Siracusa: il decennio fallimentare di Italia

Quale che sia l’esito penale conclusivo – accuse, condanne, coinvolgimenti, complicità, ecc. – di questa brutta pagina che vede coinvolte figure di primo piano della Amministrazione comunale di Siracusa, sino a coinvolgere persone e referenti di stretta vicinanza al Sindaco Francesco Italia (che ritengo estraneo allo scandalo che è affiorato prepotentemente nei giorni scorsi) e membri del suo stesso entourage politico, l’epilogo che ne viene fuori nell’immaginario collettivo risiede nel fatto che, nella fase attuale, già segnata da tempo da una crescente delegittimazione della “sfera politica” – declino della partecipazione civica e impoverimento strategico dei classici “corpi politici”: partiti e movimenti –, nei cittadini e nell’intero corpo sociale si faccia strada l’idea ancor più penosa e deleteria del senso e del ruolo della politica, avvitando ciascuno in un clima di disorientamento. Col rischio di un radicale disimpegno civico e pessimismo etico.

Peraltro, quella che si può declinare come la stagione dello nostro scontento sociale ha oramai preso piede da tempo, e trova in vicende molto distanti dal “luogo fisico” del nostro abitare l’insorgenza che continua a rendere cupo il nostro futuro: dal conflitto russo/ucraino all’indegna devastazione che il criminale internazionale Benjamin Nethanyahu continua a praticare in Cisgiordania, assecondando i coloni contro i palestinesi e, in ultimo, il ruolo cinico e brutale di un Donald Trump, interessato a disarticolare l’Europa, disvelando il tratto fallace di un “compatto Occidente”.

Se dal quadro esplosivo del contesto globale, ci caliamo nella concretezza del luogo fisico e territoriale, dentro cui si svolge il nostro vivere quotidiano (sorvoliamo sullo sfascio del governo regionale con un inetto e inconcludente governo Schifani), riusciamo a comprendere il “filo” che tiene insieme, l’insorgenza del malessere politico che avvolge da tempo la gran parte della cittadinanza siracusana, unita nel consolidato giudizio critico pesantemente negativo nei confronti delle amministrazioni di questo decennio.

Oggi, possiamo ben dire che oltre al quadro declinante e negativo che la nostra provincia ha continuato a registrare sul piano della valutazione della “qualità della vita”, svolta dal Sole24Ore per il 2025, collocata “in basso”, al 106° posto su 107 Province, possiamo anche indicare – e le questioni che qui poniamo rinviano al governo urbano di Siracusa città – il giudizio fallimentare sul ruolo (quasi) decennale di governo della Sindacatura, a guida Francesco Italia, prendendo due indicatori, peraltro i più importanti, del governo urbano di Siracusa: A) l’appalto del Servizio di Igiene urbana, passato dalla iniziale Tekra alla RISAM srl, il cui costo – se non erro – dovrebbe aggirarsi a circa un/terzo del Bilancio comunale, e poi, B) il passaggio del servizio di “Gestione dell’acqua” dalla Siam alla società “AretusaAcque”.

In altri termini, i due Appalti prioritari e strategici dell’intera città – dentro cui scorre la quota maggiore di spesa del Bilancio comunale di Siracusa –, attorno a cui il Sindaco Italia ha preteso di incidere e lasciare in regalo a Siracusa il “segno” del suo prestigio manageriale e politico-istituzionale, hanno mostrato la corda di scelte, visioni e presunzioni strategico-amministrative cariche di sufficienza, esclusivismo ideativo e di una “politica come bricolage”.

Non è un caso che le lamentele più diffuse lungo questo decennio siano state rivolte allo stato della scarsa igiene urbana in città, e pur mettendo in conto anche l’irresponsabilità di segmenti di cittadini che evadono la Tari, assolutamente inadeguate sono state le misure di controllo – videosorveglianze in strade e quartieri, verifiche incrociate con i sistemi informatici ecc. –, già con l’avvio del 1° appalto.

Pesa sul sindaco, lungo la stagione del suo decennio – oggi, in evidente fase declinante –, la sua tentazione di ergersi nel ruolo “solitario” di governo-guida della città (anzi del popolo), assumendo il timbro di una sorta di “Signorotto medievale”, rivolto, “dall’alto”, verso una comunità di sudditi da educare, anziché mostrare il gesto umile, aperto e disponibile all’ascolto – anche per “sfidare”, eventualmente, coloro i quali ritenessero, con arroganza o infantilismo, di voler primeggiare, mostrandosi in tal modo speculari al suo agire, in forma rovesciata.

In conclusione, solo per motivare quest’ultimo giudizio: con le dimissioni di Fabio Granata da assessore alla Cultura, nel giugno 2005, il Sindaco tratteneva per sé la rubrica “Cultura e Turismo”, dismesse dopo 14 mesi, visto un ultimo cambio di Assessori a metà settembre. Ci si sarebbe aspettati che, guidando tali importanti rubriche – a Siracusa: mica a Latina o Rovigo (con rispetto delle due) –, il Sindaco avvertisse subito l’esigenza di aprire un confronto con le realtà culturali di Siracusa: dal corpo universitario di Siracusa – da Architettura agli oltre 10 docenti universitari siracusani che insegnano nelle Università siciliane – alle associazioni culturali, dagli specialisti dei diversi “linguaggi” culturali ai circoli culturali alle Librerie, ecc., ma anche per “sfidare” i suoi eventuali modesti interlocutori con delle idee e proposte brillanti, come il lancio di qualche “Evento” di prestigio.

Alla fine, forse, qualche straccio di idea in risposta alla domanda: «Cosa vuol dire una “Politica culturale” per Siracusa?», poteva venir fuori, oppure no, ma almeno ci avrebbe provato. Ciò, non avrebbe impedito al Sindaco di voler essere il “bravo presentatore”, il 10 luglio scorso, al Teatro Greco di Siracusa, a conclusione del ciclo delle Rappresentazioni classiche, indossando la fascia tricolore, il giovane e brillante cantante modicano, Giovanni Caccamo, regalando ai siracusani lo spettacolo in questione – seppur la scena corresse il rischio di evocare gli esempi non molto esaltanti di quelle trascorse stagioni dal sapore panem et circenses.

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