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“Nova”, la rivincita dei non votanti. L’ascolto che mancava

L’operazione “Nova”, lanciata da Giuseppe Conte, è un grande laboratorio di idee del Movimento 5 Stelle che mira a costruire in modo partecipato il programma della coalizione di centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 2027. L’obiettivo è duplice: da un lato ascoltare cittadini, associazioni attraverso cento eventi in tutta Italia per far emergere proposte concrete sui vari temi della società; dall’altro, utilizzare questo bagaglio di idee per presentarsi al tavolo delle alleanze con un programma già scritto. Ciò rafforza il ruolo del M5S, che usa il programma come capitale politico per avere più peso nelle alleanze. Per rinnovare l’immagine, è stato scelto di non esporre il simbolo del Movimento, così da aprirsi a tutti e segnare una discontinuità con la politica tradizionale. È stato usato l’Open Space Technology, una metodologia che ribalta le logiche del palazzo con laboratori orizzontali – niente palchi né relatori fissi – dove i partecipanti propongono e gestiscono i tavoli di discussione. Le proposte raccolte verranno discusse da circa 300 delegati in un incontro nazionale a giugno, per essere infine approvate in un’assemblea pubblica a settembre.

L’operazione Nova si inserisce in uno scenario politico complesso e non mancano i nodi da sciogliere, come la linea su pace e riarmo – in cui ci si dichiara contrari all’invio di armi – e la necessità di valutare le alleanze in base alla loro affidabilità. C’è la volontà di Conte di giocare un ruolo da protagonista nel cosiddetto campo largo. Dobbiamo evidenziare che Nova ha un potenziale significativo per i giovani, rappresentando una novità nel panorama politico italiano. Il metodo non era mai stato utilizzato per questi scopi, per cui questa applicazione è una novità per le giovani generazioni: una rottura con la politica tradizionale, percepita come lontana e decisa a porte chiuse. Per un giovane abituato a interagire e creare contenuti online, sedersi a un tavolo e vedere la propria idea discussa e presa in considerazione per diventare legge è un’esperienza coinvolgente. Il metodo permette a chiunque, indipendentemente dall’età o dall’affiliazione politica, di dare il proprio contributo e sentirsi ascoltato. Questa grande apertura ai non iscritti ha fatto capire che Nova ha il potenziale per ricostruire fiducia e generare proposte concrete, offrendo un canale diretto, per un programma di governo. Sfruttando l’intelligenza collettiva sono emerse idee da persone con ruoli e prospettive diverse e l’assenza di una gerarchia rigida ha mantenuto alto il coinvolgimento.

 

Al Sud, l’operazione Nova ha rappresentato una novità significativa sia nel metodo che nei contenuti. Dopo anni di politiche spesso percepite come calate dall’alto o distanti, Nova ha offerto ai cittadini un’occasione concreta per invertire la prospettiva e diventare protagonisti del cambiamento. I dati parlano chiaro: l’adesione di non iscritti è stata massiccia. In Sicilia si è raggiunto un picco di quasi 2.000 adesioni, pari al 10% del totale nazionale, a fronte di una popolazione siciliana che rappresenta circa l’8,5% di quella italiana. Non si è trattato solo di attivisti: hanno risposto alla chiamata studenti, imprenditori, semplici cittadini ecc. creando una vera e propria intelligenza collettiva. Questo successo è stato interpretato come segnale di un bisogno inappagato di democrazia partecipata, ciò che i partiti tradizionali non riescono da tempo a soddisfare. È vero: i non votanti disertano le urne, non il confronto. L’abbiamo constatato pochi mesi fa con il referendum sulla giustizia. Qui sta il punto più interessante di Nova. C’è un dato, quello del forte astensionismo in Sicilia: alle Europee del 2024 ha votato solo il 37,5% dei siciliani, alle Regionali del 2022 il 48,6%. È un fenomeno radicato e complesso, dovuto a sfiducia totale nella politica, la percezione diffusa che il voto non cambi nulla. Ma con l’entusiasmo per Nova sembra nascere il contrario. È perché andare a votare significa scegliere un pacchetto preconfezionato da un partito che non si sente rappresentativo, mentre Nova ha offerto qualcosa di radicalmente diverso: l’ascolto invece del comizio, nessun leader che parla dall’alto, la concretezza al posto della propaganda, la politica costruirla dal basso. Questo dimostra il forte bisogno di spazi politici non ideologici e aperti alla società civile. I cittadini vogliono essere parte attiva di un progetto di sviluppo, non comparse in una commedia politica. Nova prova a costruire un’identità meridionale basata su competenze, talento e voglia di riscatto, contro l’immagine di un Sud “in attesa” o “problematico”.

A Siracusa, i temi affrontati hanno spaziato dagli incidenti sul lavoro e dalle problematiche per giovani e imprese, alla promozione e all’alimentazione del pensiero critico tra gli studenti; dalla tutela dell’ambiente e della giustizia climatica alle proposte per il risparmio e l’equità fiscale, fino alle comunità energetiche. Si è parlato ancora della tutela dei beni comuni e della gestione del territorio, del recupero delle identità locali e regionali in funzione anti-globalista, della priorità umanitaria con politiche di accoglienza e integrazione dei profughi, del ripristino del reato di abuso d’ufficio e del rafforzamento della normativa antimafia, della rimozione dei privilegi dei parlamentari e della revisione della normativa della Corte dei Conti, fino alla gestione e tutela dei centri storici con trasparenza. Ma sono mancati temi importanti (Salario minimo e lotta alla precarietà, Sanità pubblica, Tassazione degli extraprofitti, Poteri speciali e Zone Franche, le Zes che servirebbero per la zona industriale e tutto il sud).

Comunque l’incontro è riuscito ed è stato produttivo. Ciò fa ricordare la metafora della rana bollita, descritta da Noam Chomsky: se una rana viene messa in acqua bollente, salta fuori immediatamente, ma messa in acqua fredda e riscaldata lentamente, si abitua al calore e muore. Le politiche coercitive o le manipolazioni mediatiche, se imposte bruscamente, verrebbero respinte; invece l’incapacità di percepire minacce progressive – riscaldamento globale, perdita di libertà, peggioramento delle condizioni di vita – porta a non reagire finché non è troppo tardi. Con tecniche di manipolazione di massa e delle coscienze travestite da benessere apparentemente a favore dell’umanità, i poteri forti pensavano che il popolo siciliano si fosse adattato, quasi defunto, senza avere la forza di reagire. Eppure questo non c’è in una Sicilia e in una Siracusa da decenni mal governate: sembravano oramai assopite. Adesso il compito di Conte e del M5S diventa ancora più carico di responsabilità.

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