C’è una certa coerenza estetica nella cura che riserviamo alle nostre vie di comunicazione, quasi fossero il manifesto più autentico dell’identità cittadina.
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Viale Epipoli, per esempio. Non è semplicemente una strada, è un’esperienza sensoriale in cui la vegetazione spontanea ha deciso di fare le cose in grande, reclamando con decisione, per lungo tratto, i bordi della carreggiata specie nei pressi di Villaggio Miano. Gli automobilisti, dal canto loro, dimostrano una lodevole flessibilità: si spostano verso il centro invadendo la corsia opposta mentre si cimentano anche in uno spericolato slalom tra i tombini ribassati. Una ginnastica mattutina per i riflessi, insomma, e il preavviso di danni la cui responsabilità ricadrà inevitabilmente sull’amministrazione comunale proprietaria della strada.
Il dettaglio più interessante, tuttavia, resta il contesto. Questa arteria conduce direttamente al Castello Eurialo, uno dei siti archeologici di maggior pregio della città. Vi si accede tra bordi generosamente guarniti di rifiuti e un unico marciapiede (lato Open Land) che ha preferito mimetizzarsi tra le erbacce. A monte, del resto, c’è una regia provvidenziale: il castello è quasi sempre chiuso. Una misura di tutela notevole, che scoraggia i turisti alla fonte e risparmia alla città qualche spiegazione di troppo.
E se Viale Epipoli punta sul verde, Strada Tremilia offre una lettura diversa del paesaggio urbano, introducendo il concetto di discarica lineare a cielo aperto. I rifiuti ai lati della strada, quando la vegetazione non si prende la briga di nasconderli, accompagnano il viaggiatore con regolarità.
La monotonia del percorso viene comunque spezzata da piacevoli variazioni sul tema che raccontano molto di noi:
la storica e consolidata discarica di traversa Case Bonanno,
alcune iniziative minori ma in evidente crescita,
la rientranza in curva prima del bivio per Belvedere sempre pronta a offrire un’impressione memorabile di chi siamo e di come trattiamo il nostro territorio.
Dopotutto per capire una città basta guardare come accoglie chi arriva.
foto di Pippo Di Giorgio

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