Chi pensa che i socialisti italiani siano buoni soltanto a spartirsi ministeri, assessorati, enti pubblici ed economici, riceve dalla Sicilia una clamorosa smentita. È infatti successo che i militanti del garofano di Messina, come un sol uomo, si siano prodigati in un’entusiastica colletta per acquistare con 48 milioni un terreno alla periferia di San Fratello, un comune sui Monti Nebrodi. E, si badi bene, non perché nella zona si preveda un piano di lottizzazione, come a caldo si potrebbe pensare. Il motivo, ben più nobile, è che tale terreno è stato regalato al segretario del partito, Craxi, che in quel paesino ha le sue radici familiari come, senza fallo, attestano gli archivi anagrafici che datano quantomeno al 1763 la nascita del trisavolo Salvatore Craxi. Questi fu il capostipite della stirpe dei Craxi di San Fratello, interrotta dalla partenza del Bettino Craxi nonno dell’attuale segretario socialista, il quale concepì il figlio Vittorio nei pressi dello stretto di Messina.
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“Non so se sono un siciliano nato per caso a Milano o un buon socialista milanese”, ha commentato Bettino Craxi qualche giorno fa parlando da un palco allestito nella piazzetta antistante la chiesa Madre di San Fratello, dinanzi al paese intero accorso a plaudirlo. La festosa manifestazione ha raggiunto l’apice al momento della consegna dell’atto con cui è stato donato all’onorevole Craxi l’appezzamento di terreno sito in contrada Piano di Lepre. Ringraziando per il regalo, il leader del Psi ha affermato testualmente: “I miei antenati, mi è stato detto, avevano tanti terreni che non so che fine abbiano fatto. Finalmente ne recupero un pezzo”.
E poi, generosamente, Craxi ha aggiunto che su quel terreno egli intende realizzare una casa della cultura per i giovani di San Fratello, puntualizzando: “Sarà una casa grande se il terreno sarà grande”.
In mezzo a una fittissima nebbia, molto meneghina, tra boschi bellissimi, abbiamo altresì appurato – circostanza che rallegrerà persino il senatore Umberto Bossi – che la fondazione di San Fratello si deve ad Adelaide di Monferrato, moglie di Ruggero I, la quale nel corso del suo viaggio per raggiungere il marito che aveva conquistato la Sicilia, sostò in questo punto dei Monti Nebrodi stabilendovi una colonia di lombardi. A San Fratello, dove si parla ancora un dialetto gallo-italico, è altissima la percentuale dei Bettini: almeno il 30% dei primogeniti maschi. Per il Censis segnaliamo che la metà della popolazione che non è emigrata in Germania, nel Bronx e in Lombardia (5.000 persone) da undici anni consente una maggioranza assoluta ai socialisti, con lo stesso sindaco Manasseri che di nome, ovviamente, fa Bettino.
Il vicesindaco Nino Reitano – quasi omonimo del Cigno di Fiumara, Mino Reitano – ci ha offerto un utile depliant illustrativo degli usi e costumi dei discendenti dell’antica colonia lumbard. Amanti tra l’altro del noto cavallo sanfratellano, in quanto – scrive il sindaco – “Per noi gente di San Fratello, il rapporto con il cavallo viene interpretato come una sorta di simbiosi, quasi non esistesse differenza tra uomo-cavallo e la natura che ci ospita”.
(articolo pubblicato la prima volta sul numero del 20 maggio 1991 del settimanale di satira e resistenza umana Cuore, col titolo “Poderi occulti”)

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