“La Civetta di Minerva” incontra per voi la cantautrice Ketty Dell’Aquia, psicoterapeuta (si è occupata di disabilità, anziani, disagio sociale, violenza sulle donne, anche con l’approccio bioenergetico), docente e artista.
Pratica l’arte della poesia, che le ha fruttato una pubblicazione e dei riconoscimenti letterari, del canto – ricordiamo il brano scritto insieme a Liana Antoniello e la performance Roma in una libreria Feltrinelli – e della recitazione, a cui è stata iniziata da Carmela Fillioley ed Enzo Monica, e che l’ha condotta a realizzare spettacoli su Alda Merini e sul tema della violenza contro le donne.
Ketty Dell’Aquia sarà ospite di Casa Sanremo il prossimo 13 febbraio con il suo pezzo “Sarausani semu”, un grido, un atto di accusa, un brano di denuncia cantato con voce potente, in un dialetto semplice e diretto: “A cosa ha statu rossa, n’ata pigghiatu pi fissa, v’ata manciatu a carni nostra e macari l’ossa” (qui il link al video della canzone: https://www.youtube.com/watch?v=ZuIr66BnNG0).

Raccontaci del tuo rapporto con la musica.
Ho studiato canto a Roma, ma ho sempre amato la musica – perfino il mio nome viene da una canzone dei Pooh. I miei riferimenti sono i cantautori e amo particolarmente Mia Martini.
E il dialetto? Come mai questa scelta? E come lo hai conservato nei tuoi anni romani?
Il mio più che siciliano è proprio dialetto siracusano e credo di averlo proprio introiettato. Apprezzo tanto anche la grande Rosa Balistreri.
Quando hai iniziato a scrivere canzoni?
Ho iniziato dalla poesia – scrivevo già da piccola – e anche “Sarausani semu” nasce come testo poetico. Ho voluto collegarlo a “Sarausana jè!”, il tradizionale grido in onore di Santa Lucia.
Com’è nato questo pezzo?
In una notte. Avevo visto in televisione il documentario di Domenico Iannacone “Pane nostro” e ne rimasi così colpita da scrivere la canzone di getto. Successivamente ho avuto modo di conoscere padre Prisutto e il Comitato Stop Veleni. Il periodo Covid ha un po’ sconvolto tutto, perché avrei dovuto andare a Casa Sanremo nel 2021, ma nel novembre 2024 questo pezzo è stato accettato e il 13 febbraio lo eseguirò spiegando la scelta del siciliano e cosa c’è dietro la canzone.
Importante infatti è il coinvolgimento di Ketty Dell’Aquia nella campagna di Legambiente intitolata significativamente “Ecogiustizia subito!”: recentemente, presso il centro culturale “Il Cerchio”, infatti ha avuto modo di esibirsi cantando la sua canzone e quindi affrontando i destini del polo industriale di Siracusa dal punto di vista emotivo, un poco come è accaduto per la giornalista e scrittrice Roselina Salemi che nel 2005 pubblicava il romanzo “Il nome di Marina” in cui si parla, tra realismo magico e reportage, della storia di Marina di Melilli, sacrificata in nome del progresso insieme agli ammalati di tumore e di altre gravissime patologie, ai bambini malformati, al futuro della costa e delle nuove generazioni. Secondo alcuni (non tutti condividono questa lettura) primo martire sull’altare delle “magnifiche sorti e progressive” del leviatano del petrolchimico sarebbe stato Salvatore Gurreri, ucciso per non aver voluto lasciare la propria casa al tempo degli espropri, ucciso perché dopo aver letto “Moby Dick” aveva deciso di essere la balena e non il fiociniere.
Una pagina da molti dimenticata – artatamente –, dai più ignorata, e che può essere messa in luce ancora anche tramite un romanzo o una canzone, anche per tentare di guarire il mondo, secondo la visione di Hillman.
Per saperne di più e seguire i progetti di Ketty Dell’Aquia, ecco la sua pagina Facebook: https://www.facebook.com/kettydellaquia/.
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