Non “Il mistero dei Bronzi di Riace“, come la Rai ha intitolato il suo speciale di domenica scorsa, l’inchiesta “tra scienza e archeomafie” per cercare di far luce su alcuni interrogativi ancora rimasti senza risposta sulle due splendide statue – Da dove vengono? Chi rappresentano? Erano davvero solo due? e altro ancora – ma “Il mistero del fotomontaggio”.
Gira sui social soprattutto tra gli studiosi, tra chi non ci sta a ricostruzioni considerate più fantasiose che ‘certificate’, la supposta ‘prova’ della falsa testimonianza sul ritrovamento di quello che dovrebbe essere il terzo ‘gemello’ scultoreo: lo scatto che immortala due ‘tombaroli’ del mare ai lati del presunto terzo bronzo, felici di farsi fotografare con il bene trafugato proprio lì dove è stato fortuitamente rinvenuto e sullo sfondo, dove si staglia l’Etna, il passaggio di una nave cargo. Una foto che circola da tempo e sulla cui autenticità alcuni giurerebbero.
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La ricostruzione del ‘montaggio’, come viene mostrato, consisterebbe nel prelevare da una foto reale del 16 agosto 1972 il ritaglio della statua, in realtà il bronzo A attorniato da abitanti di Riace, e porlo, in posizione eretta, tra due sub, gli ‘archeomafiosi’, come bottino dopo il recupero e quindi ricreare lo sfondo utilizzando la foto, anche questa storica, della nave cargo Providence (rimasta in avaria dal 1966 al 1971 nella baia di Augusta) trainata da un rimorchiatore. Nient’altro che un collage.
Una bufala quindi e d’altra parte, in effetti, sembra che nel servizio siano state ‘mescolate’ notizie vere e notizie, se non false, comunque forse non rigorosamente riscontrate.
E così la domanda centrale è: qual è l’interesse che spinge a tali mistificazioni?
Il servizio televisivo ha comunque sollecitato l’interesse della Procura di Siracusa che ha aperto un fascicolo, senza indagati, per cercare di ricostruire quanto realmente accaduto nel 1972 quando i due bronzi vennero trovati nel mare di fronte a Riace. Non a grandi profondità, su fondali privi di qualsiasi altro indizio di un qualche antico naufragio: elementi che hanno fatto pensare che certo non fossero lì da centinaia di anni ma che fossero stati lasciati per essere poi trasferiti chissà dove ovviamente dietro più che lauto compenso.
Davvero misteriosi questi bronzi a cui dedicheremo certamente qualche altro approfondimento dopo aver già ospitato sulle nostre pagine un’interessante querelle sul loro luogo d’origine che ha visto contrapposti da una parte l’archeologo Fabio Caruso e dall’altro il dirigente Asp con la passione per il mondo antico Anselmo Madeddu. In discussione quanto già ‘appurato’ grazie all’archeometria: la realizzazione dei Bronzi ad Argo, nel Peloponneso. Ora, secondo nuove versioni per molti studiosi inattendibili, costruiti invece in terra aretusea.

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