Non sono ancora partiti i 3 laboratori di “musica, canto, danza, teatro, scenografia” e altro ancora (ciascuno di 60 ore), gratuiti, aperti a residenti del quartiere Mazzarona e ‘a chi lo frequenta‘ (!), d’età tra i 10 e i 40 anni (!) – annunciati il primo settembre dal sindaco Francesco Italia e dal presidente della cooperativa Esperia 2000 Antonio Di Prisco nella sede dove avrebbero dovuto svolgersi: la scuola di via Algeri, spesso agli onori della cronaca. L’Istituto – anni fa regolarmente frequentato dai piccoli studenti della zona, poi via via desertato (a nostro avviso per l’ignavia delle istituzioni chiamate a tutelare un tale presidio di cultura e socialità e che invece non hanno avviato per tempo alcuni necessari opportuni interventi), e quindi devastato da incivili e incuria – è da anni in ristrutturazione per ospitare una serie di servizi… ma non è questo il nostro racconto.
Il primo settembre scorso nella palestra di questa scuola, arredata per l’occasione con un tavolo e sedie pieghevoli del comune, in una sorta di conferenza stampa, è stata data notizia dell’attivazione dei laboratori grazie anche al supporto del Centro Famiglia del settore Politiche sociali, nell’ambito del programma comunale “Siracusa e le nuove centralità – Le periferie” per la riqualificazione sociale e culturale dell’area urbana della Mazzarona.
Si diceva che le attività, con tre incontri settimanali dalle 15 alle 19, sarebbero durate dal 20 aprile e al 31 maggio di quest’anno. Considerando i tempi della programmazione, e soprattutto il lungo iter del progetto come poi raccontiamo, era certo che nulla avrebbe potuto ostacolare una comunicazione efficace e diffusa tale da poter garantire da subito il giusto numero di partecipanti (almeno 10 per corso) per iniziare e invece…
“Invece, quando il 22 mi sono recata in via Algeri perché sapevo che si sarebbero lì raccolte le adesioni per i laboratori, di cui solo qualche giorno prima ero stata informata del tutto casualmente, non solo non ho trovato nessuno ma ho potuto verificare che i locali si trovavano in uno stato indecoroso. Certamente inadatti ad ospitare una qualsiasi attività – commenta Lucia Bonconsiglio del Comitato per la riqualificazione della Mazzarona. – Anche noi del Comitato avevamo fatto la nostra parte per cercare di diffondere l’informazione ma molti ci avevano chiamato per lamentare di non aver ricevuto risposte alla mail inviata per l’iscrizione. Una confusione totale. Una comunicazione inesistente. Senza neanche coinvolgere le scuole. Senza volantini da poter distribuire per garantire quanto meno il numero degli scritti necessario per iniziare. Nessuno ha ufficialmente informato che le attività si spostavano alla Chindemi di via Basilicata e non più in via Algeri, come si era detto. Solo ora, forse, a distanza di qualche giorno si sta cercando di riaggiustare il tiro anche grazie alla collaborazione nostra, della parrocchia, delle scuole”.
Ma soprattutto è tollerabile che in un progetto che ha quale obiettivo quello della “riqualificazione sociale e culturale dell’area urbana della Mazzarona”, quindi, immaginiamo, il voler perseguire la piena armonica integrazione nel tessuto urbano anche dei quartieri di Siracusa ritenuti periferici, questa così ampia parte della città sia ancora bollata tout court come ‘area degradata’ dopo l’impegno e l’orgoglio dei residenti nel partecipare, forse più fattivamente che in altre zone, allo sforzo collettivo di migliorare la qualità di vita del rione, ai solleciti all’amministrazione per effettuare al meglio i servizi di propria competenza, a segnalare situazioni che comportano una qualche criticità?
Scrive, a ragione, il comitato nella propria pagina facebook: “Ci dissociamo dalla dicitura riportata sui moduli che definisce Mazzarona un quartiere degradato. Da un anno e mezzo stiamo evidenziando che il degrado esiste dove le istituzioni mancano in modo costante, efficace ed efficiente, partendo dalla manutenzione ordinaria”.
Il progetto – per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia, denominato Siracusa e le nuove centralità urbane “Le periferie” – è stato approvato dalla Giunta dei tempi nel 2016, la convenzione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri stipulata nel gennaio 2018.
Nove gli interventi in totale e nel settimo “Progetto per la riqualificazione sociale e culturale dell’area urbana degradata della Mazzarona” era previsto proprio il sub intervento 7.3 “Creative Lab” per il quale solo nel marzo 2021 risulta essere stato autorizzato l’impegno di spesa di 50mila euro.
E ora finalmente la nota della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 29 gennaio scorso che detta i termini di conclusione di tutti gli interventi del progetto “le Periferie” al 30 giugno, dopo ancora una proroga richiesta dall’Amministrazione e accolta dal Ministero.
Ma qui lasciamo parlare la determina per non rischiare di essere accusati di dare notizie false, di voler per forza criticare, chiarendo comunque che la maggior parte delle determine riproduce lo stesso schema per arrivare a un affidamento diretto: “Allo stato attuale sono variate le condizioni di attuazione del progetto, quindi si rende necessario affidare tutte le operazioni di realizzazione delle attività ad un unico operatore economico in modo da semplificare l’attuazione del progetto per garantirne una maggiore efficacia sul territorio… Considerato, altresì, che questa Amministrazione deve procedere con tempestività all’affidamento del servizio di realizzazione del progetto Creative-Lab, consistente in n. 9 laboratori ispirati alle figlie di Mnemosine e di Zeus, Muse delle Arti e delle Scienze per un importo del servizio da affidare pari a complessivi € 38.114,75, oltre oneri di legge…” Da queste premesse dunque l’affidamento diretto alla cooperativa Sociale Esperia 2000, “di comprovata esperienza nel settore”, grazie al ribasso proposto pari all’1,50% sull’importo originario: il progetto Creative – Lab potrà essere realizzato per un importo complessivo di € 37.543,03 oltre IVA di legge.
È tutto assolutamente in regola da un punto di vista normativo, sia chiaro, ma davvero a fronte di un iter di anni non si è stati in grado di rispettare i tempi della programmazione e iniziare le attività quando previsto? A non avere un’organizzazione perfetta?
E siamo veramente certi che sia questa la strada giusta per raggiungere le finalità elencate nella determina di aumentare il miglioramento del benessere dei cittadini residenti; migliorare e riqualificare gli spazi pubblici abbandonati e degradati; favorire la disponibilità di un luogo d’incontro e autogestione con l’erogazione dei servizi di assistenza e di supporto essenziali; offrire attività extra-scolastiche a beneficio del quartiere, incentivando il benessere personale, l’espressione e lo sviluppo della creatività, la socializzazione costruttiva; rafforzare il senso di appartenenza alla comunità, permettendo ai residenti di riappropriarsi del proprio ambiente e dei luoghi collettivi in modo costruttivo e partecipato?
Abbiamo legittime perplessità sull’efficacia delle attività progettuali e le possibilità organizzative avendo individuato una fascia d’età così ampia, così come sul coinvolgimento dei residenti insieme a persone che, genericamente, frequentano il quartiere che si vorrebbe trasformare “da luogo della periferia in un simbolo di resilienza e rinascita”. Cosa significa? Possono essere sufficienti attività temporanee, svolte in locali comunali della zona, per far sì che la Mazzarona (nome che mette insieme situazioni e realtà estremamente varie sotto diversi profili) diventi “spazio di inclusione, scoperta e opportunità” e attiri così nuove presenze e frequentatori abituali?
Siamo certi invece che una collaborazione, cercata sin dall’inizio, nella fase programmatoria, con il Comitato dei residenti, la parrocchia che ha profonda conoscenza del territorio, le scuole, avrebbe evitato ritardi, confusione, incertezze e avrebbe sicuramente portato a quei risultati che comunque auspichiamo.

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