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Vera Greco: va bene D&G ma l’uso di spazi pubblici si paga

Premetto che ammiro D&G, nonostante non indosserei mai un loro capo nè un accessorio perché intanto per me sono troppo “caricati”e poi ho il mio stile che mi piace un sacco. Ma li ammiro perché, obiettivamente, hanno avuto il grande pregio di “sdoganare” la sicilianità, trasformandola in elementi di stile iconici che hanno superato barriere geografiche e mentali. In altre parole siamo passati dal vergognarci quasi del carretto siciliano ad assurgerlo come elemento di “fashion” e decorativo sui capi di vestiario, ma anche sugli accessori, borse, tessili per la casa e anche ceramiche! Detto questo, è fuori discussione che siamo tutti contenti di eventi come quello di Siracusa e Marzamemi. Quello che invece lascia molto perplessi è la gestione degli stessi sull’ utilizzo degli spazi pubblici che, nella fattispecie, coincidono con beni con beni pubblici, archeologici, architettonici e monumentali. Perché il codice Urbani, altrimenti noto come Codice dei Beni Culturali, disciplina l’uso dei beni culturali, prevedendone limiti e condizioni, ma, soprattutto, canoni da versare all’Ente che ne detiene il possesso, proprio per sancire il principio del pagamento per l’utilizzo a fini privati degli stessi.

Quando D&G ci hanno chiesto come location il Teatro Antico di Taormina, ne siamo stati felici, ma abbiamo chiesto un congruo canone, e abbiamo limitato l’uso ad alcune porzioni del monumento, non inibendolo al pubblico. Per il Teatro e Taormina è stata un’ottima comunicazione pubblicitaria ma questo ovviamente non incide minimamente sul fatto che deve essere versato il giusto canone, come è stato.

Ora, dato il sostanziale mutismo delle istituzioni preposte, in merito al versamento del canone d’uso, sia per i beni di proprietà del Comune che della Regione Siciliana, viene da chiedersi come mai non si esplicitino le scelte compiute, che – si ribadisce – non sono suscettibili di interpretazione personale, nel senso che la decisione eventuale di concedere gratuitamente e per così tanto tempo e spazi, è abbastanza ardua da sostenere, anche di fronte ad un possibile danno erariale.

Infine, ricordo che anche Google Camp si tiene ogni anno al Parco della Valle dei Templi di Agrigento, ed è un evento privatissimo per super ricchi del pianeta- insomma un gradino più alto della sfilata di moda-. Per una sera di uso esclusivo del monumento il parco chiede (ed ottiene sull’unghia) 100.000 euro.

Quanto dovrebbero pagare D&G per l’utilizzo di più giorni e più location a Siracusa?

Qualcuno lo ha chiesto? Qualcuno ha risposto?

 

*già Soprintendente BB.CC.AA. di Catania e di Ragusa

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