DA NON PERDERE

Picierno, addio senza rimpianti (nel Pd)

Quando ero un giovane comunista seguivo con passione il confronto, molto serrato e molto profondo, tra i compagni favorevoli a fuoriuscire dal capitalismo e i compagni propensi a “migliorare” con un approccio gradualistico la società capitalistica. Da una parte i “rivoluzionari”, dall’altra i “riformisti”, anzi i “riformatori”. Ma non gli uni contro gli altri. Entrambe le analisi erano parte di un pensiero comune e di una missione comune che era, lo dico con molta nostalgia e senza enfasi, il Sol dell’avvenire.

Nel Partito Democratico, che per definizione dovrebbe essere un luogo di libero confronto delle idee, vige una regola non scritta ma applicata: o stai con me o sei fuori dal mio cerchio. I riformisti alla Bonaccini hanno fiutato subito l’aria e si sono allineati e coperti. I riformisti meno supini tengono il punto, pur sapendo di non avere un grande futuro nel Pd.

L’ultima, in ordine di tempo, che se ne è andata dal Pd è Pina Picierno, deputata europea e vicepresidente del Parlamento europeo. È vero che non l’ha cacciata nessuno, ma è anche vero che ormai era vista come il fumo negli occhi. Per onestà devo dire che nel merito non condividevo molte sue prese di posizione, ultima il Sì al referendum sui magistrati, ma un partito plurale come il Pd, nato dalla confluenza di culture e tradizioni diverse, se non accetta nei fatti il confronto, anche aspro, delle idee e considera le opinioni critiche quasi come un atto di insubordinazione, che partito democratico è? Fuor di retorica, credo che nel Pd non sia di moda la famosa frase della scrittrice Evelyn Hall: “Disapprovo quello che dici, ma mi batterò per difendere il tuo diritto a dirlo”.

Ho trovato penosi, ma rivelatori di un certo clima, i festeggiamenti nelle chat interne e su qualche social per l’uscita dal Pd di Pina Picierno, la quale da circa un anno ha la scorta per le sue posizioni filo ucraine. Finalmente se ne è andata.

Mi sia consentita una divagazione sulla proposta di legge elettorale a cui sta lavorando il Governo Meloni. Il campo largo sta opponendo giustamente un muro, ma non mi è chiara la posizione del Pd sulle preferenze. Non vorrei che in fondo in fondo Elly Schlein preferisca le liste bloccate.

Da leggere

L’occhio della Zillica. Un racconto di Giuseppe Raudino

É un pomeriggio d’agosto e sto seduto sull’orlo della banchina al porto Lachio. Le mie …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti