Guerra in Iran: dalla Sicilia pattugliatori e droni USA. Da Creta carico di missili contro Teheran

Palestra di guerra, avamposto e obiettivo militare strategico. Da mezzo secolo la storia non cambia. L’Isola continua a essere ostaggio delle manovre militari e del bellicismo degli Stati Uniti e della Nato. Bombe, raid, città rase al suolo, stragi di civili. In Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, Yemen… e ora in Iran. Da questa Sicilia armata, in violazione del diritto internazionale e della Costituzione, la guerra si esporta secondo i desiderata dei nuovi e vecchi Stranamore di stanza alla Casa Bianca.

Il 28 febbraio è così iniziata l’ennesima aggressione Usa-Israele all’Iran, e ancora una volta la base di Sigonella è coinvolta. Da qui, lo stesso giorno è decollato un pattugliatore statunitense P-8A“Poseidon” verso il Mediterraneo orientale, come raccontato da Antonio Mazzeo sul quotidiano AfricaExpress. “La sua presenza nello scacchiere di guerra mediorientale durante il raid contro Teheran –spiega Mazzeo – ha certamente favorito le operazioni di individuazione e selezione degli obiettivi da colpire.”Nelle stesse ore, sempre nella base aerea siciliana, atterrava un drone di sorveglianza marittima MQ-4C Triton della Us Navy. Secondo Mazzeo, “il grande velivolo senza pilota è rientrato in Sicilia dopo una lunga missione di intelligence e sorveglianza nello spazio aereo del Golfo di Oman, in  prossimità dello Stretto di Hormuz. Il ‘Triton’ era stato trasferito il 23 febbraio da Sigonella alla base aerea di Al Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti.”

Ed è proprio al largo delle coste dell’Oman che ben cinque cacciatorpediniere statunitensi – la Uss Frank E. Petersen, la Uss Milius, la Uss Spruance, la Uss Pickney e la Uss Delbert D. Black -lanceranno il loro devastante carico di missili Tomahawk, tra il 28 febbraio e il 3 marzo, contro il territorio iraniano. Per finire, il 4 marzo, il sottomarino nucleare d’attacco Uss Mississippi affonderà la fregata iraniana “Dena”, mentre si trovava al largo della costa occidentale dello Sri Lanka. In contemporanea, dallo stesso Mar Arabico del Nord, lo stormo aereo imbarcato (CVW-9) dalla portaerei Uss Abraham Lincoln compirà il suo primo raid contro la Repubblica Islamica. Mentre altre cinque “destroyers” a stelle e strisce bombarderanno Teheran dal Mediterraneo orientale. Tra queste ci sono la Uss Bainbridge e la Uss Mahan, che prima di sferrare l’attacco missilistico si sono rifornite di munizioni presso la baia di Suda, a Creta, tra il 24 e il 26 febbraio. In sosta nel portogreco, in quei giorni, c’erano pure la cacciatorpediniere Uss W. Churchill e la portaerei Uss Gerald R.Ford, anch’esse schierate nel Mediterraneo per l’operazione contro Teheran.

 

L’articolo 5 della XIII Convenzione dell’Aja del 1907 vieta alle nazioni belligeranti di utilizzare i porti e le acque di uno Stato neutrale come base per azioni di guerra contro l’avversario. Del pari, il territorio di uno Stato neutrale non può essere usato per comunicazioni militari né come base di lancio per spedizioni ostili. La violazione di queste regole, attraverso l’impiego diretto da parte della Us Navy delle basi di Sigonella e Suda per l’attacco all’Iran, decreta il concreto coinvolgimento degli Stati europei quali potenze co-belligeranti. Consentendo alla Marina Usa di utilizzare porti e aeroporti per rifornirsi di armi o per far partire operazioni di sorveglianza e intelligence contro la Repubblica Islamica in vista dei bombardamenti, l’Italia e la Grecia hanno dunque scelto la via della co-belligeranza a fianco degli Stati Uniti.

Nel caso dell’Italia, la rottura della neutralità e l’utilizzo del proprio territorio per azioni belliche illegali, costituiscono altresì una violazione degli articoli 10 e 11 della Costituzione.
Nelle ore in cui scriviamo, i bombardamenti di Usa e Israele, e gli attacchi di Teheran, sono ancora in corso. E nel Mar Ionio sta per concludersi “Dynamic Manta”, la più imponente esercitazione aeronavale dell’Alleanza atlantica nel Mediterraneo orientale. Tra fregate, droni sottomarini, elicotteri, pattugliatori e sommergibili nucleari. Dal 23 febbraio al 6 marzo, nonostante le bombe piovute sull’Iran e in tutto il Medioriente, e le minacce per Cipro e l’Europa intera, le marine militari di dieci nazioni alleate hanno continuato a svolgere i loro “war-games” utilizzando comodamente i porti di Augusta, Catania, Siracusa e Sigonella. Mentre operazioni terrestri notturne, condotte dai marines americani e dalle forze speciali greche, hanno coinvolto il promontorio costiero di Punta Izzo. Da “Dynamic Manta” a “Furia Epica”, la Sicilia si conferma laboratorio di guerra.

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