre l’Ue ha dato al governo Conte il maggior numero di risorse d’Europa proprio perché esiste una grande zona disagiata da riprendere economicamente. Difatti, il 40% del PNRR è destinato al sud insieme ad altri sostanziosi fondi europei perché – lo dichiara ufficialmente l’Ue – occorre fare uscire il Mezzogiorno dalla situazione tragica in cui versa, pena l’arretramento dell’intera Italia.

Ma allora chi e come gestirà tutto ciò? C’era bisogno di un ministro con pieni poteri, non di uno come Musumeci, per giunta senza portafoglio, che ha dato prova a noi Siciliani e Siracusani del suo immobilismo, lasciando incancrenire problematiche emergenziali su una possibile chiusura della zona industriale. A questa domanda la risposta della presidente Meloni è stata non di un vero ministro con pieni poteri per il sud a conoscenza del nostro grande e variegato territorio per gestire i terribili problemi esistenti (significativo il primo discorso dell’on Salvini al primo consiglio dei ministri: faremo il ponte sullo stretto, opera che interessa per grandi interessi economici le multinazionali del cemento nordiche, quindi il sud visto come opportunità su cui speculare) ma di porre un ministro che conosce molto bene la situazione del centro nord di cui fa gli interessi. Il nome è del leghista Giorgetti che ha già confermato in altre occasioni il suo fare. Ad esempio da ministro nel governo Draghi ha detto no alla richiesta dello stato di crisi della zona industriale, ha aiutato a dirottare dalla zona industriale di Catania il nuovo stabilimento Intel facendo sì che optasse in regioni come Piemonte o Veneto. Insomma al Nord, con perdita di oltre mille posti di lavoro. Poi, proseguendo nell’attività sempre verso il sud (?), altri ministri dovrebbero attuare il programma elettorale strillato in campagna elettorale dalla neo presidente, quali il prospettato taglio totale o parziale del reddito di cittadinanza; blocco del superbonus, e altro ancora posto già in agenda. In tal modo avremo il sud che finalmente potrà passare pienamente da colonia, un peso per il Paese, all’essere prolungamento della Libia. L’Istat, in un ultimo rapporto, sottolinea che continuando così, oltre a un aumento della povertà parziale e assoluta, della disoccupazione, della pessima istruzione, di una qualità della vita e di servizi pubblici sempre più scadenti e/o inesistenti, qui si giungerà a una drammatica deriva: fra grande calo delle nascite, superiore rispetto al nord ed emigrazione giovanile il Sud Italia è destinato, entro il 2050, all’estinzione dei cittadini italiani, per come li conosciamo adesso. Questo grande vuoto sarà sicuramente colmato, ma da chi? Certamente da un nuovo tipo di meridionali (africani, asiatici, europei dell’est…) che forse, apportando nuova e giovane linfa, sapranno fare emergere il territorio con politici diversi: preparati, competenti e giovani per una migliore e più dinamica società. D’altronde il territorio ha grandi potenzialità fra sole, mare, opere artistiche, ecc. che attendono d’essere valorizzate.

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