Il prossimo anno andranno in scena al Teatro greco due tragedie (l’Edipo a Colono e l’Elettra) e una commedia (Lisistrata). I traduttori sono rispettivamente Francesco Morosi, Giorgio Ieranò e Nicola Cadoni. Da non crederci: sono gli stessi dello scorso anno! Nicola Cadoni, professore di Latino e Greco al liceo classico di Sassari, ha tradotto nel 2022 Le Nuvole, nel 2023 La Pace e nel 2025, come detto, tradurrà Lisistrata. Come si spiegano tre traduzioni in quattro anni?
Giorgio Ieranò, professore ordinario di Letteratura greca all’Università di Trento, è un traduttore molto gettonato, avendo collezionato negli ultimi cinque anni, compreso il 2025, quattro incarichi e altri ancora in precedenza. Lui e il professor Walter Lapini, di cui diremo più avanti, possono essere definiti, con il dovuto rispetto professionale, due “traduttori seriali”. Quest’anno Ieranò ha saltato un giro, ma in compenso la traduzione del Miles Gloriosus è stata affidata alla sua “vice” Caterina Mordeglia, che insegna a Trento nel dipartimento da lui diretto.
E veniamo al “talentuoso” Francesco Morosi. Ha conseguito la laurea specialistica in Filologia e storia dell’antichità all’Università di Pisa, relatore il professor Guido Paduano, il quale da parecchi anni dirige la rivista Dioniso dell’Inda e, grazie al prestigio professionale di cui gode, può essere considerato un anello fondamentale del cerchio magico. Anche Paduano non disdegna di tanto in tanto di tradurre qualche tragedia.
Torniamo al giovane Morosi. Attualmente è assegnista di ricerca al dipartimento di Studi umanistici dell’Università di Udine. Se non mi sbaglio, ha tradotto una tragedia nel 2022, un’altra nel 2023 e un’altra ancora la tradurrà nel 2025: tre traduzioni in quattro anni, benché sia all’inizio della carriera universitaria, sono un record. Viene considerato un pupillo di Paduano dai tempi di Pisa.
Un posto d’onore tra le star delle traduzioni greche spetta al professor Walter Lapini dell’Università di Genova. Lapini mi è personalmente simpatico perché ha scritto, con lo pseudonimo di Alvaro Rissa, una famosa antologia di letteratura greca e latina dal titolo “Il sedere non serve solo per andare di corpo”. Nel mondo accademico è stimato, ma anche contestato, in particolare dal gruppo degli Innovatori il cui leader è il professore Maurizio Bettini, illustre latinista dell’Università di Siena.
Per Lapini stravede, professionalmente parlando, la professoressa Margherita Rubino, genovese, che ha insegnato nel suo dipartimento e che da alcuni anni fa parte, unica grecista, del consiglio d’amministrazione dell’Inda. Tutto lascia pensare che la Rubino abbia, d’intesa con Paduano, campo libero nella scelta di grecisti e latinisti e un occhio di riguardo professionale nei confronti del suo ex capo.
Questi intrecci, anche a pensar bene, destano non pochi sospetti.
Si ha l’impressione infatti che esista un cerchio magico del quale solo chi ne fa parte riceve l’incarico (e il relativo compenso) della traduzione, che arricchisce il curriculum e aiuta a far carriera. Un buon amministratore dovrebbe fare le nomine sulla base di criteri oggettivi, anche quando la legge non glielo impone. C’è una domanda a cui il Consiglio di amministrazione dell’Inda dovrebbe dare una risposta: perchè illustri grecisti e latinisti delle Università di Milano, Torino, Pavia, Ferrara, Bologna, Urbino, Padova, Roma, Napoli, Salerno, Palermo sono tenuti fuori dal giro?
Nessun pregiudizio sulla professionalità dei docenti incaricati dall’Inda di tradurre Euripide, Eschilo, Sofocle: trovo semplicemente censurabile da molti punti di vista l’esclusione di tanti altri docenti, sol perchè non sono “amici” stretti dell’Inda. Neanche una Fondazione di diritto privato, qual è l’Inda, può amministrare ad libitum.

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