È rimasto tutto sospeso in contrada Santo Lio. Anche il respiro dei residenti che non sanno se il silenzio che è sceso sul progetto della stazione elettrica sia segno di un ripensamento da parte di Terna, forse anche dovuto ai tempi che per i progetti PNRR sono assolutamente stringenti, oppure se, sotto traccia, si stia andando avanti.
Anche sul preavviso di vincolo archeologico la situazione non è chiarissima, né ci appare tranquillizzante. Il Soprintendente Antonino Lutri, da noi intervistato, ha ricordato il primo preavviso di parere contrario e gli adeguamenti al progetto fatti da Terna (riducendo di quasi la metà l’area interessata), così come un sopralluogo delle archeologhe con i carabinieri a novembre. In verità si era trattato della risposta alla richiesta di intervento di un residente per la presenza dei tombaroli ma il Soprintendente ha sottolineato che è stata l’occasione per “approfondire meglio la conoscenza del sito”, sebbene siano già tantissimi gli studi sull’abitato bizantino, più o meno recenti. “Comunque per le valutazioni del caso io mi affido completamente al settore archeologico data l’altissima professionalità ed eccellenti competenze. Saranno quindi le archeologhe, in seguito a studi e accertamenti, a dire se sia il caso del preavviso di vincolo”.
“D’altra parte la stessa Amministrazione comunale ha fatto richiesta di vincolo” abbiamo osservato.
“Sì, anche i privati stranamente”. “Perché stranamente? È possibile!” “Sì, certo. Ma strano che non lo abbiano fatto prima. Tuttavia, in presenza di emergenze archeologiche, bisognerà vedere quale tipo di vincolo disporre”. “Ma non è anche necessario considerare il fatto che Terna sembra non aver presentato un progetto complessivo? A quanto ci risulta, si prospetterebbe un vero hub energetico, a servizio di fonti alternative quali ad esempio gli elettrodotti degli impianti eolici offshore di Scicli e Pozzallo? E l’aver dichiarato al MASE di essere esenti da procedure di VIA e altro?”. “Noi abbiamo fatto con Terna una riunione e fatto presente tutto questo. Lo sanno. Per la VIA comunque va detto che la legge non la prevede per la Stazione Elettrica ma per il resto è diverso. E comunque da Ragusa hanno già avuto tutte le autorizzazioni”. “Ma è soprattutto la nostra provincia ad essere interessata dal passaggio degli elettrodotti! Occorrerebbe un tavolo tecnico!” “Noi come Soprintendenza abbiamo l’obbligo della tutela. Non possiamo essere contrari a un’opera strategica. Eventualmente andrà valutato un percorso alternativo”.
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In realtà, come correttamente ha osservato il Comitato per la tutela della Necropoli di Santo Lio, che si tratti di un’opera strategica non è evidente. Anzi nei documenti di Terna viene presentata come infrastruttura locale, finalizzata all’alimentazione di Palazzolo e dei comuni limitrofi, ed è proprio per questo che si autoescludono dalla VIA. “Se come dice il Soprintendente fosse strategica, finanziata dallo Stato, la VIA o quantomeno uno screening di VIA, sarebbe stata obbligatoria – si osserva –. Noi non siamo contrari a niente per principio, ma siamo contrari e fortemente preoccupati se opere strategiche vengono presentate come locali, semmai proprio per eludere le tutele minime che il territorio può, deve avere, cioè le valutazione ambientali. Non vorremmo essere di fronte a una doppia narrativa: locale per le valutazioni ambientali e strategica per un iter più veloce”.
Quindi? Cosa sta accadendo? Quali le azioni della Soprintendenza? Quali le reali intenzioni?
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In tanta incertezza di certo resta solo il lavoro instancabile di studio e analisi dei documenti presentati da Terna al Mase da parte del Comitato.
E qualche sorpresa si scova sempre. Per esempio in una delle schede da presentare – FORMAT DEL PROPONENTE PER PIANI/PROGRAMMI/PROGETTI/INTERVENTI/ATTIVITA° – FASE DI SCREENING – che serve a raccogliere tutte le informazioni necessarie per permettere all’Autorità competente di verificare se un piano/progetto può avere effetti significativi su un sito della Rete Natura 2000. Quindi a identificare chi presenta il progetto; localizzare l’intervento; verificare se si trova dentro o vicino a SIC/ZSC/ZPS; descrivere opere, attività, cantieri, scavi, movimenti a terra, ecc.; segnalare eventuali misure di mitigazione; dichiarare la conformità alle normative di tutela ambientale.
Ma Terna ha presentato uno screening di Incidenza, di Livello I (documento dal quale abbiamo tratto la documentazione fotografica), che rappresenta la fase preliminare e semplificata della Valutazione di Incidenza (VIncA) per progetti che impattano siti della rete Natura 2000, escludendo così la più complessa valutazione di Livello II.
“Il documento è obbligatorio per presentare lo Screening di Incidenza e permettere alla Regione o all’Ente competente di valutare rapidamente cosa si vuole fare, dove, come, quali impatti potrebbe avere sugli habitat e sulle specie protette. E nel Format viene richiesta anche la natura del finanziamento dell’opera perché, se si tratta di un finanziamento privato, non ci sono procedure aggiuntive di finanza pubblica, se invece le risorse sono pubbliche, si prevedono possibili procedure aggiuntive, controlli UE, coerenza PAF (Prioritised Action Frameworks, cioè quadri di azioni prioritarie, strumenti strategici di pianificazione pluriennale, utilizzati dalle regioni europee per organizzare e finanziare le azioni necessarie appunto alla gestione della Rete Natura 2000, ndr), ecc. In sostanza, nel caso i finanziamenti siano pubblici, non cambiano i contenuti tecnici ma certamente gli obblighi amministrativi del proponente”.
Ed ecco la domanda cruciale del Comitato: “Come mai alla domanda presente nel Format – “Il progetto/intervento è finanziato con risorse pubbliche?” – la casella sbarrata è quella del No quando invece nel documento cup è espressamente scritto che si tratta di un finanziamento pubblico per 30 milioni di euro?”
È proprio, infatti, nella risposta che si dà a questa domanda l’iter che deve seguire il progetto, se esso ricada o meno in procedure più vincolate, ad esempio obblighi di coerenza con i Programmi di finanziamento, PNRR, per i quali è indispensabile la tracciabilità dell’intervento pubblico, di monitoraggio e di rendicontazione a enti pubblici, obbligo di essere inseriti in atti programmatori ufficiali, ecc.
L’errore non si potrebbe in alcun modo considerare ‘formale’: è un errore sostanziale non privo di conseguenze (perdita del finanziamento, blocco dell’opera, avvio di verifiche ispettive, e altro).
Meglio ripartire daccapo allora e trattandosi di un’opera strategica iniziare con il piede giusto. A partire dalla scelta della zona in cui realizzarla.

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