DA NON PERDERE

PALESTRA INDOOR DI NATALE, LE PERPLESSITÀ DI UN TECNICO

Ho ascoltato con un certo stupore le ultime considerazioni del 3 aprile scorso su “Siracusa Oggi” del neo designato assessore allo sport Giuseppe Gibilisco in merito a quel campo polivalente indoor che ora sappiamo con certezza che non potrà essere realizzato all’interno del Di Natale.

https://www.facebook.com/siracusaoggi.it/videos/752283123000049?locale=it_IT

Già avevo scritto alcune mie valutazioni in precedenti interventi ma ritengo necessario approfondire l’argomento per evitare che nell’opinione pubblica si creino false aspettative soprattutto ora che a Gibilisco verrà assegnato l’importante capitolo delle politiche sportive.

 da SR Oggi

Gibilisco parla dei “sogni dei nostri ragazzi” e del “nostro diritto di dare l’opportunità di realizzarli”. Qualsiasi psicologo, sociologo, insegnante o formatore, a proposito dei sogni o speranze di natura sportiva dei nostri adolescenti, metterebbe al primo posto, voglia o non voglia, il gioco del pallone, praticabile ovunque ci sia una superficie più o meno libera di almeno 3.000 mq., una piazza, un campetto abbandonato, un’area di parcheggio deserta, dove si possa calciare urlando, e urlare calciando, goduriosi per un goal segnato e disperati per uno mancato. Poi, a seguire, altre discipline più giudiziose, dove c’è sempre comunque una palla: la pallanuoto, o il basket o il volley, e ancora la boxe, sfogo naturale ma “regolamentato” di quel selvaggio istinto tipico dell’età adolescenziale.

Ce li vediamo davvero i nostri ragazzi sprizzare gioia in un capannone coperto, ove per “l’installazione di eventuali schermature ed impianti di termoregolazione che possano garantire il raggiungimento degli ideali livelli di confort interno” andrebbero “preventivati costi aggiuntivi”, (cioè: se dentro si muore di caldo non sono affari nostri) a far pratica di salto in alto, in lungo o triplo (quello con l’asta, data la difficoltà tecnica, prevede una dedizione all’allenamento tutta particolare), quando la medesima pratica possono farla all’aperto? A 50 metri di distanza? O a sfidarsi in una corsa veloce sui 60 metri, avendo l’accortezza di rallentare nel finale, quanto basta ad evitare di rompersi l’osso del collo contro la parete in cemento, senza quei sistemi di protezione presenti nelle strutture indoor omologati dalla Federazione Internazionale per i grandi eventi?

Ce li vediamo davvero i nostri ragazzi mettersi in lista d’attesa, già occupata o prenotata sulla base di “idonee fasce di rispetto” dai super atleti, saltatori-velocisti-lanciatori, per avere un primo contatto con il cavallo con maniglie, con gli anelli, le parallele, la sbarra, la trave, quando gli Istituti scolastici, per prassi oramai consolidata grazie ad accordi intervenuti tra C.O.N.I. e Amministrazioni Comunali, mettono a disposizione gratuita le proprie palestre ai ragazzi tesserati con una qualsiasi federazione sportiva o con un ente di promozione sportiva?

E una volta conquistata la fascia oraria di rispetto, che non potrà essere nelle ore antimeridiane perché la stragrande maggioranza di loro frequenta, grazie a Dio, le scuole della Repubblica, ce li vediamo davvero ansiosi di conoscere il/la loro maestro/a, missionario senza compenso fornito dalla munificente amministrazione comunale, che spiegherà loro di fretta, “perché tra un po’ è il turno dei lanciatori”, che anelli sbarra trave parallele e via dicendo sono esercizi per niente semplici, che pretendono una dedizione quotidiana alla specialità scelta, ed una programmazione puntigliosa con mamma e papà della vita familiare per gli anni a seguire, fino a quando loro stessi, assorbita la lezione, non diranno basta a questo recinto dei supplizi? O “buca” come la chiama Gibilisco.

E passiamo ai lanciatori.

E qui cominciano le contraddizioni. All’interno stesso degli ideatori-progettisti. Perché se l’esimio estensore del progetto, architetto Lucchesi di Pace del Mela, segnala, tra le possibili discipline relative ai lanci praticabili all’interno della struttura solamente il lancio del peso, e previa installazione dell’apposita gabbia prevista dai regolamenti internazionali (l’attrezzo in questione, infatti, del peso di kg. 7,257, non necessita di vaste aree per il suo utilizzo, limitandosi a poco più di una ventina di metri la lunghezza che la parabola della sfera di metallo può al massimo raggiungere al suo punto d’impatto con il terreno), il buon Giuseppe elenca, tra le specialità praticabili, anche il lancio del disco, del martello e persino quello del giavellotto!, attrezzi che dovrebbero terminare il loro volo contro una rete posta a circa una trentina di metri dal limite della pedana di lancio.

In una parola, i lanciatori, che nella fattispecie non sono sicuramente degli sbarbatelli, ma gente avvezza comunque all’impegno agonistico, si limiterebbero ad una rappresentazione quasi “statica” o “mimica” del gesto atletico del lancio, che invece abbisogna di spazi, in lunghezza e in altezza, di gran lunga superiori a quelle “condizioni di sicurezza” garantibili dalla struttura in questione.

E allora sorge il dubbio che Gibilisco non abbia neppure letto il progetto, o che dica fanfaronate al solo scopo di creare emozioni gratuite tra gli ingenui ascoltatori delle sue digressioni.

Per quanto riguarda l’utilizzo della struttura a fini turistici (il cosiddetto “turismo sportivo”), l’enfasi con cui Gibilisco pronostica la calata dal Nord, o lo “svernamento” (termine adoperato anche dal Soprintendente ai BB.CC.AA. Martinez) dalle nostre parti di grandi contingenti di atleti di vertice, specialisti dei salti (salto con l’asta, salto in alto, salto in lungo e triplo) o velocisti, è palesemente contraddetta dal progetto stesso, ove tra le altre cose si legge, che:

“[…] Il nuovo edificio verrà classificato come impianto di esercizio, classe IE secondo normativa CONI, pertanto non sarà destinato all’organizzazione di competizioni ed eventi agonistici ma funzionale e adeguato a tutte le attività propedeutiche formative o di mantenimento delle discipline sportive di Atletica Leggera”.

In sostanza, questi campioni-fenicotteri, che dovrebbero svernare a Siracusa per la sua favorevolissima situazione meteorologica invernale, non potrebbero utilizzare la struttura se non per qualche allenamento. Preferendo certamente la struttura già esistente, all’aperto, rintanandosi caso mai nella palestra già esistente nelle poche occasioni riservate alle manie incontrollabili di Giove pluvio.

E quale sarebbero gli effetti indotti sul fenomeno turistico, di “proporzioni incalcolabili”, tanto strombazzati un giorno sì e l’altro pure dal nostro amato Sindaco, dov’è annidato quest’effetto-traino che nessuno riesce a far uscire allo scoperto, generato dalla permanenza nella nostra città di una decina di campioni-turisti, per qualche stage di 15/20 giorni al massimo, tra un raduno nazionale e un impegno agonistico, in giro per Europa?

Come ho già scritto, questa gran quantità di atleti, questi plotoni che dovrebbero “svernare” a Siracusa, attratti a calamita dalle nostre favorevoli condizioni metereologiche, non sono come i fenicotteri che svernano all’oasi di Vendicari per loro antichissima e inveterata tradizione, ma abbisognano di stimoli veri, anche di natura economica, altrimenti se ne stanno a casa loro, dove un posto al coperto per allenarsi, di 50 o 100 metri, lo trovano comunque.

E gli specialisti del mezzofondo e della marcia, dove li mettiamo? Mi correggano i tecnici del settore, quelli abbisognano di spazi ampi, erba, terra o asfalto ha poca importanza, ce li vediamo davvero che fanno le ripetute di 60 metri avanti e indietro, come neanche a Giochi senza frontiere?

È interessante ricordare a questi geniali progettisti e organizzatori di eventi che Dick Fosbury, l’inventore della tecnica del salto a gambero, definita del “Fosbury-flop”, brevettò questa particolare tecnica, che presto avrebbe soppiantato il tradizionale “scavalcamento ventrale”, nel giardino di casa sua.

Quando mesi addietro uscì allo scoperto, come un coniglio dal cappello del prestigiatore, questa bizzarra idea di un “impianto sportivo polivalente indoor” presso il Campo Scuola Pippo Di Natale, finanziabile facendo ricorso ai fondi del P.N.R.R., mi posi e posi agli altri questa domanda ovvia e retorica: ma i pensatori di quest’idea e i progettisti di quest’opera sanno, e non solo per sentito dire, in cosa consiste un impianto di atletica indoor?

Per opportuna conoscenza ecco quanto previsto, per l’anno in corso, per un’opera definita tale nella città di Brescia: “Il cuore dell’impianto è rappresentato dalla pista di atletica, una superficie ovale di circa 4200 metri quadrati finita con pavimentazione in gomma ad alte prestazioni, che contiene 6 corsie con sviluppo pari a 200 metri; un rettilineo centrale di 8 corsie per le gare di velocità sui 60 metri; un doppio rettilineo con le pedane del salto in lungo e triplo comprese di fosse in sabbia per l’atterraggio; la pedana del salto con l’asta; l’anello perimetrale di riscaldamento”. Oltre, si capisce, a tribuna, spogliatoi, e spazi adeguati per parcheggio auto, cicli e motocicli.

Ribadisco ancora una volta l’efficacia “nulla” di una tale struttura in funzione di uno sviluppo dello sport di base della cittadinanza, nonché di quello scolastico, richiamato negli atti fondativi dagli ideatori dell’impianto, e pure di quello agonistico, che abbisogna soprattutto di spazi, di vaste superfici, anche all’aperto, tutte esigenze che, con accorti e per nulla dispendiosi interventi, potrebbero realizzarsi nell’ampio perimetro dell’attuale impianto, senza dover ricorrere a quel PNRR che maestro Draghi aveva pensato per occorrenze ben più importanti. Ma non è superfluo ricordare ai solerti amministratori della nostra città che gli impianti indoor vanno fatti secondo le norme vigenti in materia, sempreché si attesti la capacità di conseguire un corretto ed efficace rapporto costi-benefici, e che, più d’ogni altra cosa, la bizzarra realizzazione violerebbe in maniera irreversibile il significato di area di importanza storico-archeologica al sito “area denominata Campo-scuola Pippo Di Natale”.

Vincenzo Pennone, storico dello sport, vice presidente provinciale FIDAL

 

Da leggere

L’occhio della Zillica. Un racconto di Giuseppe Raudino

É un pomeriggio d’agosto e sto seduto sull’orlo della banchina al porto Lachio. Le mie …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti