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Fascisti al centronord, rassegnati al sud e Sicilia

I fascisti, gli esperti della guerriglia di piazza col cappuccio, si sono intrufolati nella manifestazione di sabato 9 ottobre a Roma dei non green pass insieme a tanta gente comune, donne, uomini di mezza età e ragazzi tutti senza mascherina ma molti anche vaccinati che proclamavano con forza: siamo contro la dittatura per la libertà, siamo italiani, altro che fascisti e Forza Nuova e ancora i numeri del Covid sono falsi, sono solo un algoritmo. Ma il fatto importante che tutti hanno deplorato è stato quello dell’assalto brutale, organizzato, alla sede nazionale della Cgil, vuota perché il sabato non c’è nemmeno un usciere. C’erano volti noti del neofascismo romano, ragazzotti tatuati, ultras e militanti di Forza Nuova un leader, il “condottiero” come dichiarano questi nazifascisti: Castelletti. “Squadrismo fascista”, l’ha definito il segretario della Cgil Maurizio Landini. Difatti l’assalto era stato premeditato ed è stato ben gestito: un gruppo è rimasto fuori sfasciando le telecamere di sicurezza, ricordiamoci che negli anni venti le squadracce nelle sedi sindacali e politiche irrompendo la 1° cosa che facevano era di bruciare i libri, giornali, ecc. cioè l’informazione, poi hanno forzato la porta all’interno entrando dalla finestra e iniziato a fare danni a mobili con sfascio di fotocopiatrici, server, computer e tutto quello che trovavano davanti sfasciando anche i dispositivi di sicurezza forse nell’intento di dare incendio all’edificio. Tutto ciò agendo indisturbati per oltre 30 minuti. Non è stata una semplice occupazione. Davanti a questo episodio, non accettato dal M5S, Pd e gli altri partiti di sinistra, Salvini ha dichiarato: “la violenza non è mai giustificata, ma c’erano le richieste ragionevoli di chi vuole tutelare salute, diritti, libertà e lavoro”. Cosa c’entra ciò con la violenza accaduta nella sede della Cgil? Poi se l’è presa con il ministro Lamorgese per la gestione dell’ordine pubblico. La risposta della Meloni è stata di un tono ancora più elevato: “totale vicinanza alle forze dell’ordine, solidarietà al segretario dalla Cgil, ma anche a migliaia di manifestanti scesi in piazza per protestare legittimamente”. Alla fine nessuno dei due leader della destra ha dichiarato: quell’episodio è stato un intervento fascista bisogna prendere dei provvedimenti perché la manifestazione è stata, in parte, strumentalizzata da infiltrati fascisti. Anche perché non possiamo chiamarla goliardata o semplice sfogo: c’era Castelletti che ha ricevuto un’ovazione di saluti romani. Eppure troviamo un Domenico Fisichella intellettuale della destra italiana che sintetizza: faccio fatica a immaginare una Meloni che organizza le squadracce. Perché a suo tempo Mussolini, d’altezza superiore alla Meloni e disponendo di un maggior numero di manipoli facinorosi, faceva questo? Poi si sente la leader di Fratelli d’Italia che per una volta pronuncia parole più chiare su questo tema: “Nel Dna di Fratelli d’Italia non ci sono nostalgie fasciste, razziste, antisemite. Non c’è posto per nulla di tutto questo. C’è il rifiuto per ogni regime, passato, presente e futuro”. Ma continuando: “Il ‘pericolo nero’, guarda caso, arriva sempre in prossimità di una campagna elettorale” è una strategia machiavellica degli avversari politici: “i nostalgici del fascismo non ci servono sono solo utili idioti della sinistra, che li usa per mobilitare il proprio elettorato”. Per cui i fascisti diventano militi di sinistra. La giustificazione prosegue e diventa anche troppa quando gli si chiede un commento sulle ultime inchieste di Fanpage che hanno messo sott’accusa il suo partito. Su questa vicenda la Meloni è giunta a dire che è tutto un montaggio giornalistico perché. . . . Le sue precisazioni sono solo giustificazione e anche ridicole non contenendo neppure una frase di eventuale critica anche se ciò si dimostrasse vero giungendo a dire: “non sono prove”.

Eppure davanti a queste espressioni popolari, politiche, sociali, ecc. con rigurgiti neofascisti che avanzano dobbiamo sottolineare una questione è quella di poter analizzare che in queste ultime manifestazioni di sud c’era poco. Una risposta potrebbe esserci: è quella di dichiarare senza ombra di dubbio che qui i problemi che ci sono e tanti sono abbastanza differenti. Tanti fra di noi potrebbe dire: perché discutere di green pass quando a stento riesco a trovare o tenermi un lavoro? Cosa significa ciò per me che sono disoccupato? Cosa mi può portare se mi ammalo di Covid o anche d’altro e mi trovo davanti a una miseria di servizio pubblico, quello sanitario, estremamente carente? Poi c’è la realtà dei pensionati con una misera entrata. L’Inps provinciale dichiara, sui circa 100.000 pensionati, una media di 650€. Se pensiamo alle migliaia di ex lavoratori provenienti dal pubblico impiego, sanità (medici, dirigenti e infermieri con alte pensioni) e zona industriale (diretti della grande industria), possiamo dedurre che la maggioranza dei pensionati siracusani vive con una pensione da fame e parecchi fra quelli che possono, oltre a stringere la cinghia, vanno alla ricerca di un qualsiasi lavoro nero sottopagato e con poca sicurezza. Ecco la grande differenza fra centronord e sud. Qui non si liberi di manifestare né per una questione secondaria né importante, si è in un’altra dimensione fatta di rassegnazione e frustrazione di vecchiaia nel fisico e nella mente, di mancanza di sogni e speranze da riporre ai figli. Qua esiste nella maggioranza deserto culturale. Possiamo affermarlo: c’è una situazione indicibilmente estranea alle problematiche che la nazione sta attraversando e la continua mancanza d’investimenti economici in nuove imprese come quelli in servizi dalla sanità alla scuola e all’assistenza porterà a una continua desertificazione fisica e mentale nella provincia e nel suo capoluogo. Qui la Cgil non può fermarsi a una semplice manifestazione davanti alla sua sede. Deve aumentare il proprio impegno sindacale che non significa solo lotta per l’occupazione e per il mantenimento dei posti attualmente in pericolo per lo sblocco dei licenziamenti, ma aprire un periodo di conoscenza, storia del passato, solidarietà sul territorio non lasciando isolati migliaia di siracusani che vivono nella disperazione quotidiana del mettere a tavola qualche cosa. I poveri aumentano così come il controllo del territorio da parte della mafia che con atti intimidatori nel chiedere il pizzo spacciando droga anche con minorenni. questo suo potere s’accresce con manodopera disperata. Non è un caso che Siracusa risulta la 1° in Sicilia per dispersione scolastica. Oggi la Cgil siracusana, con l’evento di Roma, deve capire che qui i problemi sono diversi e hanno bisogno di risposte ferme e totalmente differenti. Non è in gioco la democrazia, ma la sopravvivenza. Si apriranno nuovi scenari? È ciò che si auspica in tempi di investimenti da Pnrr.

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