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Maggio 2002 – Rappresentazioni Classiche di Siracusa: u ‘ncazzùsu Miccichè contro il regista Luca Ronconi

Il palermitano Gianfranco Miccichè, sottosegretario (o viceministro, come si usa dire oggi) per l’Economia e il Mezzogiorno, è il proconsole sottopanza di Forza Italia in Sicilia, approdato con altri dipendenti di Berlusconi direttamente dalle stanze di Publitalia (della Fininvest, ecc.) a quelle dei bottoni dei palazzi della politica. Un percorso tracciato per volontà e intercessione del divino Unto del Signore Cavaliere Silvio I° Banana.

Protagonista di una virulenta polemica contro il regista Luca Ronconi, il giorno della bagarre Miccichè era arrivato a Siracusa con le peggiori intenzioni. La sua trasferta era cominciata di mattina nei locali dell’Open Land, dove la sezione siracusana del Rotary aveva organizzato un convegno su “Sicurezza e sviluppo” con la presenza in veste di relatori, tra gli altri, del magistrato Pier Luigi Vigna, capo della Direzione Nazionale Antimafia, e dell’ex questore di Siracusa Nicola Capomacchia, attuale direttore del Programma di Sicurezza per lo Sviluppo del Mezzogiorno.

Ospite più o meno a sorpresa, Miccichè era intervenuto nel dibattito da par suo. “Iù sugnu ‘n tipu ‘n cazzùsu” – aveva tenuto a informare elegantemente gli astanti, dando la stura ad ogni sorta di esternazione, lanciando messaggi, avvertimenti e ammonimenti a destra e a manca: al governo regionale in merito ai fondi europei di “Agenda 2000” e alla nuova normativa che dovrebbe regolare gli appalti pubblici in Sicilia; all’Associazione degli industriali intromettendosi sull’elezione dei vertici di Sicindustria.

Di sera Miccichè continuava il suo repertorio durante la cena organizzata dal prefetto di Siracusa Francesco Alecci con invitati principali il regista Ronconi e Walter Le Moli, presidente della  Fondazione dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico. A loro si erano aggiunti alcuni ospiti e amici del regista tra cui Sergio Escobar direttore del Piccolo Teatro di Milano, Paolo Radaelli di Rai Sat, Consuelo Cìscar sottosegretaria alla promozione culturale della Generalitat di Valencia, Joe Melillo dell’Accademy of Musica Art di New York. Il prefetto aveva esteso l’invito anche ad autorità politiche, militari ed economiche cittadine.

In compagnia dell’amica ministra Stefania Prestigiacomo, arrivava pure Miccichè. I due esponenti di Forza Italia erano stati informati dei pannelli teatrali raffiguranti le immagini deformate di Berlusconi, Fini, Bossi e La Russa inseriti nell’allestimento scenico della commedia Le Rane, per la regia di Luca Ronconi, che il giorno dopo avrebbe debuttato al Teatro Greco. Pur non avendo visto lo spettacolo, per i due quegli elementi scenografici costituivano di per sé uno sconcio, un atto di lesa maestà. Miccichè aggrediva verbalmente Ronconi, accusandolo in particolare di “prendere i soldi da Berlusconi”. “Il teatro pubblico non può criticare chi gli dà i soldi” – incalzava il gerarchetto. Insomma, per Miccichè i finanziamenti che lo Stato riconosce a fondazioni pubbliche come il Piccolo di Milano e l’INDA di Siracusa sono del governo, quindi di Berlusconi. A tale teoria degna di una repubblica delle banane, Ronconi rispondeva per le rime e il viceministro abbandonava stizzito la cena. Poi se ne andava pure la ministra Prestigiacomo, che l’indomani, divenuta la vicenda di pubblico dominio, definiva l’accaduto “una meschina operazione politica, peraltro attuata nel delicato periodo della campagna elettorale”.

La successiva decisione del regista di togliere i pannelli dalla scena per la ministra costituiva nientemeno la prova di una sorta di complotto di sinistra contro il governo. Ordito, ovviamente, con la complicità di Walter Le Moli, più volte attaccato da Stefania Prestigiacomo nella sua battaglia personale conto la Fondazione dell’Inda.

(articolo pubblicato la prima volta sul numero di maggio 2002 del periodico L’sola dei Cani con il titolo Il gerachetto ‘n cazzùsu)

 

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