La ludopatia, come segnalano gli esperti anche locali (per esempio il dottor Roberto Cafiso) e come si evince dalle iniziative prese dall’Asp, è certamente un problema che affligge non pochi siracusani. Al primo lockdown, quando con i DPCM si impose la chiusura delle sale da gioco, molti siracusani (non solo i gestori) non hanno digerito questa decisione perché veniva meno il passatempo di chi, di ogni età, trascorreva ore e ore in quelle sale. In città esistono circa 15 sale giochi/scommesse e almeno una o più in vari Comuni della provincia. La Sala Bingo Adda (in Via Simeto), per esempio, fa parte di un colosso multinazionale che gestisce 11.797 sale con 22.888 dipendenti, fattura oltre 3.300 miliardi e quella di Siracusa si trova alla 393ma posizione nella classifica nazionale (dati ufficiali dell’azienda).
Un dato curioso è il fatto che due sale sono sorte dove prima c’erano negozi che vendevano oggetti sacri della Madonnina delle Lacrime: dal sacro al profano quindi. Macchine da gioco e scommesse dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sono installate in 110 tabaccherie e in numerosi bar della città dove, facendo un rapido conto, oltre duemila siracusani e siracusane, anche di una certa età, si riversano giornalmente facendo la coda e aspettando i risultati.
Per l’estendersi del fenomeno tra i più giovani anche il Comune di Siracusa, con l’ordinanza n.63/2018, aveva adottato, nel provvedimento di contrasto alla ludopatia, il divieto dell’apertura di esercizi per il gioco o l’installazione di macchine mangia soldi a meno di 500 metri da “luoghi sensibili” (scuole, luoghi di culto, centri di aggregazione sociali e culturali). Ma nel 2019 il Comitato Scuole Sicure di Siracusa ha denunciato il mancato rispetto della ordinanza per la presenza di luoghi di gioco “anche a dieci passi da scuole. Una mamma, disperata per la dipendenza del figlio da macchinette/scommesse, ci ha detto che il ragazzino impiegava tutto il suo denaro nel gioco, persino quello per comprarsi la merenda”.
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Abbiamo posto alcune domande ad Agatino, frequentatore di una sala scommesse:
Nei giorni festivi, anche a Pasqua, vengo qui, dopo i festeggiamenti di rito in famiglia. Qua è sempre aperto, tranne a Natale e fino a tarda ora, e mi trovo con tanti compagni di gioco. È il mio passatempo dopo aver lavorato per una settimana. Mia moglie l’accetta.
Hai perso grosse somme?
Io gioco solo piccole importi, ma vedo persone che ci lasciano uno stipendio e continuano.
Quante sono le persone che frequentano questa sala?
Centinaia ma oggi sono diminuiti per la crisi economica.
C’è un controllo?
Si, il gestore ti controlla se sei minorenne, ora se hai il green pass.
Vengono anche donne?
Dove vado io non ne vedo, ma so che in altre sale sono presenti.
In media, escludendo la domenica e i giorni festivi, i giocatori sono una trentina al giorno – ci racconta Alessia proprietaria della tabaccheria in piazza S. Lucia – Ma nei giorni festivi e le domeniche il numero aumenta.
Si giocano grosse somme?
Oggi, con la crisi, chi viene perché non riesce comunque a rinunciare al gioco spende quasi sempre una decina di euro… anche se poi ritenta.
Quale fascia d’età e sesso?
Si presentano persone di tutte le età, donne e uomini, certamente non minorenni.
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Nella nostra realtà sociale, in cui le offerte culturali e la vendita di libri/riviste evidenziano un livello culturale non “esaltante”, la ludopatia conduce a gravi conseguenze anche per la presenza degli esercizi abusivi e di attività illecite. È del 30 settembre 2021 la notizia, sobbalzata anche su testate nazionali, di sette persone ai domiciliari e quattro in carcere per un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro ad Augusta. L’associazione aveva propaggini anche all’estero (soprattutto Malta) ed era finalizzata all’esercizio abusivo dell’attività di gioco e scommesse online attraverso siti illegali, esercizio abusivo del credito ed usura. Dalle indagini sono emersi episodi di prestiti di denaro contante con interessi anche del 300 per cento. I mafiosi approfittavano della debolezza del gioco di decine di cittadini di Augusta per racimolare centinaia di migliaia di euro. Ma si sa che esistono altre attività più piccole, gestite da piccoli clan mafiosi, che danno ragione a classifiche, per molti scettici “inattendibili”, non gratificanti per la nostra provincia.
Il report annuale dell’Università La Sapienza di Roma, all’indicatore “estorsioni”, poneva la provincia di Siracusa nel 2017 a quota 110 su 110 province, nel 2018 a 104, nel 2019 101 su 107, nel 2020 a 94 su 107 e l’ultimo rapporto riporta 97 su 107.
Inoltre, le statistiche avvertono che a Siracusa si gioca anche a casa, on line, raggiungendo con i giochi on line delle sale il 3° posto nel 2017. Sono dati del prof. Maurizio Fiasco: “L’alto livello d’estorsione si collega all’esposizione all’usura con la 90ma posizione nazionale su 107 province (dati del 2017)”. Ciò ci fa comprendere perché esiste una forte presenza di un altro indicatore, indice di deterioramento del livello di qualità della vita. È quello relativo all’enorme disagio sociale complessivo. Infatti, si è primi nella Regione Sicilia per dispersione scolastica mentre nell’ospedalizzazione per disturbi psichici e dimissioni di pazienti in TSO si è in posizioni preoccupanti (89° posto nel 2018, 91° nel 2019, 101° nel 2020 e 92° posizione nel 2021). Continuando: se osserviamo l’indicatore degli omicidi colposi e preterintenzionali l’ultimo rapporto pone la provincia alla 78ma posizione; e per i tentati omicidi alla 93ma posizione; per lesioni e percosse sono anni che la provincia si pone a quote basse (100° su 107 province nel 2020; 86ma nel 2021 su 107 province).
Serve una politica che proponga iniziative culturali e speranze legate a sbocchi economici.

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