DA NON PERDERE

Dopo le elezioni del 25 settembre, verso quale sistema costituzionale andremo?

Silvio Berlusconi propone il presidenzialismo, Giorgia Meloni il semipresidenzialismo, Matteo Renzi è favorevole all’elezione diretta del capo del governo, il cosiddetto sindaco d’Italia.

A queste tre modelli istituzionali corrispondono tre forme di governo molto diverse tra loro. Proverò a delinearne gli aspetti più significativi, premettendo che la mia preferenza va al sistema parlamentare tedesco, il cosiddetto cancellierato, che ha come elementi distintivi la sfiducia costruttiva (prima di buttare giù il governo in carica, deve esserci un altro pronto a sostituirlo, il che evita le crisi al buio), una legge elettorale con esito proporzionale e una clausola di sbarramento piuttosto alta per scoraggiare la proliferazione dei partitini.

I favorevoli al sistema presidenziale sostengono che l’elezione popolare del capo dello Stato esalti la democrazia diretta, mentre il fronte dei contrari pone l’accento sui rischi di deriva antidemocratica e/o autoritaria propri dell’uomo solo al comando. Alessandra Turlà su La Civetta non ha esitato a parlare di “dittatura del presidenzialismo“. Chi ha ragione? Per rispondere è necessario definire preliminarmente i caratteri fondamentali dei vari sistemi.

Cominciamo dal presidenzialismo, più precisamente dal presidenzialismo americano (modello Washington).

In esso il presidente è eletto dal popolo ed è capo dello Stato e capo del governo. I governi sono nominati e diretti dal presidente, il quale li può sostituire a proprio piacimento, senza la fiducia del Parlamento. Nel modello Washington è netta la separazione del potere legislativo da quello esecutivo che è, come detto, una prerogativa presidenziale. Torniamo alla domanda: è democratico o autoritario il sistema presidenziale? È democratico in quanto il presidente è eletto dal popolo, ma il sistema può essere plasmato in un senso o nell’altro dalla leadership al comando: con Obama il carattere democratico del sistema era a prova di bomba, con Trump l’America ha rischiato il colpo di Stato.

Altra domanda: il presidenzialismo è più efficiente delle democrazie parlamentari? Anche qui, dipende dalle qualità del leader e soprattutto dal fatto che la maggioranza del Parlamento coincida con quella che ha eletto il presidente. Se nel Parlamento prevale, per esempio, il Partito Repubblicano, mentre il presidente è democratico si determina lo stallo e governare diventa molto difficile. In questo caso si dice che il presidente è un’anatra zoppa.

Veniamo al semipresidenzialismo. Contrariamente a quanto comunemente si crede, il semipresidenzialismo (il riferimento è al prototipo francese) non è una variante del presidenzialismo, ma una forma di governo con caratteristiche peculiari. Anche in questo sistema il presidente è eletto direttamente dal popolo, ma è “solo” capo dello Stato; il capo di governo è eletto dal Parlamento come in un qualsiasi sistema parlamentare.

Il semipresidenzialismo è un sistema bicefalo, a due teste, nel quale la prima testa è, per consuetudine, il presidente (che svolge prevalentemente compiti di politica estera) mentre in base alla costituzione è il capo del governo (che si occupa di politica interna). Potrebbe sembrare un elemento conflittuale, tuttavia nella prassi, ormai consolidata, il sistema funziona come un pendolo che si sposta verso il presidente, accrescendone il ruolo, quando la maggioranza che lo ha eletto è la stessa di quella che ha espresso il governo; si sposta invece verso il capo di governo in caso di maggioranze sdoppiate, dando vita a quella che viene chiamata la cohabitation.

Il semipresidenzialismo, per come è congegnato, è una forma di governo molto interessante e l’esperienza concreta, anche in caso di cohabitation, ha dimostrato che funziona, ma richiede una solida cultura istituzionale e la piena accettazione delle regole del gioco. A differenza del presidenzialismo, che è un sistema rigido, il semipresidenzialismo è un sistema relativamente flessibile.

L’elezione diretta del premier (il sindaco d’Italia). A parte una breve esperienza negativa in Israele, non so in quale altro Paese al mondo questa forma di governo sia stata adottata. La lanciò per la prima volta Mario Segni, ma finì presto nel dimenticatoio. Recentemente l’ha riproposta Mattei Renzi, ma in modo generico. Finora non si conoscono, non essendo mai stati esplicitati, i caratteri fondanti di questa forma di governo. A renderla evanescente è il fatto che non sia previsto in che modo il premier eletto conquisti la maggioranza in Parlamento. Se non l’ottiene, come governa? Si tratta di un aspetto cruciale. Il Parlamento non è un grande consiglio comunale.

Due o tre notazioni finali. Non è detto che la Repubblica parlamentare sia al riparo di derive antidemocratiche. In Ungheria, ad esempio, il sistema funziona come in Italia, nel senso che il presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento ed è lui che nomina il capo di governo, il quale riceve la fiducia del Parlamento. Molto dipende dai pesi e contrappesi previsti in Costituzione. Come non è detto che l’elezione diretta del capo dello Stato connoti in senso presidenziale il sistema. La Polonia è una Repubblica parlamentare, benché il capo dello Stato, che ha poteri cerimoniali, sia eletto dal popolo. Infine la Russia. Sul piano strettamente istituzionale la possiamo assimilare ad un sistema semipresidenziale, ma Putin non è certo Macron e soprattutto la democrazia francese è ben altra cosa rispetto a quella russa. Se posso esprimere un personale giudizio politico, l’eventuale vittoria del centrodestradestra potrebbe compromettere alcune conquiste democratiche e manomettere la nostra Costituzione con l’obiettivo di cambiare il sistema parlamentare e introdurre non meglio precisate forme di presidenzialismo. In questa eventualità, il Paese deve mobilitarsi per impedirlo.

Da leggere

L’occhio della Zillica. Un racconto di Giuseppe Raudino

É un pomeriggio d’agosto e sto seduto sull’orlo della banchina al porto Lachio. Le mie …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti