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‘Senza fissa dimora’, ormai un’emergenza. In loro aiuto gli avvocati di strada

Il 22 marzo, presso la parrocchia di Bosco Minniti, si è svolta un’apprezzabile iniziativa. È stato presentato il nuovo sportello dell’associazione “Avvocati di strada”. Oltre al parroco Carlo D’Antoni, erano presenti l’avv. Antonio Mumolo, Presidente nazionale dell’Associazione, Ettore Ferlito, direttore della Caritas Diocesana, Marcello Munafò segretario avvocati di strada di Siracusa e presidente dell’associazione “La ronda della solidarietà” e “Casa di Sara e Abramo”, Simona Mallemi, coordinatrice degli avvocati di strada di Siracusa, insieme all’avv. Domenico Sapuppo. Avvocato di strada onlus è un’organizzazione di volontariato apolitica e apartitica che offre tutela legale e gratuita alle persone senza dimora con nessuna distinzione di sesso, razza, religione. La problematica riguarda sia stranieri che italiani e l’attuale riduzione del welfare inevitabilmente ricade soprattutto sui più fragili. Nel 2024 la strage di questi invisibili ha contato 408 vittime e quest’anno, da gennaio, i decessi sono stati già 11. Sono vite distrutte dalla solitudine, dal freddo e dalle dipendenze; uccisi da qualcuno, o morti per strada, o suicidatisi. Per lo più sono uomini perché le donne con figli trovano più facilmente un aiuto. Basta perdere il posto di lavoro, specie in età avanzata, per trovarsi senza un tetto, né denaro e cadere nel baratro degli invisibili.

All’incontro i convenuti hanno insistito sulla necessità di “far prendere coscienza ai senza dimora dei diritti che possono godere”, che è “indispensabile la creazione di una rete”, “sentire un vincolo di sangue con i senzatetto”, “essere presenti alle loro richieste perché sono i più vulnerabili nella nostra realtà”. Il presidente della Caritas Ettore Ferlito si è soffermato su come sia indispensabile l’aiuto legale sul territorio; l’avvocato Domenico Sapuppo ha fatto notare l’attuale attenzione del Comune grazie all’assessore delle politiche sociali Marco Zappulla (non presente per impegni pregressi); Marcello Munafò, portando la sua esperienza, ha ricordato che non basta aiutare solo soddisfacendo esigenze alimentari perché ognuno di loro ha bisogno anche di un supporto affettivo.

L’avvocatessa Simona Malleolo ha espresso la sua soddisfazione per lo sportello aperto a Siracusa: “Dare voce alla povertà è una questione di democrazia, perché chi è povero viene privato di tutti i suoi diritti, non ha un controllo della propria vita. Sono gli altri che scelgono al suo posto”. Antonio Mumolo ha spiegato cosa sono gli avvocati di strada: “Siamo un’organizzazione di volontariato nata a Bologna venticinque anni fa. A quell’epoca eravamo solo io e una collega con la difficoltà di intercettare i clochard. Ci ponevamo l’interrogativo se dei professionisti potessero dedicare qualche ora del proprio lavoro al volontariato. Abbiamo così consultato leggi e accademici ricevendo una risposta positiva: l’avvocato può farlo nella sua veste. Conosciamo tutti il motto: “La legge è uguale per tutti”. Ma per chi è senzatetto questa frase vale nelle aule dei tribunali?

Ci si accorgeva che per ottenere giustizia c’era bisogno di una buona consulenza che essi non avevano. Allora ci siamo detti che potevamo rimettere un po’ in equilibrio la bilancia della giustizia. Attualmente siamo circa mille avvocati presenti in sessantacinque Comuni e in tutte le regioni. Abbiamo aperto oltre 50.000 pratiche, ma il nostro fatturato è zero. Abbiamo anche volontari non avvocati che ci danno una mano per ricerche, segreterie telefoniche, ecc. Bisogna saperlo: le persone che vengono da noi sono in maggioranza diventati poveri e hanno oltre 50 anni d’età. A quell’età la probabilità di trovare un nuovo lavoro è scarsa. Occorre sfatare anche la ‘leggenda metropolitana’ che si diventa clochard per alcol o altre dipendenze. Invece la stragrande maggioranza delle persone che incontriamo non ha questi problemi. Sono individui diventati scarti della società, senza nessun aiuto dallo Stato. Proprio in questi casi ci vuole un avvocato. Sono situazioni che non si possono risolvere tramite assistenti sociali. Il primo problema che incontriamo spesso è quello d’ottenere la “residenza” che è un contrasto alla povertà. Su ciò la legge è molto chiara: ogni cittadino italiano o straniero ha diritto alla residenza per lavorare, per il diritto alla salute e altro. Ogni Comune deve iscrivere alla sua anagrafe chi lo richiede e dargli la carta di identità di cui ha diritto. Ma molti Comuni fanno resistenza. Eppure la norma nata nel 1954 è chiara e specifica che ciò deve essere fatto per motivi di controllo sociale, tant’è che è in capo al Ministero dell’interno. Lo Stato deve sapere dove sono, dove risiedono, per esempio nel caso di un terremoto sapere se sotto le macerie c’è qualcuno. È per questo motivo che quella norma deve essere assolutamente rispettata. Se i Comuni negano l’iscrizione all’anagrafe dei senzatetto commettono un reato contro lo Stato. La legge dichiara che l’iscrizione all’anagrafe deve essere data entro 48 ore, poi l’ufficio ha 45 giorni di tempo per le proprie verifiche. Fin dalla partenza dell’associazione nel nostro bilancio sociale questa voce è stata al primo posto e abbiamo visto che vincere cause di questo genere induce le amministrazioni a una maggiore attenzione. Abbiamo notato che ciò si riscontra soprattutto nei Comuni più piccoli”.

L’incontro è poi continuato con alcune domande sugli aspetti pratici dell’essere avvocati volontari. Mumolo ha chiarito l’azione dell’Associazione con l’ordine professionale e nei confronti dei giovani professionisti che si cerca di avvicinare alla comune causa. Poi ha affrontato aspetti quali le spese: essendo l’attività gratuita, se si vince una causa, una parte è fatturata dall’avvocato, un’altra va alla cassa professionale e il rimanente per statuto alla cassa dell’associazione. Non c’è ovviamente nessuna competizione sleale con i colleghi dal momento che ci si rivolge solo a chi non ha alcun mezzo mentre altri possono rivolgersi a un avvocato iscritto all’albo per il libero patrocinio come dispone lo Stato. “Ogni anno pubblichiamo un bilancio sociale sul nostro sito – ha detto. – Fino ad ora vi sono state 3.500 cause l’anno suddivise in diritto civile, penale, amministrativo, recupero crediti, diritti previdenziali e assistenziali. Nelle cause di diritto penale la prevalenza è di persone che commettono reati sulle strade, aggrediti perché inermi, colpevoli di essere indigenti. Concludo che non siamo nati per porci in contrapposizione con le istituzioni, ma se c’è un diritto da far valere, siamo pronti a prendere posizioni decise”.

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