Lo sciopero di domani, 13 gennaio, dei metalmeccanici è sacrosanto. In gioco, infatti, oltre al rinnovo del contratto e alla richiesta di maggior sicurezza nei luoghi di lavoro, c’è soprattutto il futuro della nostra area industriale e di migliaia di posti di lavoro. Contrariamente a quanto vanno dicendo i dirigenti di Versalis Eni, la chiusura dell’impianto di etilene di Priolo non è l’avvio della transizione energetica, ma l’inizio di una fase di incertezza a causa dalla sfasatura dei tempi per costruire il nuovo impianto, che sarà pronto negli anni a venire, e il “vecchio” impianto di etilene che verrà chiuso, nelle intenzioni di Eni, nel 2025. Che fine faranno nel frattempo i lavoratori diretti e dell’indotto? Questo è un punto cruciale.
La storia della nostra area industriale ha conosciuto numerosi esempi della politica dei due tempi: prima la chiusura dell’impianto “vecchio” e per quello nuovo poi si vedrà. A preoccupare è lo sconquasso che si verrebbe a creare nell’intero petrolchimico nei rapporti produttivi e sull’occupazione. Verrebbero inoltre destrutturate le interconnessioni tecnologiche e infrastrutturali tra gli stabilimenti dell’area industriale. Ancora oggi Isab fornisce nafta a Versalis che a sua volta vende le sue materie prime all’ Isab. Sonatrac fornisce nafta leggera a Versalis e trasferisce materie prime alla Sasol, la quale le trasforma e le vende a Versalis. Air liquide vende i propri prodotti finiti all’Isab che fornisce idrogeno sia a Isab che a Sonatrac. Erg power fornisce energia elettrica, vapore e acqua demineralizzata a tutte le aziende del Polo”. La chiusura di Versalis comprometterebbe questi processi di interconnessione. Su questi aspetti, l’analisi del segretario della Cgil, Roberto Alosi, e di Antonio Recano, è puntuale.
La politica, le istituzioni locali, le organizzazioni di massa dovrebbero dare il loro sostegno alla protesta dei sindacati perché la posta in gioco è la difesa del nostro insediamento industriale, cioè la nostra economia.
L’obiettivo dei sindacati è chiedere al Governo nazionale e al governo regionale un Piano industriale che accompagni, come sostiene Alosi, l’intero apparato produttivo verso l’obiettivo della rigenerazione industriale e della transizione energetica.
Il piano negoziale, secondo i sindacati dei lavoratori, non ha prodotto fin qui risultati concreti, ma generici impegni. Per questo la Cgil ha polemizzato duramente col Governo nazionale, il quale, invece di proporre un razionale e realistico piano di sviluppo e di transizione energetica, asseconda la strategia destabilizzante di Versalis Eni.
Da notare positivamente che sia Roberto Alosi che Antonio Recano hanno riproposto il tema della ristrutturazione del depuratore Ias, indicando nella Regione il soggetto obbligato a fare gli interventi di risanamento necessari per il suo rilancio.

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