Ancora un rinvio a giudizio per l’ex Soprintendente di Siracusa Rosalba Panvini

Nuovo rinvio a giudizio per la dottoressa Rosalba Panvini, ex Soprintendente di Siracusa. Lo ha disposto, su richiesta del dicembre 2020 del pubblico ministero Chiara Capoluongo, il giudice Filippo Serio di Palermo per un “approfondimento dibattimentale” con prima udienza fissata per il 5 novembre prossimo.

Già nel giugno 2020 il gup del Tribunale di Siracusa, Carmen Scapellato, ha rinviato a giudizio la dottoressa Panvini, per abuso d’ufficio, minacce e violenza ad incaricato di pubblico servizio durante il suo mandato di Soprintendente a Siracusa. Secondo la Procura la Panvini avrebbe avocato a sé «tutte le competenze relative al rilascio e al diniego di provvedimenti» e assunto atteggiamenti prevaricatori nei confronti di alcuni funzionari, in particolare del dirigente dell’unità operativa dei beni archeologici, che sarebbe stato di fatto demansionato. Anche nei confronti di un’altra funzionaria la Soprintendente avrebbe esercitato pressioni costringendola nell’agosto 2017 a firmare una relazione in cui non si evidenziasse l’elevato rischio archeologico di alcuni lavori in corso nella riserva naturale orientata di Vendicari.

Nel nuovo procedimento in corso i reati contestati dalla Procura di Palermo sono di calunnia (ex art 368 C.P.), reato punito con la reclusione da due a sei anni, e di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (ex art 479 C.P.), pena base da uno a sei anni.

Nel giugno 2018 la Soprintendente avrebbe inviato una nota al Dirigente Generale e all’Assessore regionale dei Beni Culturali – autorità che hanno l’obbligo di riferire all’autorità giudiziaria fatti costituenti reato – in cui “incolpava una funzionaria dell’ufficio di abuso d’ufficio pur sapendola innocente”. Secondo la dottoressa Panvini la funzionaria “in spregio ai doveri d’ufficio e al contratto di servizio” avrebbe “indebitamente” curato l’istruttoria di un procedimento amministrativo e avrebbe nominato un archeologo esterno all’amministrazione per l’espletamento di indagini archeologiche all’interno di un cantiere.

Accuse contro le quali la funzionaria avrebbe presentato le querele da cui ha avuto inizio il procedimento incardinato a Palermo.

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