“Ci troviamo di fronte una situazione socioeconomica mai vista da dopo il dopoguerra. Non ci sono precedenti a Siracusa e provincia”. Così risponde Roberto Alosi segretario generale Cgil di Siracusa alla domanda se c’è bisogno d’unità sindacale, data la diversa posizione che la Cisl ha preso rispetto a Cgil e Uil. “Se leggiamo i dati in nostro possesso – continua Alosi – troviamo che il 28% di famiglie dell’intera provincia vive in povertà relativa e il 10% in povertà assoluta. L’Inps comunica che 130 mila pensionati ricevono una pensione fra gli 800-900 euro mensili. Sappiamo che il 10% della popolazione provinciale non riesce a curarsi nelle strutture pubbliche per mancanze e lungaggini e non va in quelle private per mancanza di soldi. Anche l’Istat afferma che a Siracusa nel 2022 l’indice di ricambio era di 135,8 ciò significa che la popolazione in età lavorativa è molto anziana, mentre sappiamo di tanto lavoro nero e povero. Esiste da anni una profonda povertà educativa con il più alto tasso di dispersione scolastica della Sicilia. Inoltre è forte anche il disagio abitativo con case popolari fatiscenti e la mancanza di tanti servizi sociali. Di fronte a ciò non si può non essere per l’unità sindacale e la Cisl da grande sindacato deve collegarsi alle battaglie avviate da Cgil e Uil”.
Come spiega questo defilarsi della Cisl?
“È una posizione che non capisco anche perché essa insieme a Cgil e Uil ha sottoscritto una piattaforma nazionale in cui alla luce della reale situazione del Paese e in particolare del mezzogiorno sono state definite una serie di priorità ed emergenze trovandone anche vie d’uscita tramite risorse economiche a cui attingere per scrivere una legge finanziaria non a carico dei più deboli come quella attuale. Il fare dei vertici Cisl non è capito da molti suoi iscritti. Il 28 novembre si è avuto l’ennesimo incontro con il governo che ha chiamato a sé oltre alle tre confederazioni tante altre piccole sigle sindacali, già ciò denota molto, perché in quello spazio di tempo di circa tre ore anche queste dovevano esprimere la loro opinione, mentre la sola Cgil rappresenta cinque milione e trecentomila iscritti e questi piccoli sindacati poche migliaia. Alla fine di quell’incontro non è uscito un nulla di fatto. Tre ore a palazzo Chigi per farsi dire no, la manovra è destinata a rimanere praticamente la stessa. Per cui la mobilitazione continua. Questo governo è refrattario alle piazze, di conseguenza le motivazioni che giustificavano i nostri scioperi non sono cambiate”.
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Parlando di sanità c’è la costruzione del nuovo ospedale, ma i tempi s’allungano continuamente.
“È un fare stucchevole l’assistere al continuo rimpallo di responsabilità della politica, dichiarazioni su denaro che sparisce poi viene dichiarato che sarà preso da uno speciale fondo, che è lo stesso citato da tanti dove è stato deciso di prendere altri investimenti. Un pozzo di San Patrizio e tutto ciò dura da decenni. Una vera povertà politica”.
Perché la scelta di Siracusa per la manifestazione regionale del 20 novembre?
“Non è stata fatta a caso e la Cisl locale avrebbe dovuto dare la massima considerazione a ciò. Qui non esistono solo problemi localistici, ma se ne ripercuotono ben altri dal profilo macro economico sociale a livello nazionale e internazionale, penso alla zona industriale. È per questo che Cgil e Uil hanno scelto Siracusa era per dare un segnale forte a tutti e siamo soddisfatti per la sua riuscita. È stata una grande mobilitazione che non si vedeva da tempo a Siracusa”.
Osserviamo che oggi è solo il sindacato che dal sud al nord riesce a organizzare e riempire le piazze, ciò non lo carica di grosse responsabilità?
“È vero. Infatti, noi ci siamo organizzati nelle ventuno camere del lavoro e nelle piazze dei Comuni per discutere degli attuali problemi che pesano sul lavoratore, pensionato, cittadino in generale. Abbiamo fatto questo sulla sanità, culminata in una grande assemblea. Lo stiamo portando avanti su altri importanti temi. Non ci fermiamo. I partiti non hanno il radicamento sul territorio che manteniamo noi. Il nostro lavoro è andare a sentire gli umori della gente”.
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Cosa dire sull’Autonomia differenziata, per voi è importante?
“È la madre di tutte le battaglie. Siamo fortemente impegnati su ciò. Abbiamo creato una rete sociale collegamenti con gruppi e varie organizzazioni. Vogliamo informare e discutere con la gente nelle nostre camere del lavoro della provincia, anche in aperte discussioni pubbliche. Consideriamo il pericolo seriamente perché c’è l’accelerazione avviata dal governo nell’immissione del tema in questa legge finanziaria”.
Qual è la situazione attuale nella zona industriale?
“Non sappiamo nulla e nel domandare cozziamo contro un muro di gomma. Non esiste uno straccio di proposta sulla politica industriale che dovrebbe collegarsi alle decisioni europee e all’impatto ambientale ed energetico. Non giungono risposte neppure dal governo regionale e nazionale. Abbiamo visto ultimamente il ministro dell’industria Urso venire al convegno di confindustria, ma solo per una sua passerella di propaganda elettorale. Ha annunciato in pompa magna l’interesse strategico nazionale del polo industriale. Ha parlato che da qui dovrebbero partire le applicazioni di nuove tecnologie ed eco-energie come quella sull’idrogeno verde, quindi una trasformazione generale per una specie di Idrogeno Valley, ma dopo non si mosso nulla. Adesso in questo nuovo contesto dovuto alla guerra in Ucraina le grandi multinazionali stanno ad aspettare con le manutenzioni ridotte al minimo in impianti oramai vecchi. Siamo di fronte alle scelte decise dall’Unione Europea sulla decarbonizzazione che si deve attuare come da cronoprogramma per raggiungere le emissioni zero entro il 2050 e questo conflitto, pericoloso, sposta indietro le lancette rispetto all’obiettivo europeo previsto. Tutti sappiamo che devono costruirsi progetti con risorse prese dal Pnrr, ma troviamo che molte di queste vanno in altre direzioni, quelle del nord”.
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Qual è la posizione della Cgil sulla costruzione del ponte di Messina?
Siamo perfettamente d’accordo sulla lotta contro questo sperpero di denaro pubblico. Sappiamo che questa imponente costruzione non si farà, che l’obiettivo è mosso da logiche clientelari. Per questo appoggiamo l’iniziativa del 2 dicembre di Messina e saremo lì a manifestare insieme a tanta popolazione. Deve essere chiaro a questo governo antisociale che la Cgil non si fermerà nella battaglia che ha iniziato, lo slogan creato >Adesso basta< dice tutto”.

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