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Canto di Natale: Intervista ad Annamaria Piccione

Intervistare Annamaria Piccione è facile e difficile insieme, perché le chiacchierate con lei sono un incrocio allegro e arguto di personale e politico, letterario e quotidiano.

Quella che mi piace definire come la “decana” degli autori siracusani, specie di quelli per bambini e ragazzi, è un vulcano di parole, parole scritte e dette, parole lette e parole commentate.

Partiamo dalla sua estate, che non ha previsto presentazioni: “Sono abituata al pubblico scolastico e per così dire “parascolastico”… non amo particolarmente gli eventi estivi, che rischiano di diventare babysitteraggio autoriale alla conquista dei genitori più che dei bambini”. Schietta, diretta come nei suoi libri che i bambini forse amano proprio per questo: niente ammennicoli.

Scrive, scrive sempre, Annamaria Piccione, storie sue e storie di altri che riscrive riadatta rinarra. Più di cento libri all’attivo, le migliori case editrici si contendono le sue scritture e riscritture.

Come nel caso del capolavoro di Dickens, il classico natalizio per eccellenza, ovvero “A Christmas Carol”, diventato per l’occasione “Canto di Natale raccontato ai bambini”, edito da Mondadori e illustrato splendidamente da Francesc Rovira con disegni essenziali ed espressivi.

“L’opera di riscrittura permette di dare a un bambino la possibilità di leggere un classico riadattandone il linguaggio e rendendolo più contemporaneo. L’ho fatto con le “tragedine”, cioè la riscrittura delle tragedie greche e adesso lo faccio con libri come “I promessi sposi”, o, appunto, il capolavoro di Charles Dickens”.

Potrebbe essere un'illustrazione raffigurante il seguente testo "illustrazioni di Francesc FrancescRovira Rovira Canto di Natale RACCONTATO AI BAMBINI da Annamaria Piccione MONDADORI"

Una delle cose più belle che possa fare un genitore è “… leggere per i figli. Ma è una cosa che dovremmo fare tutti: un modo bellissimo per mostrare affetto, attenzione, cura per gli altri è leggere per loro. Leggere per l’altro è tenerci. Ad esempio sappiamo tutti che l’adolescenza comporta momenti difficili: un espediente per comunicare con i ragazzi può essere quello di cucinare qualcosa, di cercare bellezza, di comunicare qualcosa di bello leggendo con/ per loro qualcosa che li prenda, che sia accattivante. Dire a qualcuno “Ti devo leggere questa cosa” ha un grande valore affettivo”.

Annamaria Piccione rifiuta da sempre tutto ciò che sa di falsato, di intellettuale nel senso deteriore del termine (ma spesso anche in quello proprio, amante della vita concreta com’è) e trova giusto che questi atteggiamenti siano ridicolizzati – sorridiamo pensando a geni come Raimondo Vianello, che ironizzavano su finti voli pindarici e birignao vari.

Cosa è per Annamaria Piccione la lettura?

“L’atto del leggere rende liberi, permette l’uso migliore dell’intelletto. Ma la lettura è un atto democratico, forse l’atto democratico per eccellenza, in cui siamo liberi di scegliere, liberi di non finire un libro, liberi di pensare di quel libro qualcosa di diverso rispetto agli altri. La stessa lettura è il romanzo della nostra formazione: rappresenta un momento di riflessione anche il romanzo “brutto”. Vi invito a leggere la straordinaria lettera di papa Francesco sulla lettura”.

E poi: “L’atto della lettura è sempre positivo e lo considero privilegio”.

La nostra chiacchierata spazia da Walt Disney, le cui storie rappresentano i sentimenti leggibili sempre a più livelli (l’adulto che accompagna il bambino riderà e piangerà per le stesse cose ma in modo diverso, o di cose diverse in modo simile a lui), alla letteratura italiana per ragazzi, che secondo Annamaria Piccione è di alto livello (pensiamo a Daniele Aristarco, a Sabina Colloredo, a Bianca Pitzorno, a Roberto Piumini…), ad Harry Potter, nel cui finale si ravvisa quello che forse è il vero eroe della saga, ovvero Neville, alle sortite letterarie in Calabria.

Inevitabili i ricordi d’infanzia: una volta si parlava di libri in casa, specialmente a casa Piccione, dove fratelli e sorelle si scambiavano i libri e “il sessismo di oggi non lo trovavo ai miei tempi: i maschi affinavano una sensibilità “femminile” con i cosiddetti libri per ragazze e io sviluppavo il mio senso dell’avventura con Nancy Drew, le storie degli investigatori…”.

“Quella per ragazzi e bambini viene considerata una letteratura settoriale, anche se tutti siamo stati bambini e siamo circondati da bambini. Erroneamente sembra più facile, sicuramente è appetibile perché è trainante nell’economia del libro; i bambini e i ragazzi sono lettori forti e questo è un fatto culturale. E attenzione: la letteratura per bambini e ragazzi è lo specchio della società. Se vogliamo capire un’epoca o una società basta leggere i libri scritti per i ragazzi. Pensiamo a Dickens e al dolore delle classi povere…

Eppure la filiera del libro è malata, c’è troppa puzza sotto il naso nei confronti degli scrittori per bambini, considerati a torto fuori dalla cerchia degli intellettuali “veri”. Eppure per intrattenere un bambino devi essere bravo davvero, perché è un lettore che non si fa influenzare da nomi e mode: è una sfida continua,  quotidiana”.

Ce n’è anche per le scuole, spesso “progettifici” che utilizzano il libro per attività con poche o nessuna ricaduta sulla lettura: “Bisogna evitare la trappola tematica oltre che quella didattica. ‘Qual è la morale del tuo libro?’ mi sento spesso chiedere, perché a volte si tende a incasellare il libro per bambini e i suoi autori per riempire le “giornate di”, in cui il testo diventa pre-testo”.

Sulle rivisitazioni delle fiabe in chiave attualizzata, ci parla del film “Damsel”, della differenza con Grimm e Perrault che spesso non concludevano una storia con il classico, edulcorato lieto fine (pensiamo alle fiabe antiche, veri e propri riti di iniziazione alla vita, con finali a volte terrificanti). Annamaria Piccione nei suoi libri insiste molto sui veri valori, sul perdono più che sul matrimonio, per il quale i suoi “principi” chiedono sempre il consenso: “È fondamentale”, ribadisce.

“Parlare di fate e maghe vuol dire parlare di potere… Le versioni attuali delle storie sono spesso edulcorate; è chiaro, c’è sempre stato l’adattamento ma la Sirenetta che si sposa è un bestemmia perché stravolge tutto l’impianto della narrazione e il senso stesso del personaggio. Ai bambini si può parlare di tutto, anche di perdita, di morte: pensiamo a Raymond Briggs. L’importante è trovare la chiave giusta: chi scrive per ragazzi scrive a più livelli, anche se viene, ripeto, snobbato dalla critica letteraria. Ma un autore per bambini è abituato alla critica: i lettori ti rivoltano come un pedalino, è una palestra incredibile”.

Insiste sulla preparazione che occorre per scrivere: “Bisogna leggere libri di pedagogia, senza alcuna improvvisazione; occorre trovare il linguaggio giusto, perché scioccare un bambino è un grande peccato, un reato. Edulcorare no, ma porgere nel modo migliore.  E poi: poca fuffa e molta sostanza, perché i bambini amano ciò che viene offerto loro in modo diretto. Il linguaggio deve essere scattante, ci vogliono sia la battuta che il momento drammatico… mai annoiare! In un libro per bambini devono esserci tutti i sentimenti; il finale deve essere equilibrato, giusto, non scontato”.

Parliamo anche delle nostre rispettive letture e sfilano i nomi della Austen, prediletta da entrambe, di Salinger, di Wilde (quello delle fiabe, straordinarie), di Lisa Regan e Collodi…

E ri-scopriamo che quello di scrivere è un mestiere in cui divertimento e lavoro – artigianato delle parole, lo chiamerei – devono dosarsi perfettamente.

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