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Massimo Cacciari e Roberto Esposito per Kaos e Alcesti di Euripide, a Siracusa

I due filosofi più prestigiosi del nostro paese, MASSIMO CACCIARI, Accademico dei Lincei e ROBERTO ESPOSITO, prof. Emerito della “Scuola Normale” di Pisa – il cui prestigio internazionale è attestato dalla pubblicazione dei loro saggi in decine e decine di paesi di tutto il mondo –, saranno a Siracusa nel pomeriggio del 19 maggio per un “doppio” incontro: il primo momento, con inizio alle ore 16,00, sarà dedicato alla conversazione che i due filosofi terranno insieme sul loro, recente saggio, scritto “a quattro mani”, KAOS (ed. il Mulino); mentre il secondo momento avrà inizio alle ore 17,15 – sempre nel Salone del MUSEO PAOLO ORSI di SIRACUSA – e vedrà impegnato il solo MASSIMO CACCIARI, il quale terrà una Lectio su ALCESTI di Euripide, tragedia che sarà rappresentata nel tardo pomeriggio al Teatro greco.

Brevemente, qui si proverà ad offrire brevi cenni sul saggio in questione, KAOS, che ampio interesse sta riscuotendo nel dibattito pubblico nazionale, visto che il titolo lascia intuire senza alcun dubbio, l’attinenza stretta con la condizione di “crisi globale” che stiamo attraversando e che con l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca sembra aggiungere altra carne sul fuoco – il fuoco delle armi. Peraltro, il risvolto di copertina del libro in questione – si tratta di due straordinari saggi autonomi dei due studiosi: quello di Cacciari, dal titolo, Il mito del globo; quello di Esposito, Geopolitica e metafisica – lo esplicita inequivocabilmente: “Per ripensare la forma del mondo. Un dialogo filosofico su disordine globale e ordini possibili”.

Che cos’è KAOS? (=CAOS)? Che cosa si intende con questo concetto/parola/termine/categoria di pensiero? Dove, o a cosa, a quale tempo ci rimanda – a quale epoca, a quale stagione? – questa parola? Potremmo dire, con semplicità, che si tratta di una espressione che corre sulla bocca di tutti molto spesso, per molte ragioni, nell’accelerazione del tempo confuso, disordinato che ci accade di vivere, nell’affrontare l’enormità di esigenze ed eventi che impattano sulla nostra vita o in contesti più ampi, nel vivo di questa progressione di un disordine che scandisce la vita di ciascuno di noi: questa parola è talmente proferita che rischia di banalizzarne il suo senso più profondo, facendoci restare al semplice “luogo comune”, nell’ambito dell’opinione, alla mera doxa. per dirla con i greci.

   Roberto Esposito

Ed è proprio al pensiero greco antico che dobbiamo risalire, prima ancora della “filosofia ufficiale”, di Platone, Aristotele, ecc. Dobbiamo andare indietro, al 700 a. C., a quell’ESIODO, poeta e contadino vissuto in Beozia nell’VIII sec. a.C., che in gioventù pascolò le pecore sul monte Elicona, sacro agli dei, o per meglio dire, alla sua Teogonia (= generazione degli Dei) – al “mito”, appunto: infatti, è a questa “sfera di idee” che occorre risalire, dal cui trapasso si arriverà via via alla filosofia, al luogo aurorale del “pensiero filosofico” che fonda, dà vita al pensiero profondo di quell’Europa mediterranea, “arcipelago” che ha intrecciato terre e popoli che segna la geofilosofia dell’Europa (Cacciari), da cui si origina insieme quel “trittico” o quel “quadrivio” (filosofia-tragedia-politica-democrazia) che ha impresso i segni del “Vecchio Continente, nutrendo il corpo, la voce, le idee, il pensiero di questa parte del mondo.

«Dunque per primo fu Chaos, e poi Gaia dall’ampio petto, sede sicura per sempre di tutti gli immortali che tengono la vetta nevosa d’Olimpo», così, infatti, esordisce Esiodo, nella sua Teogonia. Come si evince, Chaos non è un “luogo determinato”, un ambito chiaro e definito. Semmai è il magma originario e informe, il «vuoto spalancato dove nacquero tutte le cose». Proprio così, quel “vuoto” da cui prendono “forma” e “vita” tutte le cose. Ed è qui il compito della “analogia” che ci consente, pur nella differenza, di cogliere il progressivo assestarsi del mondo. Se per Esiodo, «dal Caos venne generata la Madre Terra dall’ampio seno, che gli antichi conobbero anche con il nome di Gea (o Gaia), per sempre sede sicura per tutti i mortali e gli immortali»… …«poi nacque il Tartaro “nebbioso”, l’orrendo buio sotterraneo, privo di ogni luce, che si annida nei recessi della Terra….e poi ancora il più potente tra tutti gli dei: Eros – “tra tutti i Celesti il più bello” – che scioglie le membra e soggioga lo spirito di tutti gli dei e di tutti gli uomini, personificazione dell’Amore».

In altri termini, tra miti, pensieri, idee, ecc., dalle origini più antiche del pensiero greco ci viene consegnato il processo attraverso cui il mondo esce dal “magma” o da quel “vuoto originario”, sino a far prendere forma, ordine, a tutte le sue figure. Se evochiamo e messo in campo “l’analogia”, è perché filologia e filosofia si muovono all’unisono, così come, filosofia e analogia. Enzo Melandri – uno tra i maggiori studiosi e intellettuali del secondo Novecento –, nel 1968, in un corposo saggio,La linea e il circolo, studio logico-filosofico sull’analogia”, avrà modo di scrivere: «Dal punto di vista filosofico, l’analogia è insostituibile».

Appare chiaro così che se volessimo guardare a grandi linee i “passaggi epocali”, le vere e proprie “catastrofi” della storia del mondo – i “mutamenti di stato” di questi due millenni –, ogni volta che il mondo ha vissuto svolte profonde, radicali cambiamenti, sempre il KAOS – fasi caotiche, “vuoti di egemonia”, crolli dell’Ordine, ecc. – è venuto alimentando, segnando così il senso di un “Vuoto”, di un “magma indeterminato” da cui poi è venuto assestandosi un Ordine, una forma del mondo. Non leggiamo così le diverse stagioni che si sono succedute lungo i secoli o millenni? Pensiamo alla fine dell’egemonia di Atene, poi l’affermarsi dell’Impero Romano, sino al suo “crollo”; il passaggio epocale del 1492 (scoperta delle Americhe), o alla centralità dell’auctoritas della Res publica christiana, sino alla sua fine, sancendo in Europa, con la nascita degli Stati moderni (la pace di Westfalia, 16489, ponendo fine alla “guerra dei trent’anni”, poi la stagione caotica dei tumulti di primo ‘900, col primo conflitto mondiale, per alimentare quella “totale mobilitazione” deflagrata nel caos bellico che condurrà il mondo alla seconda guerra civile europea.

Ed oggi? Non siamo di fronte al “vuoto d’ordine” del KAOS contemporaneo – proprio quello dei giorni attuali? Questi anni che stiamo vivendo non hanno forse alle spalle i prodromi nella fine della “guerra fredda” (1989-1992), che avvertiva le Leadership globali la fine della forma dell’Ordine del secondo ‘900? Non è forse vero che la nuova “epoca globale” che segnava il nuovo tempo – mentre il nuovo flusso ideologico veniva oscillando tra l’enfasi di un’irenica “fine della storia” e il rischio di uno “scontro di civiltà” –, pur avvicinando culture, religioni, popoli, processi immigratori, scambi economici e nuovi “Imperi” non è riuscita a porsi l’obiettivo di trovare un’inedita “forma dell’ordine” in un mondo inevitabilmente più “ravvicinato” e più piccolo? La stessa Europa, pur avvertendo l’urgenza di una sua radicale unificazione, restava incerta e “indeterminata”, smarrendosi nel suo “deficit democratico”, limitandosi alla sola unificazione “monetaria” Poteva bastare tutto ciò? E da dove scaturisce il KAOS di questi anni?

Non daremo noi le risposte. Impossibile darle. Nel tempo epimeteico che viviamo – dove solo a cose fatte ci è concesso parlare –, possiamo solo auspicare una nuova forma del mondo globale. Martedì 19 maggio, nel salone del Museo Paolo Orsi, saranno due grandi studiosi – Massimo Cacciari e Roberto Esposito – a tentare di offrire uno sguardo sul mondo attuale ed un pensiero che possa indicare la strada di un possibile “agire politico” per il tempo a venire. Fermo restando – come scriveva Martin Heidegger – che «il pensiero “agisce” in quanto pensa”».

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