DA NON PERDERE

La ghigliottina dei governi sul Sistema Sanitario Nazionale: 10 anni di tagli

Stanno distruggendo la più grande conquista italiana

Fino a ieri, quando ti ammalavi, non dovevi pensare a pagare le cure. Già da ora, se non hai soldi, quando ti ammali non trovi che liste di attesa. Eppure né i politici né i cittadini danno segni di reazione.

Gli italiani, immobili, ignavi, fregati, tele-badati e disinformati non capiscono che solo una lunga serie di manifestazioni di piazza e lotta politica potranno salvare il gioiello socio-economico della sanità pubblica, almeno nelle sue funzioni essenziali.

Eppure tutte le statistiche certificano che sono più che raddoppiati i poveri in Italia.

A noi pare che la retorica attualmente imperante si riempia la bocca della parola Italia e italiani, famiglia, religione (?) e sicurezza, aperture all’immigrazione controllata (quanti stupidi mentitori seriali!), lotta all’immigrazione clandestina, guerra senza quartiere alle ONG e a chi rischia la vita salvando naufraghi e, per contro, nessuno sembra cogliere il pericolo di avere una nazione di vecchi infermi, poveri, che stanno per perdere l’assistenza sanitaria pubblica.

Intanto sono saltati in 10 anni 125 ospedali e si danno soldi pubblici al privato che si sta, da molti decenni, infiltrando come un cancro dentro la sanità pubblica, scegliendosi le patologie più facili e remunerative, pagate dal pubblico.

E dopo il Covid si è tornati a tagliare i posti letto: meno 20 mila tra il 2021 e il 2020.

Allarme medici di famiglia, pediatri e guardie mediche: meno 8 mila nell’ultimo decennio.

Ci sono meno medici convenzionati. I medici di famiglia dai 46.061 che erano nel 2011 sono
diventati 40.250 nel 2021 (-5.811). In calo anche i pediatri (-694 in 10 anni) per un totale nel
2021 di 7.022 unità). In frenata anche i medici di continuità assistenziale (ex guardia medica) che dagli 11.921 che erano nel 2011 sono diventati 10.344 nel 2019 (-1.577).

Un SSN con sempre meno ospedali, sempre più strutture private e un territorio sempre più
sguarnito di medici di famiglia, pediatri e medici di continuità assistenziale. È questa la fotografia che emerge dal nuovo annuario statistico del Servizio sanitario nazionale del Ministero della Salute relativo al 2021.
In calo anche le strutture per l’assistenza specialistica ambulatoriale: erano 9.481 nel 2011 e sono scese a 8.778 dieci anni dopo.
Ma ciò che più fa effetto è che i tagli hanno riguardato il settore pubblico che nel 2021 annovera il 43% delle strutture totali contro il 46,1% di 10 anni prima.

Posti letto, dopo il Covid si torna a tagliare.

Rispetto a 10 anni fa tra pubblico e privato sono stati tagliati 5.818 letti tra degenze ordinarie, day hospital e day surgery. Merito del 2020 quando con lo scoppio della pandemia c’è stato un elevato aumento di posti.

Ma è da notare che in appena un anno, passato il momento più duro del Covid, ne sono stati tagliati 20 mila: nel 2020 i posti letto erano 257.977 contro i 236.481 del 2021.
In discesa anche il numero dei Consultori: ne sono stati chiusi 1 su 10 (erano 2.535 nel 2011
contro i 2.225 del 2021). Sono cresciuti invece i Centri di Salute mentale (erano 1.497 dieci
anni e fa sono diventati 1.754 nel 2021). Si badi bene che molte di queste strutture son pressoché prive di personale, quindi paralizzate nella loro attività. Con tanti saluti alla prevenzione.

Spogliata la parte amministrativa.

Le Aziende sanitarie locali sono passate dalle 145 del 2011 alle 99 del 2021. Il 30% in meno.
Come abbiamo visto negli ultimi dieci anni è cambiato il volto del nostro Servizio
sanitario: è sempre meno pubblico, ha meno strutture ospedaliere e personale a cui non è
seguito un potenziamento adeguato del territorio sia in termini di uomini e donne che di
servizi.

Unico dato parzialmente in controtendenza è l’Assistenza domiciliare integrata (Adi):
nel 2021 sono stati assistiti 1.170.130 pazienti contro i 605.896 anche se le ore erogate per
paziente sono passate dalle 22 del 2011 alle appena 17 del 2021. E, in ogni caso, il numero di
assistiti è ancora molto inferiore a quello registrato nei principali Paesi dell’Ue, motivo per il
quale anche nell’ultimo PNRR è stato predisposto un finanziamento ad hoc per il potenziamento
dell’ADI.
A Siracusa l’assistenza domiciliare integrata ADI, riservata a chi viene rimandato spesso in pessime condizioni a casa dopo ricoveri frettolosi, troppo brevi, dolorosi, incompleti brilla per le scarsissime performance burocratiche e assistenziali. Peraltro i medici di famiglia reclamano i loro miserrimi onorari con ritardi anche di un anno e ancor più drammatica è la situazione dei pagamenti dell’altro personale delle cooperative che forniscono altri servizi sanitari.

Le novità non sono solo queste. Non si trovano medici e infermieri. I primi sono deliberatamente sottopagati e così, molto meno, gli infermieri. Nessuno si va a infognare in un lavoro diventato impossibile perché non si sostituiscono i pensionati e le ore di lavoro sono infinite e spesso non retribuite.

Si cercano primari e dirigenti, proprio quelli che, in passato, si prostituivano al potere politico pur di fregare gli altri colleghi e occupare ruoli di grande visibilità e potere, mentre oggi non presentano neanche i documenti per i concorsi.

Il nostro impreparato e incapace governo crede di poter arginare le aggressioni ai sanitari incrementando le pene. Fa finta di non sapere che esasperare i cittadini con continui disagi e mancati ricoveri, dimettendo dopo qualche ora infartuati e colpiti da ictus, non vuol dire altro che negare le cure ai cittadini. Non stupisce allora se qualche paziente-non paziente o parente, esasperato da una sanità gravemente inefficiente e subissata di lavoro duro e impossibile, provi a scaricare sui sanitari la propria rabbia.

Spassosa, pericolosa e in via di essere resa norma dal governo, la constatazione che si trovano in prima linea con i malati più complessi anche i giovanissimi laureati che fanno la pratica obbligatoria per specializzarsi. Inutile negare che i laureati italiani giungono alla laurea con un bagaglio enorme di nozioni ma con scarsa attitudine clinica per assoluta o relativa mancanza di formazione sul campo. Mancando i titolari in ruolo che dovrebbero formarli e controllarne l’operato clinico, si commette con serenità l’illecito che uno specializzando (cui è inibita ogni attività sul paziente senza la supervisione del medico di reparto) serenamente sia messo a fare lo stesso lavoro che non potrebbe fare se non assistito da un medico esperto.

Tutto ciò per non aver capito in tempo che si doveva aprire e non chiudere l’accesso alla facoltà di medicina. Alla luce delle ultime disposizioni del governo attuale nessuno si è accorto che si continua a non finanziare l’ordinaria attività sanitaria pubblica.

In altre parole si continua a tagliare l’indispensabile in sanità.

Dimenticando (?) che le tasse servono a pagare le spese per la salute di tutti, oltre ai servizi pubblici, le strade, la polizia, i vigili del fuoco, l’esercito, i governanti attuali non pensano ad altro che a ridurre le tasse, favorendo l’evasione fiscale già troppo alta, torchiando i poveri e favorendo una falsa imprenditoria incapace e rapace che continua a non pagare correttamente i dipendenti, omettendo ogni obbligo di previdenza e sicurezza, occultando i ricavi.

Ma le disgrazie vere si verificano in quella ormai vasta parte d’Italia che si è impoverita. Le malattie colpiscono in maniera casuale e basta poco per trovarsi nell’impossibilità di disporre delle cifre che necessitano per pagarsi le cure.

Se non è un dramma in grado di destabilizzare una intera nazione che altro è?

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